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Brescia – In totale: sette volte di giorno e quattro di notte. Alle quali si è aggiunta l’entità degli effetti di una più contenuta serie di altre ostili operazioni aeronautiche di guerra. A tanto assommano le devastanti incursioni aeree che la città di Brescia, unitamente al suo vasto territorio provinciale, ha subito nel corso del Secondo conflitto mondiale.

Numero 28 della serie di “Aviolibri Dossier”, il volume intitolato “Obiettivo Brescia”, interviene, per la “IBN Editore“, su un tema di per sé deflagrante, sul piano di uno scontro intercorso fra la reciprocità di un distinto altrove, vicendevolmente sollecitato a tenere testa al desolante travaglio delle stesse prove.

Trattasi della realtà bombardata e di quella, invece, rappresentata dai velivoli in trasferta, destinati a spargere terrore, a sua volta già interessata in Europa a quegli attacchi dal cielo dei quali pure gli americani ne hanno avuto a Pearl Harbor l’esperienza di un analogo tenore.

In mezzo, la dinamica struggente di intense pagine di storia stratificate in un’ormai assopita ed obliata dimensione, per altro, storicamente rielaborata secondo l’ottica dominante del vincitore.

Circa quest’interessante anello di congiunzione, a diretto collegamento fra i drammatici fatti occorsi nell’incombere belligerante di una sofferta ambientazione e l’opportunità di conoscerne meglio l’effettiva proporzione, Diego Vezzoli, autore di questo libro con Agostino Alberti, spiega che “Quest’opera non vuole rappresentare un inizio o una fine della ricerca sulle incursioni aeree che martellarono Brescia e la sua provincia nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ma una tappa verso una più completa comprensione di quei drammatici eventi“.

Ad introduzione delle centoquaranta pagine illustrate, costituenti il volume in questione, Ludovico Galli scrive, fra l’altro, riferendosi a questo memorialistico passaggio di sensibilizzazione, nei termini, cioè, di un’auspicata e coltivata concertazione, che: “(…) Oggi noi in Italia viviamo fortunatamente in pace. Possiamo allora, anzi dobbiamo, continuare a studiare e ricercare, per favorire e salvaguardare la “memoria storica” e parlare il linguaggio della verità senza coni d’ombra. Questo è il mio augurio agli autori di questa pregevole Obiettivo Brescia“.

Via Solferino bombardata

Realizzata in collaborazione con Matteo Annoni, Luca e Stefano Merli, questa pubblicazione è sommariamente suddivisa in tre parti fondanti: una dedicata alle incursioni pesanti, correlate al perseguimento di ravvisati obiettivi strategici, un’altra ispirata a documentare nel bresciano le imprese dei cacciabombardieri e, l’ultima, afferente, invece, le missioni svolte dai reparti della forza aerea statunitense “Twelfth Air Force”, pure strettamente ripercorse nel territorio della provincia di Brescia, paese per paese, secondo le rinvenute tracce possibili che sono documentate nel locale riversarsi di quelle estemporanee azioni di guerra che, al medesimo contesto, storicamente sforato anche oltre la fine ufficiale della guerra, possono in tutto ritenersi comprese.

Della complessiva formazione offensiva americana, il libro ne profila l’apporto militare in quella volante ripercussione pugnace dove è rimarcato un suo peso fondamentale: “Nel corso dei diciotto mesi della sua esistenza, la Fifteen Air Force giocò un ruolo decisivo nella sconfitta del Terzo Reich. Vennero effettuate 148955 sortite da parte dei bombardieri e 87732 da parte dei caccia. In tutto, furono sganciate 303842 tonnellate di bombe su obiettivi posti in Germania, Austria, Italia, Yugoslavia, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Bulgaria, Albania, Romania, Grecia nell’ambito di quattro distinte campagne militari. Contro il sistema di trasporti e comunicazioni, contro le forze di terra nemiche, contro le forze aeree nemiche e quelle contro gli impianti di produzione di carburanti. Il prezzo pagato fu enorme: andarono perduti 3364 velivoli e 21671 aviatori“.

Fra questi morti in combattimento, ai quali, in questo libro si accompagna la trascrizione delle vittime civili delle incursioni aeree a Brescia, ci sono, ad esempio, anche i protagonisti della cronaca documentata in data 30 marzo 1945: “A Nord di Quinzano d’Oglio, un aereo inglese Mosquito del 416 Squadron precipita, dopo essere stato abbattuto dalla Flak di Ghedi. I piloti Blake e Galowich muoiono nell’impatto“.

Duomo di Brescia bombardato

Capitava finisse male pure per chi era ormai, all’epoca, padrone dei cieli, a motivo della soverchiante entità numerica e logistica delle proprie forze disponibili che potevano librarsi in aria anche da località italiane già conquistate.

Prima che la macchina da guerra si arrestasse, il freno, innestato in corsa tra eventi che annunciavano da tempo la vittoria agli Alleati, sembra che non abbia evitato che numerosi attacchi aerei si materializzassero in una sorta di incubo, all’apparenza, privo di senso e, di fatto, vuoto di significato circa l’accaparrasi l’esito decisivo di una guerra ormai demarcata fra vincitori e vinti.

La miccia da tempo innescata pare dovesse comunque continuare a fare esplodere violenze fra i territori dove gli aerei non avrebbero conosciuto l’arresto definitivo alle loro operazioni militari, se non dopo la fatidica giornata italiana del 25 aprile e comunque strettamente a ridosso di giorni dove, anche entro tale data, divenuta simulacro di un spartiacque nazionale, certe offensive proporzionavano il loro effetto marginale nel bilancio di uno scenario generale, per erigersi, invece, ad una rispettiva portata fatale, nelle schermaglie di incursioni misurate, in una sorta di minuta storia personale.

Eventi, questi, di quella storia minore che, per i loro protagonisti, hanno rappresentato le conseguenze di tutt’altro tenore, finendo, comunque, per testimoniare, in un certo caso, anche un significato utile per la stima impressale nei confronti di una statistica maggiore, come nel caso di quanto è proporzionato alla memoria appuntata nel libro alla data del 26 aprile 1945: “Alle 8,40 si presentarono sul martoriato ponte in K8269, quattro P-47D del 350th FG che sganciarono 8 bombe da 500 libbre dalla quota di 1000 piedi. Il cielo era nuvoloso, ma i piloti statunitensi riferirono di aver interrotto la linea ferroviaria ad Est del bersaglio. Fu l’ultimo attacco aereo della guerra; le truppe Alleate entrarono in Chiari quello stesso giorno“.

Stando pure a quanto si attesta in questa pubblicazione, a Gargnano, dove Mussolini aveva lungamente risieduto a Villa Feltrinelli, è, fra l’altro, messo in evidenza ciò che risulta relativo ad una data che, ormai, poteva consegnare alla storia la morte dello stesso Duce, quando però il cielo risultava ancora attraversato da venti di guerra, come appare, relativamente a quel territorio gardesano, dall’annotazione ispirata a quanto pure capitato, nella medesima zona, il 29 aprile 1945: “Alle 13,30, 4 P-47 D del 350th FG tentarono di attaccare una stazione radio in F 4890 ma, incapaci di individuare l’obiettivo, sganciarono 8 bombe da 500 libbre, dalla quota di 1500 piedi (…)“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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