Tra le prime uscite, la prova del fuoco. Alla Stazione ferroviaria di Brescia, fra quanti erano accorsi per un vasto incendio sviluppatosi sul posto, anche il prefetto Tommaso Arabia (1831 – 1896), giunto, in città, solo il giorno prima.

Nella stessa edizione del quotidiano “La Sentinella Bresciana” di lunedì 26 agosto 1878, insieme a quel fatto di cronaca cittadina, emergeva anche la pubblicazione di un suo saluto, in occasione della propria presa di servizio, in cui, tra l’altro, aveva specificato che “(…) non si migliora l’andamento dei pubblici servizi senza la concordia degli animi, la piena fiducia tra gli amministratori e gli amministrati. Invoco, perciò, la benevolenza dei pubblici funzionari, dè Cittadini, senza distinzione di parti e nutro certezza che questa efficace cooperazione non mi venga negata, perché i forti caratteri son sempre cortesi verso chi li ama e parla al loro cuore, nell’interesse di ciò che hanno di più caro nel sacro nome della Patria comune”.

Neanche a farlo apposta, dodici cavalli arabi erano annunciati, fra gli eventi di rilievo, per la serata di quello stesso giorno, nel merito delle attrattive previste a Brescia nel programma del locale teatro “Guillaume”.

Arabia, cognome esotico, proprio anche di questo titolare della prefettura bresciana, subentrato a Giacinto Scelsi, si riferiva, in questo caso, anche ad un uomo di lettere, oltre che di diritto, che aveva autorevole famigliarità con i teatri, come si evince, fra l’altro, nel “Dizionario Biografico degli Italiani” (1961) di Riccardo Capasso: “(…) son da ricordare le sue tragedie, specialmente per l’elemento di rottura che contenevano; sebbene ispirate a temi classici – Francesco Ferrucci; Piccarda Donati (1853); Saffo (1857); Anna Bolena (1859), costituivano un tentativo di risollevare il teatro italiano dedito, in prevalenza, a traduzioni da testi stranieri e da rimaneggiamenti di opere classiche (egli stesso fu l’editore di una scelta di opere di Shakespeare tradotte da G. Carcano in tre volumi, Napoli 1856). Le opere dell’Arabia rifuggivano, infatti, per lo più, dall’ossequio alle tre unità aristoteliche e, soprattutto, nelle parti poetiche, erano vivificate piuttosto dall’autenticità dell’espressione, scaturita dalla passione viva, che dal gusto classicheggiante (…)”.

Originario di Monteleone di Calabria, l’odierna Vibo Valentia, liberale e cavouriano, già vicedirettore della “Gazzetta Ufficiale” dal 1861, stimato da Giuseppe Zanardelli, entra nei vertici della carriera prefettizia nel 1872, come “avvocato consigliere delegato” a Bergamo, per poi passare prefetto a Sassari, dal 1873 fino al 1876, quindi, a Pesaro – Urbino, dal 1876 al 1878, ed a Brescia, dal 1878 all’inizio del 1884, nei vari anni di fatto precedenti alla sua subentrata nomina come “consigliere di Stato”.

Senza tanti mezzi termini, quasi in un malcelato appello intimidatorio, “La Sentinella Bresciana” del 27 agosto 1878 aveva salutato il suo arrivo con il pubblicare, fra l’altro, che “(…) La scelta caduta sopra di lui prova che al Comm. Arabia è già noto il vento che spira sui cenomani lidi. La tentazione di navigare contr’acqua non è probabile che gli venga mai, ma se, per caso, ne sentisse i sintomi, la combatta con tutte le sue forze. Egli sa donde trarre gli auspici dell’opera sua. Schivi perfino le apparenze di relazioni compromettenti e tutto gli andrà per il meglio nella migliore delle Prefetture”.

Come espresso nella sua opera teatrale “Anna di Bolena”, dove aveva fatto dire ad Enrico VIII che “Non avvi ostacolo terreno che a superarlo non renda audace”, simili parole si erano forse fatte strada nella fiduciosa volontà del nuovo prefetto, sul principio del proprio servizio, in quel di Brescia dove se la sarebbe comunque istituzionalmente cavata per circa sei anni a venire, nella medesima città nella quale lo si era giornalisticamente accolto con quell’avvertimento.

Era, per così dire, sopravvissuto anche alla caduta del “bolide di Alfianello”, cioè del fulmineo reperto di circa tre quintali precipitato dal cielo, in tale località della Bassa Bresciana, rappresentando quel singolare fenomeno di cui ancora se ne parlava l’anno seguente rispetto all’accaduto, proprio nel periodo di avvicendamento dell’incarico prefettizio a palazzo Broletto, con l’arrivo di Agostino Soragni (1829 – 1898), a sua volta, in seguito nominato, dopo un settennato bresciano, prefetto a Reggio Calabria, divulgando, tra le pagine de “La Sentinella Bresciana” del 27 febbraio 1884, a proposito di quel corpo extraterrestre, impattato tra i campi del fertile territorio lungo il fiume Oglio, che “Il chimico professor Gavazzi ha pubblicato nelle memorie dell’Istituto di Bologna un saggio chimico della meteorite caduta a Alfianello il giorno 13 febbraio 1883. (…)”.

stelle cadenti

Nella galassia degli avvenimenti propri dell’epoca, gli anni spesi da Tommaso Arabia a Brescia erano pure stati costellati da ciò che aveva contraddistinto, in un certo fermento di partecipazione sociale, la nascita nel 1878 de “Il Cittadino”, quotidiano locale d’ispirazione cattolica, come pure del settimanale anticlericale “Il Farfarello” nel corso del 1879 e di quello, invece, d’analoga impronta satirica, ma di ascendenza papalina “Il Frustino”, non mancando nemmeno, insieme a quest’ultimo, pure durante il 1880, il profilarsi, nell’insieme di questo panorama editoriale aperto sul territorio, della prima uscita del periodico “Brescia Nuova”, destinato a posizionarsi politicamente su una scelta di campo socialista.

In quei giorni, il Comune di Brescia era cresciuto, annettendo, ancora nel 1880, gli allora contigui Comuni suburbani di Fiumicello-Urago, Mompiano, S. Alessandro, S. Bartolomeo e S. Nazaro-Mella, verificandosi, fra le cronache dello stesso periodo, un’epidemia di vaiolo, mentre, a Gardone Riviera, i coniugi tedeschi Wimmer contribuivano a gettare le basi del turismo gardesano, costruendovi gli alberghi per tale scommessa ricettiva, non latitando anche altro genere di inaugurazioni pubbliche, in debito e tributato risalto collettivo, come, nel 1881, l’avvio ufficiale della prima tranvia extraurbana “Brescia – Travagliato – Orzinuovi”, e, fra le altre, ma d’altro genere, la partecipata manifestazione inaugurale, nel 1882, del monumento in città ad Arnaldo Da Brescia, mentre, quanto è ritenuto il primo, di una lunga serie, poi destinato a rispettivamente proporsi in tutta Italia, di un manufatto dedicato a Giuseppe Garibaldi è, invece, l’ambito specifico della statua inaugurata a Iseo, nel 1883, come anche della lapide onorifica scoperta a Chiari, durante lo stesso anno del costituirsi della banca “Credito Agrario Bresciano”.

Nell’agosto del 1881, la cometa Schaberle aveva sfiorato anche il cielo di Brescia, tanto che un non meglio precisato cronista aveva scritto, fra i fatti, riportati dalla menzionata testata giornalistica di venerdì 19: “(…) Per trovarla nel cielo basta volgere lo sguardo nella sera, quando è meno viva la luce crepuscolare, e non ci sono nuvole nella direzione nord, nord-ovest, prossimamente a circa 15 gradi d’altezza sull’orizzonte: è ora entrata nella costellazione della Grand’Orsa. Prosegue ad essere visibile tutta la notte. Ad occhio nudo non si distingue ancora la coda; ma nel campo del cannocchiale presenta, invece, il nucleo circondato da una estesa nebulosità, una coda ben definita di pochi gradi, in diretta opposizione al sole. Né questa cometa ha finito ancora di aumentare nel suo splendore, poiché prosegue ad avvicinarsi al sole ed alla terra. (…)”.

Giorni nei quali, come riferito in cronaca il giorno prima, 18 agosto, particolareggiandosi ovviamente su tutt’altro versante, per il prefetto Arabia di Brescia si era, invece, formalmente pure trattato di notificare che “La deputazione Provinciale, nel giorno 20 corrente mese, alle ore 12 meridiane terrà seduta pubblica per designare l’anno di scadenza rispettiva dei due consiglieri provinciali che sono stati eletti contemporaneamente nel Mandamento II di Brescia e proclamati nella seduta 4 andante mese, come da pubblicato avviso.