Lungo gli argini e sulle rive dei prati inizia a fiorire in questo periodo,un fiore semplice ,che sa di primavere passate e di lievi ricordi: la pervinca. Alla Colombaia, la cascina dove sono nata,cresce ancora sotto le ultime piante di ciliegio rimaste.

Mostra i sottili, lunghi e flessibili steli “abbarbicati” tra le piante o mollemente ricadenti tra l’erba, coperti di foglie ovali o cuoriformi di un verde brillante, su cui risaltano i fiori a cinque petali, dalle delicate corolle,come piccole girandole. Nonostante il suo aspetto fragile, è una pianta molto rustica che resiste bene sia al freddo dell’inverno che alle temperature elevate dell’estate, predilige però le zone a mezz’ombra. E’ sempreverde.

Tutti i giardini hanno punti “difficili”: scarpate aride e assolate che rischiano di venire erose dalla pioggia, oppure zone dove non riesce a crescere quasi niente perché tenute perennemente in ombra dalla fitta chioma di qualche albero o, ancora, gli spazi scoperti fra un arbusto e l’altro, facile preda di erbe infestanti. In ognuno di questi casi un buon aiuto può venire dalle cosiddette “tappezzanti”.

Sono piante erbacee con caratteristiche ben precise: perenni, sempreverdi, resistenti, piuttosto basse (30 centimetri al massimo) e con un portamento prostrato. Non richiedono particolari cure e si propagano rapidamente, perché i loro rami, appoggiandosi al suolo, radicano e formano altre piante; così, collocate abbastanza vicine fra loro, in poco tempo creano una distesa di foglie e fiori molto piacevole .

Tra queste piante ,vi è proprio la pervinca che è un po’ come la viola: semplice e senza pretese, ma di grande fascino.Oltre a quella con corolle azzurro-violetto, esistono varietà con petali bianchi o rossi e con foglie venate di giallo o d’argento

IL suo nome scientifico è “vinca minor e appartiene alla famiglia delle Apocynaceae,la stessa a cui appartiene l’oleandro. Il nome latino “vinca” richiama il verbo “vincire” = legare: per questo motivo era considerata il simbolo dell’unione coniugale.Nel 1600, in Inghilterra, la pianta era di buon auspicio: gli sposi la mangiavano durante il banchetto nuziale.

Forse la sputavano sotto il tavolo,non tanto per non essere fedeli ma perché la pervinca è considerata una pianta tossica per il suo contenuto di vincristina,una sostanza usata oggi per preparare chemioterapici. In caso di assunzione di parti della pianta i sintomi precoci compaiono entro le 24 ore e sono a carico dell’apparato digerente, con nausea, vomito e febbre; quelli tardivi, nella prima settimana, consistono in cefalea, insonnia, delirio, allucinazioni, neuropatie, convulsioni e coma.

Proprio per tutti questi “effeti collaterali”presso i Celti, la pervinca era particolarmente cara agli stregoni, che la utilizzavano per confezionare pozioni ed infusi.. Comunque ai fiori della pervinca e alle sue fronde sempreverdi, è associato il concetto di fedeltà in amicizia .Un unico difetto, se così lo vogliamo chiamare,non ha profumo.