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Brescia – Dal lungo piano di battuta dell’asfalto, alla carta stampata, l’autostrada “A35 Brebemi” è traslata sul profilo tipografico del veicolo editoriale in cui è diffusamente trattata, attraverso il libro della “Compagnia della Stampa” dove la propria effettiva soluzione viaria risulta compendiata in quella misura che, in proporzione, rispecchia la stessa dimensione, con la quale, in tale pubblicazione, è stata strutturata.

Analogamente al fatto che questa notevole opera infrastrutturale ha, nella propria più diffusa denominazione, l’accenno evocativo delle tre provincie che interseca nella propria proiezione, allo stesso modo, questo volume propone, in un formato importante, confezionato in una rigida copertina dimensionata ad atlante, lo spessore sinteticamente espresso nel titolo impattante del caratteristico nome dell’autostrada che, in circa centosessanta pagine, si esplica ad oggetto di una documentata disamina trainante.

Il sottotitolo “Infrastruttura del terzo millennio” insinua un pratico aggancio di contestualizzazione espresso per quel discernimento che, nel libro, è sollecitato nella direzione di appurarvi il riferimento di un’ambiziosa e di una moderna iniziativa, giunta al suo conclamato compimento, nella privilegiata congiunzione fra Brescia, Bergamo e Milano, in un circuito che, nell’emblematica fusione delle iniziali di questi capoluoghi lombardi, è complessivamente rappresentato nella fattibilità di un ulteriore percorso di collegamento performante.

brebemi a35Quel collegamento attinenteuna infrastruttura che contribuisce a risolvere definitivamente l’annoso congestionamento che ha caratterizzato i territori attraversati. Brebemi oggi è al servizio di una piattaforma produttiva di livello europeo, un’opera che aiuta in modo straordinario a rilanciare la competitività dei luoghi e delle imprese che vi operano”: come, fra l’altro, afferma nel suo intervento introduttivo alla ventina di capitoli del libro, Francesco Bettoni, presidente di “Brebemi Spa”, verso la quale, la pubblicazione offre la documentata successione dei vari passaggi che sono intervenuti nell’evolversi progressivo della sua corrispondente attuazione, affacciatasi al tavolo di un dibattito di progettazione nel 1996, in un intento propositivo accolto e sviluppato da una sinergia operativa fra le rispettive Camere di Commercio di Brescia, Bergamo, Milano, unitamente a Banca Intesa ed a Regione Lombardia, passando attraverso uno studio di prefattibilità che ha, pure, comportato il contestuale cambio della legge “Merloni” che non consentiva la costruzione di strade da parte dei privati.

Come, in questo libro, scrive Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di Sorveglianza di “Banca Intesa Sanpaolo”, fra alcune mirate considerazioni funzionali alla lettura di un diretto contributo personale ed esperienziale, “si tratta, infatti della prima autostrada italiana realizzata in project financing ovvero in completo autofinanziamento senza oneri per i contribuenti e per lo Stato, per un costo di 1,611 miliardi di euro. L’investimento è finanziato per circa il 79 per cento con prestiti bancari e per circa il 21 per cento con mezzi propri messi a disposizione dai soci (equity)”, mentre, in riferimento ad una compenetrata collaborazione fra più realtà, l’assessore regionale Alberto Cavalli spiega, dalle pagine illustrate della pubblicazione che “nei 62 chilometri del tracciato e 35 di viabilità ordinaria, nelle opere connesse e complementari, negli interventi compensativi e di mitigazione ambientale, si ritrova l’esito di questo paziente lavoro in comune. Sotto tutti questi profili Brebemi sarà un modello per altre analoghe iniziative”.

Dalla presentazione instillata nel volume da parte di questo esponente bresciano dell’ente regionale, appare anche la sottolineatura che “quest’opera ci ricorda che il rilancio economico e sociale passa attraverso gli investimenti infrastrutturali quali leve economiche per una crescita sostenibile, ma anche e soprattutto per la competitività”, nel taglio di un’interpretazione pure, in tal senso, messa in risalto da Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, nello spiegare, mediante le pagine che ne recano il pensiero, circa la dinamica della messa in atto dell’opera, che “il pubblico ha fatto la propria parte, riservandosi sia il compito di regolare e controllare, sia quello, fondamentale, di farsi interprete delle istanze del territorio con cui è stato instaurato un dialogo costante, dalla fase di progettazione alla fase di realizzazione. L’autostrada Brescia-Bergamo-Milano è, soprattutto, un’opera strategica, che nell’unire le tre grandi città lombarde avrà riflessi positivi, non solo per la Lombardia, ma per tutto il Nord Italia, destinata – com’è – a favorire gli scambi economici sull’asse est/ovest”.

Ancora dalle parole del presidente Francesco Bettoni, altri analoghi riferimenti di quest’aderenza al territorio emergono dalla precisazione connessa allo scibile identificativo dell’apporto sperimentato a favore del progetto infrastrutturale della Brebemi di cui, un diversificato insieme connotativo, ne ha formulato lo spessore probatorio e costitutivo: “Dal 23 luglio 2014 la via è aperta. Voglio ringraziare gli azionisti, in particolare Intesa Sanpaolo, il gruppo Gavio, il gruppo Mattiada, Autostrada Brescia-Padova, il Sistema delle Cooperative, Unieco e CCC, Pizzarotti, le Camere di Commercio, i Soci Costruttori di BBM e tutti gli stakeholder che, come ho già detto, hanno sempre creduto e sostenuto il progetto. La mia gratitudine è rivolta anche agli istituti finanziatori per il loro fondamentale contributo: Cassa Depositi e Prestiti Spa, Banca Europea per gli investimenti, Intsa Sanpaolo, Unicredit Spa, Gruppo Ubi Banca, MPS Capital Services Spa, Credito Bergamasco Spa, Banco Popolare e SACE per le garanzie prestate a supporto dell’operazione. Un riconoscimento particolare a Regione Lombardia, Concessioni Autostradali Lombarde, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e agli Enti Territoriali”.

brebemiFra questi enti territoriali si sono circostanziati anche i tre parchi fluviali Serio, Adda, Oglio Nord, in sintonia con i quali sono state adottate procedure di mitigazione ambientale ed opere compensative per preservare l’ambiente attraversato dalla “direttissima” in cui, nel corso dei lavori, sono pure emerse tracce interessanti della storia della grande pianura dove la Brebemi ha, indirettamente, fatto scaturire l’opportunità di quei rinvenimenti archeologici che sono documentati nel libro, attraverso le dettagliate informazioni raccolte nel capitolo, a firma della dott.ssa Maria Fortunati, della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia, dal titolo “Tracce di un nobile passato: Brebemi rivela tesori nascosti”.

Se, a proposito della collocazione del materiale rinvenuto se ne specifica la sede nei depositi della Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Brescia, di Bergamo e di Milano, per quanto riguarda, invece, le zone, di fatto, assurte ad aree contraddistinte dagli stigmatizzati ritrovamenti, i luoghi che ne identificano l’ubicazione sono dettagliati per provincia di appartenenza, fra le quali, il maggior rilievo sembra detenuto dalle centoventuno tombe longobarde scoperte a Fara Olivana (Bergamo).

A Brescia, in questo contesto, si enumerano, ad esempio: una necropoli di età romana imperiale (I – II secolo d.C.) con centoquaranta tombe a incinerazione nei pressi dell’autodromo di Castrezzato; una necropoli dell’età del Ferro con sette tombe ed una con cinquantaquattro sepolture d’epoca medioevale in località “Cascina Giardina” a Urago d’Oglio; una necropoli di età romana (II – IV secolo d.C.) con sessantacinque tombe a incinerazione e diciannove tombe a inumazione, di cui undici in nuda terra e otto in struttura laterizia, quattro siti archeologici datati tra l’età del bronzo e l’epoca tardo antica- altomedioevale ed una necropoli di età romana (II-IV secolo d.C) con quindici tombe ad incinerazione, quattro tombe con inumazioni in nuda terra e sedici tombe in struttura laterizia, ubicate invece a Chiari, rispettivamente in località “Cascina Laghetti”, “Cascina san Martino” e “Cascina san Basciano”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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