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Già allora, nella somma dei mezzi a motore ben diversa rispetto a quanti sono ora in circolazione, c’era da poter prendere atto che “Il traffico delle grandi città è sempre stato un problema che si è cercato di risolvere attraverso studi e disposizioni che hanno dato alla circolazione una disciplina che è più o meno sviluppata, a seconda dei centri e della sorveglianza che viene esercitata (…)”.

A fare questa affermazione era “Il Popolo di Brescia” di giovedì 17 febbraio 1938, con un diffuso contributo sul tema della viabilità dell’epoca, anche osservata in una motivata considerazione verso il ruolo della Polizia Municipale che, su tale edizione dell’allora unico quotidiano locale, era oggetto di un articolo di cronaca dal titolo “La disciplina del traffico e le inosservanze. Oltre undicimila contravvenzioni elevate nel 1937”.

Andando subito in soldoni, il dato saliente che appare stridente in confronto al subentrato assetto viabilistico incombente, era che “In sostanza, a Brescia vengono elevate a Brescia una media di trenta contravvenzioni al giorno, senza poi considerare gli avvertimenti che sono infiniti e che stanno a rappresentare altrettante….mancate contravvenzioni (…)”.

Circostanziandosi ancora più nel particolare, dal dato parziale di una media giornaliera a quello, invece, totale di una rivendicata stima intera, questo quotidiano d’epoca fascista documentava tutto lo strascico contravvenzionale, lasciato dagli allora utenti della strada in città, con il segnalare che “(…) Veramente a Brescia c’è la buona abitudine – in materia di contravvenzioni – di pagare subito. Infatti, nel 1937, su ben 11115 contravvenzioni, 9378 sono state pagate all’atto dell’ingiunzione; le altre sono state liquidate in ufficio e solo sei sono andate a finire nelle mani del pretore. Se lodevole è la buona volontà di pagare ipso facto, non apprezzabile è, invece, il numero dei provvedimenti adottati. In genere, si ritiene che il pedone sia immune da contravvenzioni: chi è di questo parere si sbaglia di grosso, poiché nel 1937 oltre duemila, sono stati coloro che hanno dovuto, per non aver seguito il percorso riservato ai pedoni o per non aver atteso il “via” del vigile, causando con la loro indisciplina, grave impedimento alla normale circolazione, rassegnarsi a sborsare i rituali e ormai proverbiali 10,10. Un’altra categoria di utenti della strada che ha il malvezzo di prendere troppo alla leggera le norme che disciplinano la circolazione è rappresentata dai ciclisti che sono anche i responsabili del maggior numero di incidenti. Oltre 4000 di essi hanno avuto il poco gradito piacere di essere chiamati al cospetto dei Vigili per quei chiarimenti che si trasformano poi in discussioni così interessanti per i soliti curiosi e a conclusione hanno dovuto decidersi a sborsare l’ammontare della contravvenzione. Vengono poi gli automobilisti ed i motociclisti i quali dall’opinione pubblica sono sempre ritenuti i responsabili di qualunque incidente e che, alle volte, diciamo alle volte, sono invece vittime (agli effetti delle responsabilità) della colpa degli altri”.

Testimonianza dell’importo, piuttosto invalso in quegli anni, nello scibile delle violazioni da sanare in determinate ingiunzioni pecuniarie alle quali dover ottemperare, appare anche nel libro che ne esplicita l’importo della sanzione, ponendola in una curiosa caratterizzazione, essendo che il romanzo di Bianca Cherubini Parsi, per il “Gruppo Editoriale Viator”, evocativamente contestualizzabile in tale dinamica contravvenzionale, è intitolato “Storia di Bianca. Quando un bacio costava dieci lire e dieci centesimi di multa”.

Altra traccia, indicativa di quel periodo, deriva da un’ulteriore precisazione che tratteggia, la realtà cittadina bresciana, nell’ambito di una considerazione d’insieme, valorizzata da una attestazione giornalistica implicitamente espressa, mediante la stessa fonte menzionata, a svelamento di quella presenza in strada che, da parte dei tutori dell’ordine, era stata, via via, nel tempo, implementata: “(…) A Brescia, ove cinque anni or sono non esistevano nemmeno i vigili agli incroci, qualche cosa è stata fatta e la circolazione, specie nelle vie più frequentate del centro, ha avuto indubbiamente una più adeguata sistemazione alla quale non sono estranei quel senso di disciplina che ormai si va radicando, anche se troppo lentamente, negli utenti della strada, l’istituzione delle filovie, il miglioramento di alcune strade, l’impianto di segnalazioni ecc.. Ma se, per conto delle autorità, si cerca in cento modi di dare al traffico, per il quale continuamente si presentano nuovi problemi da risolvere, una maggiore disciplina in relazione al continuo aumento delle esigenze, non sembra che da parte della cittadinanza si usi tutta la buona volontà per contribuire a questa disciplina che, d’altra parte, è necessaria per l’incolumità di sé stessi. Eppure crediamo sia cosa più semplice usare una certa attenzione quando si circola che dovere cavare il portafogli per pagare – anche se ciò capita una sola volta – la non gradita contravvenzione, senza poi considerare tutte le seccature che derivano quando il colpito preferisce declinare le proprie generalità in attesa degli eventi. I quali hanno, in fondo, sempre la stessa conclusione: pagare o in seguito ad invito del Comando dei Vigili ove bisogna di presentarsi, o in seguito a sentenza del pretore, con la differenza però che la somma iniziale subisca un aumento che è notevole”.

In quegli anni Trenta del secolo scorso, anche il periodico locale emblematicamente intitolato “Brescia” aveva tracciato un profilo significativo delle forze dell’ordine comunali, pubblicando il 01 settembre 1930, un mirato accenno su tale contingente di pubblica sicurezza, in riferimento al fatto che questi “(…) esecutori delle disposizioni di Polizia Urbana ci proteggono dai pericoli della strada regolandone il movimento, ci preservano da quelli della salute sequestrando vettovaglie deteriorate, adulterate o annacquate, distruggendo funghi velenosi, ecc., dovremmo considerarli come i custodi tutelari della nostra incolumità e della nostra salute (…)”.

Tale proposta di lettura appare significativa per le stime che pure raccoglie in una sintetica codifica di sostanza, attribuendo una serie di informazioni, a loro modo, salienti, rispetto a ciò che, nel merito, si era andato rilevando, nel precisare, fra l’altro, su giornale illustrato, che “(…) Il Corpo dei Vigili Urbani di Brescia vanta dal 1901 ad oggi due Medaglie d’Argento – due di Bronzo – 35 Encomi solenni e 26 Gratificazioni, conseguite per l’arresto di pericolosi pregiudicati, e di cavalli in fuga, pel salvamento di persone nell’atto d’essere investite dal tram e d’altre colpite da corrente elettrica, per l’uccisione di cani idrofobi, pel piantonamento ai vaiolosi ecc. In questi ultimi anni, i Vigili Urbani si sono distinti anche nelle competizioni sportive, riportando i seguenti premi: 1. Una statuetta di bronzo. Primo premio vinto in gara triennale 1927 – 28 – 29 dalla squadra ciclistica, su pista, fra dipendenti comunali. 2. Una coppa d’argento – Primo premio in gara ciclistica biennale, su strada fra enti pubblici. 3. Una coppa d’argento. Secondo premio tiro alla fune, campionato provinciale per l’anno 1928. 4. Una coppa d’argento e medaglia di bronzo conferita dal Ministero della Pubblica Istruzione – Primo Premio pel Campionato Provinciale, tiro alla fune, anno 1929. La presidenza del Comitato per l’Esposizione di Brescia dell’anno 1904 assegnava al Corpo dei Vigili Urbani il Diploma di Benemerenza. Il Municipio di Brescia conferiva al Corpo dei Vigili Urbani la medaglia commemorativa nel cinquantesimo anniversario delle Dieci giornate del 1849. Il Corpo dei Vigili Urbani venne creato nel 1873 con 16 guardie, aumentate a 29, compresi graduati, nel 1901, (attestandosi) a 33”.