Forse non ci avete mai pensato, ma lo sapete che alcune piante esistono da addirittura prima degli Egizi? Hanno visto la costruzione delle piramidi, hanno visto nascere Gesù Cristo, conosciuto i Romani, assistito alla Scoperta dell’America, sono sopravvissute a due Guerre Mondiali, e ancora ci saranno, si spera, nel nostro futuro…

Questo è solo l’inizio dell’incredibile viaggio nel quale ci hanno accompagnati le parole del neurobiologo Stefano Mancuso e la voce narrante di Deproducers Riccardo Sinigallia, nel fantastico spettacolo Botanica, ospitato qualche giorno fa al Teatro Grande di Brescia.

La musica dei Deproducers, il quintetto formato da musicisti di grandissimo livello come Vittorio Cosma, Riccardo Sinigallia, Max Casacci, Gianni Maroccolo, Simone Filippi, è stata il veicolo per dare risalto a queste verità, che quasi ognuno di noi non conosce, e forse neppure si domanda.

Il Teatro Grande di Brescia ospita lo spettacolo Botanica
Il Teatro Grande di Brescia ospita lo spettacolo Botanica

Alcune piante sono più vecchie della storia che noi conosciamo e che solitamente studiamo. Rappresentano il 99% della massa presente sulla Terra. Dotate di enormi radici per ancorarsi al suolo, grandi quanto la stessa parte vegetale visibile esternamente, sono l’essenza stessa della vita.

L’agave può impiegare fino a 50 anni per fiorire una sola volta, e ci mette così tanto sforzo che dopo poco… muore. – racconta Stefano Mancuso.

Ma le piante, chi sono veramente? Notate che ho scritto volutamente chi, non cosa. Perché un passaggio fondamentale, che noi tutti dobbiamo aver ben capito, è che le piante sono essere viventi. Sono quasi sempre incomprensibili ai nostri occhi e alla nostra mente, perché così diverse da noi. Allora, per una volta, dovremmo fermarci a riflettere e provare a pensare come saremmo se fossimo una di loro! Come sarebbe vivere la vita di una pianta? Quanto è difficile anche solo immaginarlo?

Lei non può spostarsi da dove è nata e per noi umani già questo è inconcepibile. Noi i problemi li risolviamo attraverso il movimento. Questo significa che in realtà non li risolviamo, li evitiamo. E le piante? Come fanno?

Se la pianta non ha acqua, deve arrangiarsi con quello che ha, se degli animali la attaccano o la mangiano non può scappare, come fa a sopravvivere? C’è una questione importantissima, che a noi non sempre è chiara. Questi esseri non hanno organi singoli o doppi, che sono invece vitali per le forme animali. I vegetali non li hanno sviluppati, perché sono un punto debole. Un mal funzionamento di organi le porterebbe alla morte.

Semplicemente le piante hanno preso una via evolutiva diversa, ricca di innovazioni, e la fondamentale è che questi vegetali diffondono sull’intero corpo tutte le funzioni che gli animali hanno in organi diversi. Comunicano con tutto il corpo, ad esempio “vedono” con tutto il corpo, non hanno punti deboli. Cioè puoi paradossalmente toglier loro il 99% del corpo e quello che resta ha ancora tutte le funzioni del corpo integro!

Da qui si sviluppa un ragionamento basilare per il nostro futuro: l’umanità potrebbe capire ed imparare molto dal funzionamento del mondo vegetale, per repricarlo. L’uomo ad oggi replica se stesso, nel suo modo di vivere. Immaginiamo di imparare dalle piante delle nozioni importanti per la vita societaria. Sarebbe rivoluzionario.

Il mondo delle piante è come quello di internet. E’ fatto come un bosco, non ci sono nodi (le piante nei boschi) più importanti di altri. È l’essenza della modernità, è stata la più grande scoperta che l’uomo abbia fatto dopo il fuoco. Le gerarchie, nel mondo delle piante, non funzionano, perché esse hanno tutte la stessa importanza: hanno un’organizzazione potentissima perché tutti sono uguali, tutti importanti, ma nessuno è fondamentale.

Però diventa basilare, a questo punto, che ogni pianta si sappia distinguere dalle altre, tra milioni di simili. Nessuna è fondamentale, d’accordo, ma il valore della diversità si lega alla capacità di sopravvivenza, che è il loro punto di forza. e a tal fine è stato creato il Global Seed Vault, raccoglitore di tutte le sementi, presso le Isole Svalbard. Ogni nazione ha messo come in cassette di sicurezza i semi delle proprie vegetazioni, per preservare le proprie agricolture.

Viviamo in un mondo in cui ogni pianta ha un modo speciale di manifestare se stessa, aggiunge Stefano Mancuso.

La neuroscienza delle reti dimostra che le piante hanno un’intelligenza. Ma a loro non serve il cervello per dimostrarla, sono semplicemente in grado di “usare il cervello degli animali”: sembra una rivelazione ai limiti dell’impossibile.

Le piante possono indurre gli animali a fare qualcosa per loro! Questa scoperta ha dell’incredibile. Ad esempio, la pianta del pomodoro, che si deve difendere dagli attacchi dei bruchi quando iniziano a superare la soglia di sopravvivenza del vegetale, iniziano a secernere delle sostanze neuro-attive, inducendo i bruchi a diventare addirittura carnivori. Mangiandosi tra di loro, tornano ad un numero sopportabile per la piantina, che smette di emettere la sostanza, e tutto torna alla normalità.

E’ inoltre vero che non possono spostarsi, come detto, ma ciò non implica che non possano muoversi. Si muovono eccome, ma per vederlo dobbiamo usare il time laps. Il fiore del Tarassaco fa ben 15 movimenti diversi, che si svolgono senza usare energia interna, cioè lo fanno usando le differenze di energia dell’ambiente.

Hanno in fondo dei movimenti comuni. E lo fanno per socializzare tra loro attraverso questo movimento. Vediamo un video di piccoli di girasole che effettuano degli spostamenti e ci viene detto che: stanno giocando. E’ quasi incomprensibile per noi. Delle piante che giocano. Eppure per loro giocare è sinonimo di costruire le relazioni sociali tra loro.

Allora, questo fantastico mondo, ha tutti i diritti di essere protetto.

Per difendere le piante dobbiamo far sì che le piante abbiamo dei diritti, perché chi le uccide fa un crimine contro l’umanità, da esse dipende la nostra vita! Nove principi su dieci delle nostre medicine sono sintetizzate da piante… Cosa può esserci allora nel 50% di piante che ancora non conosciamo? E se distruggendole le facciamo sparire prima di conoscerle, che senso ha? conclude Stefano Mancuso.

Sono organismi che meritano rispetto. Sono sì sofisticati, ma anche se non lo fossero, noi dipendiamo in ogni momento da loro. Dovremmo quindi avere quel rispetto che abbiamo verso i nostri famigliari, perché in fondo anche loro ci hanno dato la vita, e soprattutto ce la danno ogni giorno.

In realtà, Gianni Rodari, con la voce di Sergio Endrigo, ci aveva già raccontato tutto ciò!

Da questo progetto nasce “Botanica. Viaggio nell’universo vegetale“, il libro partorito proprio da questo progetto di Stefano Mancuso con i Deproducers, edito da Aboca.

Botanica. Viaggio nell'universo vegetale, il libro scritto da Stefano Mancuso
Botanica. Viaggio nell’universo vegetale, il libro scritto da Stefano Mancuso
Copertina del libro Botanica
Copertina del libro Botanica

Aboca. Innovazione per la salute è un’azienda che nasce nel 1978 dall’idea di Valentino Mercati, non una semplice impresa, ma una sorta di progetto di vita. Valentino si appassiona al mondo dell’Agricoltura Biologica e delle piante medicinali, e in seguito all’acquisto di un agriturismo in una zona chiamata Aboca, fonda per l’appunto la sua piccola azienda, ponendosi l’affascinante obiettivo di far vivere la salute dell’uomo in equilibrio con quella dell’ambiente.

Stefano Mancuso, scrittore del libro targato Aboca, è uno scienziato di fama internazionale, dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV), dell’Università degli Studi di Firenze, presso la quale è Professore. Ha insegnato in università in varie parti del mondo. È, inoltre, autore di testi di carattere scientifico e di numerose pubblicazioni su riviste internazionali.

Le piante sono il legame tra il Sole e la Terra, meritano di essere protette!