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I “vigili” e la loro città, anche nelle tracce di un passato che si presta a possibile lettura di alcune peculiarità.

Il ruolo istituzionale della Polizia Locale ha, da sempre, imbastito vicendevoli aderenze, con molteplici situazioni, assolte in un composito servizio, prodigato, secondo legge, a favore della gente.

Uno stretto rapporto di prossimità, al netto di una avvalorata investitura corrispondente, che, a sintesi di uno spaccato rilevato ad inizio Novecento, sembra porre l’accento su alcuni risvolti di un riscontro, a tratti controversi, rispetto alla percezione della figura dell’agente, come, a volte, la stessa appare magari, ancor oggi, forse, intesa, fra estemporanee esternazioni altrui mediante incaute ed immeritevoli escandescenze.

Era il 14 dicembre 1916, quando, l’allora quotidiano, “La Sentinella Bresciana” pubblicava, a riguardo di un pezzo testualmente accentato, l’esservi intimato “Rispettate i vigili! Sono purtroppo frequenti le condanne di persone che si ribellano ai vigili e li insultano. E’ una convinzione triste, ma ormai radicata quella che ai vigili non si debba usare rispetto; vi sono tante brave persone le quali non sanno adattarsi ad essere poste in contravvenzione e che vorrebbero dai vigili tolleranza anziché il rigoroso compimento del loro dovere. Sia che si tratti di togliere dai giardini qualche mezzo teppista sia che si debba punire l’imprudente pedalatore di marciapiedi, sia che si tratti di impedire qualunque altra infrazione alle leggi, il vigile è sempre visto di mal occhio, tirato in giro, denigrato e….insultato. Ogni tanto, però, qualcuno sconta un tale contegno con la condanna, ma se si ravvede il colpito, la lezione non giova agli altri e ben pochi sanno approfittare di quanto è capitato ad altri, finché non ci caschino a loro volta”.

Sorvolando sull’oggi, circa l’opportunità o meno di uno stesso appello civico, alcuni fatti di cronaca locale pare che andassero a dettagliare la specifica oggettivazione di questa ispirazione, circostanziata nell’esprimere i termini di una riflessione, pure funzionale al rapporto della cittadinanza con le proprie guardie civiche, come nel caso del fatto riportato dal medesimo giornale bresciano, nell’edizione del 2 luglio 1907: “Rivolta al brigadiere dei vigili. Verso le 20 di ieri sera, ora in cui la via Umberto I è più del solito animata in causa degli operai e delle operaie che, abbandonando gli stabilimenti, rientrano dalla Ponticella in città, transitava per quella strada di tutta corsa un carretto sul quale si trovava certo Franguelli Francesco di Botticino Mattina. Ubriaco come era, il Franguelli continuava a stimolare colla voce e colla frusta il cavallo, provocando così un serio pericolo per i passanti. Il comandante dei vigili, signor Bertuzzi, che appunto in quel momento si trovava in via Umberto I, fermò, non senza pericolo il cavallo, e dichiarato in contravvenzione il Franguelli lo obbligò a scendere dal veicolo. Esasperatissimo, il Fringuelli oppose un’accanita resistenza, ma venne, suo malgrado, trascinato nella caserma dei vigili, dove fu obbligato a soddisfare alla penalità della contravvenzione”.

Allo stesso modo, altri avvenimenti, coniugati ad una cronaca minuta, riportano ancora più indietro nel tempo, in riferimento a recalcitranti mancate corrispondenze sull’operato che i tutori dell’ordine promuovevano anche nel fronteggiare il deflagrare di improvvise contese, come riferito dall’organo di stampa “La Provincia di Brescia” del 25 agosto 1891, nell’informare che “Per essersi rivoltato alle guardie. Recetti Cesare, iernotte, sul Corso del Teatro ebbe una contesa con uno sconosciuto e le guardie di città, udito il rumore dell’alterco, accorsero per fare cessare il tafferuglio. Il Recetti, però, non volle saperne di quei paceri, e si rivoltò contro di loro, ragione per la quale le guardie furono costrette di trarlo in arresto”.

Il contesto operativo della “Polizia Locale” di Brescia poteva essere sommariamente rappresentato anche da quelle statistiche di interventi portati a compimento che, implicitamente, attestavano una serie di caratteristiche proprie di un’epoca, come si può evincere dall’esplicito resoconto di quanto via via era partecipato pubblicamente, a bilancio di una data tratta percorsa di tempo, valorizzata dai servizi e da quei provvedimenti, che risultavano proporzionati attorno alle diverse fattispecie che si conformavano alle dinamiche del momento, come, fra l’altro, appariva da “La Sentinella Bresciana” del 03 aprile 1889: “Nello scorso mese di marzo i Vigili Urbani di questa città contestarono n. 80 contravvenzioni al Regolamento di Polizia Urbana; trassero nella loro caserma 5 individui ubriachi fradici, raccolti per le pubbliche vie, e tre mendicanti che consegnarono ai propri parenti; accompagnarono all’Ospedale Civile 3 persone, una ferita in rissa, una colta in pubblico da insulto apoplettico, ed una affetta da epilessia; condussero nel Pio Luogo Casa di Dio un accattone di qui; accompagnarono alla propria dimora 4 persone, due sorprese in pubblico da improvviso malore, una alterata da bevande spiritose, incapace di reggersi in piedi, ed un bambino trovato smarrito per le vie della città. Più presentarono all’ufficio di Pubblica Sicurezza un giovanotto di questo Comune arrestato per questua illecita”.

Un approccio giornalistico, divulgativo delle attività svolte, che già si era potuto sperimentare, fra le note di cronaca locale, anche l’anno prima, sulla stessa falsariga, compromessa in caratteristiche connaturate ad un insieme di tendenze connotative di quali fossero le necessità affrontate in una contestuale prospettiva, come ad esempio, il giornale accennato riferiva, per mezzo della propria fitta stampa, il giorno 08 marzo 1888: “I vigili urbani di questa città, nel testè decorso mese di febbraio contestarono n. 79 contravvenzioni al Regolamento di Polizia Urbana, trassero nelle loro caserme 5 ubriachi fradici, raccolti nelle pubbliche vie, ed uno, offesosi alla testa cadendo a terra, dopo averlo fatto medicare allo Spedale Civile, lo condussero alla sua dimora; accompagnarono all’Ospitale Civile tre persone, due colte in pubblico da improvviso malore, ed una che dava segni manifesti di alterazione mentale; condussero la Pio Luogo Casa di Dio un accattone di qui. Più presentarono all’Ufficio di Pubblica Sicurezza uno straniero sorpreso a questuare per le vie della Città; un pregiudicato arrestato per complicità in furti; ed un ozioso e vagabondo che aggiravasi per le vie pubbliche fingendosi demente”.

Un significativo cambio di passo, sembra, fra altri aspetti, emergere, nel ventennio da allora a seguire, quando altre fattispecie pare che si siano insinuate a rimodulare le prerogative acquisite a bilancio di ulteriori tematiche perseguite, nel modo in cui, tale evidenza di altri numeri e di ulteriori stime, “La Provincia di Brescia” del 9 ottobre 1910, provvedeva ad annoverare, alla luce di sopraggiunte competenze effettive: “Le operazioni dei vigili urbani. I Vigili Urbani nello scorso settembre rilevarono n. 226 contravvenzioni delle quali n. 106 al Regolamento di Polizia Urbana, n. 53 alla legge sui velocipedi, n. 49 al regolamento sui velocipedi; n. 17 al regolamento sulla tenuta dei cani e n. 5 al regolamento per i veicoli a trazione meccanica; Eseguirono n. 7 arresti di cui tre per oltraggio alla Pubblica Forza, n. 2 per ubbriachezza, ripugnante e molesta, uno per furto, ed uno per tentata spendita di biglietti falsi; accompagnarono n. 5 persone all’Ospedale ed alla propria abitazione perché sulla pubblica via furono colpiti da improvviso malore”.

Biciclette, al tempo, bellamente chiamate velocipedi, che, nel medesimo anno, avevano contraddistinto una quota parte isignificativa degli interventi che gli agenti avevano svolto nella sostanza del proprio utile apporto, interpretato a difesa della legalità, pure nel senso del rispetto delle disposizioni che a questi mezzi di spostamento, si erano, nel frattempo, associate, in un vincolo prescrittivo di perentorietà, analogamente documentato dal giornale “La Provincia di Brescia” dell’8 agosto 1910, pubblicando, con, ancora, un accenno alla divisa oltraggiata, che “Durante lo scorso mese di luglio questi vigili elevarono n. 330 contravvenzioni delle quali 156 al regolamento sui velocipedi, 120 al regolamento di polizia urbana, 22 al regolamento sulla tenuta dei cani, 12 alle legge sui velocipedi, 7 alla legge sul riposo festivo, 3 per ubbriachezza. Arrestarono 6 individui, dei quali 2 per furto, 1 per questua, 1 per porto abusivo di roncola, 1 per oltraggio al pudore, 1 per oltraggio agli agenti stessi nell’esercizio delle loro funzioni; ne accompagnarono tre alla Pubblica Sicurezza per misure d’ordine; tre alla propria abitazione e 2 all’ospedale perché colti da malore sulla pubblica via”.