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Brescia, senza barricate, con il vessillo austriaco fra le proprie contrade, a differenza, invece, di quanto sarebbe, in seguito, avvenuto durante le famose “Dieci Giornate”.

Tra le mete privilegiate della visita ufficiale da parte dell’allora imperatore d’Austria e re d’Ungheria, Ferdinando I d’Asburgo-Lorena (1793 – 1875), ci son state le sempre attuali istituzioni ricettive dell’ospedale “Civile” e della “Casa di Dio”, a riferimento di un composito insieme di tappe, pure rappresentato da altre significative realtà presenti nel capoluogo bresciano, visitate con la sua consorte, Maria Anna di Savoia (1803 – 1884), dal 20 al 22 settembre 1838, secondo un programma d’accoglienza allestito in una cerimoniosa organizzazione: “(…) alla sera tutta la Città fu vagamente illuminata ed ovunque si udivano per le popolate contrade grida di giubilo e di generale esultanza. (…)”.

Non meno significativo, l’incontro con l’architetto Rodolfo Vantini (1792-1856), nei pressi del cimitero monumentale cittadino che lo stesso stimato professionista aveva progettato, rientrando, nell’itinerario imperiale, anche la biblioteca “Queriniana”, la raccolta d’opere d’arte, patrimonio della successiva pinacoteca “Tosio – Martinengo”, l’Ateneo, accademia di scienze, lettere ed arti, l’incontro con le suore Ancelle della Carità, in quel periodo ai primordi della loro stessa congregazione, ed i luoghi degli “scavi” dell’area archeologica d’epoca romana, con la già nota ed esibita statua bronzea della “Vittoria Alata”.

Ferdinando I d’Asburgo_Lorena

E’ fonte di ultrasecolari memorie, a custodia di questa trasferta istituzionale, il “Giornale della Provincia Bresciana” di domenica 23 settembre 1838, attraverso i particolari di un diffuso resoconto dell’avvenimento, dedicato ad una presa diretta tra il territorio ed il vertice stesso dello Stato asburgico, a cui Brescia dedicava l’accoglienza espressa nella dinamica di un attento e benevolo protocollo, riservato al proprio imperatore. Attraverso le parole usate in quei giorni lontani, tale circostanza vale anche per poter focalizzare quanto di Brescia potesse allora distinguersi in una sorta di guida delle cose notevoli da considerare: “Brescia 21 settembre 1838. “(…) si recò a visitare la Biblioteca Quiriniana. Ivi, i Presidenti ed il Bibliotecario ebbero l’alto onore di presentarLe gli oggetti di antichità che rendono cospicuo questo stabilimento: fra i quali fu degnato di particolare Sovrana osservazione il dittico di Manlio Boezio e la Croce Magna che, giusta un’antica tradizione, il Re Desiderio donò alla propria figlia badessa del Monastero di S. Salvatore in Brescia. S. M. degnossi pure di ammirare le belle incisioni in essa Biblioteca raccolte, non che un dipinto di Tiziano. Accompagnata dallo stesso Corteggio passò indi la M. S. (Maestà Sovrana ndt) alla galleria del conte Paolo Tosi, ricca di quadri, di sculture e d’altri rari oggetti di Belle Arti che meritarono tutti Sovrana attenzione, ed, in ispecial modo, un Nazzareno di Raffaello, l’Eleonora di Canova, ed il Ganimede di Thorwaldsen. Dappoi, seguendo il Pio Monarca gl’impulsi del paterno Suo cuore verso l’umanità languente, andò a visitare il civico Spedale, ove, fra le più entusiastiche acclamazioni, fu ricevuto da una quantità di popolo che si trovava in quella piazza affollato. Si occupò S.M., in particolar modo, del trattamento degli ammalati, ad alcuni dei quali rivolse confortanti parole e tanto Le piacque di mostrar loro il suo pietoso interessamento che volle persino assaggiare i cibi disposti per la refezione della cena. Al Direttore ed all’Amministrazione si degnò S.M. di manifestare la Sua piena soddisfazione per il buon ordine con cui tutto procede nell’andamento della pia azienda. Finalmente, recatasi alla Pia Casa di Ricovero, detta Casa di Dio, volle S.M. informarsi direttamente da diversi ricoverati intorno al loro trattamento; e presa cognizione di tutto quanto interessava l’innata Sua bontà, manifestò con ogni benignità di modi l’Alta Sua soddisfazione pel buon regime anche di questo Pio Istituto“.

La visita a Brescia rientrava nelle giornate successive alla sua incoronazione a Re del Lombardo-Veneto, avvenuta a Milano il sei settembre precedente, come era stata annunciata, fra l’altro, nella metropoli meneghina, dalle detonazioni di centouno colpi a salve di cannone e dal suono di campane a stormo, avvenendo nel corso di una messa pontificale nel duomo, con rito ambrosiano, secondo un apposito cerimoniale, sancito pure dall’uso dell’antica “Corona di Ferro” della tradizione longobarda.

Il viaggio bresciano si era diversificato anche in chiave femminile, documentando un altro ruolo che era stato espresso su un distinto piano d’azione, parallelamente interpretato da un’altra figura, considerata alla simile stregua di un’ospite d’eccezione: “(…) S.M. l’Imperatrice, accompagnata dal Podestà Nobile sig. Faustino Feroldi, si recava a visitare il grandioso Stabilimento delle Orfane, ove fu ossequiosamente salutata col canto di un Inno espressamente composto per questa avventurosa circostanza. S.M. rallegrò colla grazia dei suoi modi tutte quelle ricoverate che si affollarono d’intorno bramose di venerare davvicino l’Augusta Sovrana. Passò dappoi al monastero delle Salesiane che fiorisce per savia educazione di fanciulle. Ivi, trovavasi a riceverla Monsignor Vescovo che, insieme colla Superiora dell’Istituto, ebbe l’onore di accompagnarla alla visita dei singoli locali che compongono quel vasto recinto, avendo S.M. particolarmente applaudito al recente grandioso fabbricato che è stato eretto ad esclusivo uso delle educande. In amendue gli Stabilimenti, si degnò S.M. l’Imperatrice di esprimere alle rispettive Direttrice e Superiora, la Sovrana Sua soddisfazione per l’ottima disciplina che mercè le zelanti loro cure vi è mantenuta“.

Il Ganimede di Bertel Thorwaldsen

La cronaca di quel 21 settembre 1838 proseguiva circostanziando la medesima giornata nei dettagli attraverso i quali si era sviluppata, andando ad interessare anche un’opera, all’epoca attribuita a Tiziano, ma, in seguito, riconosciuta alla maestria di Polidoro da Lanciano “prolifico interprete del magistero di Tiziano”, come pure contestualizzandosi, fra l’altro, in una visita all’attuale chiesa di Sant’Angela Merici, al tempo, conosciuta come di “Sant’Afra”, nell’andare, infine, a riservare una specifica quota parte d’attenzione alle più remote antichità locali, ancora percepite nell’impronta di una serie di lavori di rinvenimento, nel recupero volto ad una loro conseguente custodia e valorizzazione: “(…) Questa mattina, dopo avere ascoltata la Santa Messa nella privata Cappella di Casa Martinengo ove alloggiano, le LL. MM. (loro maestà ndt) alle ore dieci si degnarono di ricevere gli omaggi delle Autorità militari e dei Nobili ammessi agli onori di Corte. A tutti si compiacquero le LL.MM. di dirigere parole di benigna accoglienza. In seguito, S.M. l’Imperatore accompagnata da S.A. Conte Governatore e dal Consigliere Aulico Delegato Provinciale, passò a visitare il Campo Santo, opera distinta di architettura del professore architetto Rodolfo Vantini, il quale, presente alla visita, raccolse le più lusinghiere testimonianze del Sovrano aggradimento. La chiesa di s. Afra, una delle più distinte in questa città pel riflessibile numero di quadri e dipinti a fresco dei più celebri pennelli che l’adornano, chiamò la particolare attenzione di S.M. che, visitandola, vi ammirò quelli del Palma, del Tintoretto e del Veronese, e specialmente la magnifica tela dell’Adultera del Tiziano. Dalla Chiesa di Sant’Afra piacque a S.M. di portarsi, sempre tra le più vive acclamazioni di popolo, alla nuova scuola infantile in S. Orsola, che la zelante ed operosa Commissione di così fatti Stabilimenti apriva ed inaugurava nel giorno faustissimo dell’Incoronazione. Accolse, con benigno interessamento alcuni brevi esercizi dati da quei fanciulli e volle S.M. incoraggiare colle più clementi parole l’avvocato Saleri, presidente della suddetta Commissione.
Finalmente S.M. andò a visitare il luogo degli Scavi ove fu eretto, sulle rovine dell’antico Tempio di Vespasiano, l’attuale Museo Bresciano. Ammirò i vari oggetti d’arte, le lapidi antiche ivi radunate, e specialmente la famosa statua della Vittoria in bronzo. Il presidente dell’Ateneo e della Commissione degli Scavi, il predetto avv. Saleri, colse questa avventurosa circostanza per umiliare a S.M. i due primi fascicoli dell’opera del Museo Bresciano, illustrata con 64 stampe incise dei monumenti architettonici, figurati e scritti, che la Maestà Sovrano degnossi di aggradire, autorizzando, colle più lusinghiere espressioni, a fargliene l’implorata dedicatoria.

S.M. l’imperatrice, accompagnata dal Podestà nobile sig. Faustino Feroldi, volse a visitare il Monastero delle Orsoline, il Pio Luogo delle Zitelle, l’Istituto delle Suore della Carità di recente fondazione e l’Ospitale delle donne. In tutti questi Stabilimenti piacque a S.M. di prendere le più minute informazioni introno al regime interno ed ai metodi di educazione, degnandosi di porgere alle rispettive Direttrici e Superiore, parole d’incoraggiamento e di benigna approvazione. Furono poi, oltre ogni dire, notevoli i sentimenti di umanità manifestati dall’Augustissima visitatrice nello Spedale delle donne ed efficace conforto tanto delle inferme, quanto delle persone cui è affidata la cura e la direzione dello Stabilimento. Le primarie Autorità ecclesiastiche, Civili e Militari, il Presidente dell’Ateneo ed alcuni distinti membri della nobiltà, ebbero l’alto onore di essere dalle LL. MM. convitate a mensa“.

Tale vista imperiale capitava ad inizio d’autunno, accompagnando il seguito di quella stagione nel tempo a venire che un ventennio abbondante dopo si sarebbe avvicendato in un’altra epoca, attraverso il suo cruento rovescio di un inizio d’estate, aperto, sui campi di battaglia delle colline moreniche di San Martino e di Solferino, in un determinate snodo della sopraggiunta epopea risorgimentale.

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