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Mantova. A guidare la top ten lombarda dell’ecosistema urbano si trova Mantova, dove la differenziata sfiora l’80%, il servizio di raccolta porta a porta raggiunge tutti i residenti e, grazie a un microchip e ad un’etichetta elettronica che personalizzano e tracciano sacchetti e bidoni della spazzatura, l’utente in bolletta paga solo l’effettivo costo di smaltimento dei rifiuti non riciclabili che ha buttato via.

Si evince dal rapporto annuale di Legambiente sull’ecosistema urbano, un bilancio da cui si ricava anche la qualità della vita  e l’attenzione alla salute dei cittadini. Le città lombarde hanno iniziato a proiettarsi verso un nuovo modello urbano sostenibile, un po’ a rilento, ma il processo virtuoso è in corso, soprattutto nella gestione del ciclo dei rifiuti, migliore rispetto a tante altre realtà europee.

Ancora insufficienti gli sforzi delle amministrazioni per promuovere stili di mobilità alternativi all’uso dell’auto privata, contenere i consumi idrici, investire sulle rinnovabili, rigenerare e rifunzionalizzare gli spazi della città pubblica che resta ancora, in larga misura, uno spazio eccessivamente in ostaggio delle automobili e sottratto ai cittadini. Mentre, con poche eccezioni, la Lombardia si conferma nella morsa dell’inquinamento atmosferico generato dal traffico.

È il quadro dipinto dalla XXIV edizione di Ecosistema Urbano, il dossier di Legambiente realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che mira a tracciare una fotografia delle performance ambientali del Paese attraverso un’analisi dei risultati ottenuti dalle principali città in diversi ambiti. Aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia: sono gli indicatori presi in considerazione per stilare la graduatoria nazionale, valutando tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale.

Mantova si distingue anche per la disponibilità di verde pro capite, con 32 alberi ogni 100 abitanti ed è al secondo posto dopo Bolzano tra i centri urbani con la più estesa dotazione infrastrutturale per la ciclabilità, caratteristica questa che la accomuna con le altre città in posizione avanzata nella classifica nazionale: Cremona, 11a , Sondrio, 16a , Lodi, 20a , quasi ad individuare nella bicicletta il principale ‘marcatore’ delle prestazioni ambientali delle città lombarde.

Milano, che nel corso degli anni si è lasciata alle spalle il fondo della classifica arrivando quest’anno alla 31esima posizione, deve il risultato soprattutto a buone prestazioni nella depurazione idrica e nella raccolta dei rifiuti, all’efficacia di scelte innovative come Area C, car- e bike-sharing e al potenziamento del trasporto pubblico, alla riduzione dell’incidenza della motorizzazione privata. Per quanto riguarda i rifiuti, Milano avvia a riciclaggio una quantità di spazzatura quattro volte maggiore di quella di Madrid o Parigi.

Proprio la qualità dell’aria è il problema centrale che distingue la Lombardia da altre regioni: 11 capoluoghi di provincia su 12, tutti ad esclusione di Sondrio, rientrano nei centri urbani con qualità dell’aria classificata come “scarsa”, superando nell’arco dell’anno i limiti della normativa comunitaria sia per Pm10 e Pm2,5 che per NO2 e O3 posti come valori guida dall’OMS per la salute umana.

«Mentre Mantova si intesta il primato nazionale, grazie ai buoni risultati sul fronte dei rifiuti e delle misure di mobilità, e Milano si conferma capitale dell’innovazione, le altre città fanno fatica a trovare una dimensione che le veda protagoniste nella produzione di benessere urbano – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – L’inquinamento atmosferico si riconferma il grande nemico della pianura Padana ma, a parte Milano, le città non ingranano la marcia giusta. Decongestionare le città dal traffico e attuare una riqualificazione energetica degli edifici aumenterebbe il benessere dei cittadini e ne tutelerebbe la salute. Purtroppo da questi obiettivi siamo ancora lontani. Serve un cambio di passo anche delle amministrazioni, anche per intercettare nuove opportunità di finanziamento».

Legambiente Lombardia, basandosi sui dati di Ecosistema Urbano, ha predisposto una ‘agenda delle città’, che mette in fila le priorità d’azione a partire dalle misure delle prestazioni rilevate dal rapporto nazionale.

Sul fronte rifiuti, mentre si registrano generali avanzamenti sulla raccolta differenziata (ma solo Mantova, Cremona, Lodi, Bergamo e Como hanno superato gli obiettivi minimi di legge del 65%), è ora prioritario, per tutti, aumentare l’impegno sulla riduzione complessiva degli sprechi, primo pilastro di qualsiasi strategia di economia circolare.

È sul versante dei consumi idropotabili che tutte le città mostrano livelli troppo alti, con punte davvero eccessive a Milano, Pavia, Monza e Sondrio. Si tratta di un’inefficienza inaccettabile, che produce maggiori costi ed impatti, sia energetici che per la depurazione. Il paradosso è che a questi rilevanti impatti dei consumi idrici corrisponde una bolletta che, nelle città lombarde, è a livelli bassissimi, fino a 10 volte inferiore a quella di altre città europee: se questo significa mancanza di risorse per migliorare la gestione degli acquedotti e in generale dei servizi idrici, allora il costo da pagare finisce con l’essere molto più alto di quello percepito, perché lo spreco di acqua, anziché essere pagato dagli utenti, è scaricato sulla collettività.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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