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Nel Bresciano, le autovetture in circolazione, durante il primo trimestre del 1968, erano 128031.

Una stima, fattibile di mostrarsi nelle cifre ufficiali dell’epoca, che assurge a proporzione di un possibile confronto con una dimensione storica relativamente all’impattante e pervadente fattispecie dello stesso tipo di mezzi a motore, secondo quelli attualmente sulle strade di Brescia e della sua popolosa e vasta provincia.

Un totale, proprio della sequela automobilistica sessantottina in una stretta disamina d’uso bresciana, che era stato messo nero su bianco nell’edizione dell’Italia, inserto del periodico locale “La Voce del Popolo” del cinque luglio 1968, circostanziandosi in un interessante contributo di lettura costituito da i vari “dove” ed i corrispondenti “come”, nei quantitativi specificati per ogni località facente parte di quanto, in quel periodo, era, come oggi, ambito territoriale di competenza della Prefettura, in quei giorni, retta da Giuseppe Salerno, prefetto a Brescia, dal 1962 al 1970.

Nel capoluogo cittadino, circolavano, essendo di proprietà in città, 42476 automobili, mentre, a Marmentino, 70. Fra i maggiori centri e quelli, per estensione e per abitanti, minori, la divaricazione numerica era, ovviamente, notevole. A Desenzano del Garda, 3053, mentre a Maclodio, quasi tremila di meno, cioè, 57.

In altri, pure conformi, sguardi aperti ad alcune località, osservate insieme, la stima pareva potersi anche omologare ad una simile incidenza, piuttosto condivisa, come nel caso di Leno, con 879, ad un poco meno di cento unità di differenza con le 978 di Travagliato, mentre Chiari distanziava la vicina Rovato con le sue 2014 autovetture, superiori numericamente ed in un certo evidente margine, alle 1677, censite, invece, nell’importante centro della Franciacorta.

Ghedi seguiva di numero, a tale dato di veloci quattroruote, con le sue 1316 automobili, superando le 1145, attribuite, invece, ad Orzinuovi che, a sua volta, divaricava di molto la cifra emergente, a raffronto, per una differenza di questi veicoli, riscontrabile con quelli presenti nel territorio della vicina Orzivecchi, stimati in 177, di poco superiori ai 160 mezzi con proprietari, invece, residenti a Pompiano, attestandosi di sole quattro unità in più, quest’ultimi, rispetto ai 156 di Comezzano Cizzago, mentre, circa il doppio lo si riscontrava, pure restando in zona, a Trenzano, con 324, a sua volta, di poco superiori ai 298 di Castelcovati, destinati a lievitare su maggior numero, raccolto in altri centri abitati e su diversa ubicazione, nell’estesa Bassa bresciana, come a Gottolengo con 417 ed a Pontevico con 543, località superate, in quest’aspetto, da Calvisano con 598 e da Verolanuova con 793.

Con tanti e più ancora mezzi in circolazione, fra auto e quant’altro, in uno scontato crescendo della loro perdurante diffusione, non poteva di certo apparire anacrostica l’istituzione di una moderna sede consona alla Polizia Stradale di Brescia. ( Polizia di Stato. )Era quello, il medesimo anno dell’inaugurazione dell’imponente immobile occupato tuttora in via Montegrappa da questa stimata forza d’ordine e di servizio, in un’istituzionale interazione di pubblica sicurezza a favore della collettività.

Ne riferiva il profilarsi, entro i contorni della città di Brescia di quell’epoca, il settimanale diocesano “La Voce del Popolo” del 31 marzo 1968, a margine dell’avvenuta cerimonia per i festeggiamenti dovuti a questo notevole traguardo per lo sviluppo qualitativo di tale puntuale prerogativa di intervento e di presidio, con una peculiare specializzazione fra le proprie ulteriori specificità, da parte del Ministero dell’Interno, per il tramite dei propri agenti e dei propri funzionari in divisa.

Come affermava, specificandolo nel testo dell’articolo dedicato all’evento, tale periodico locale, per mezzo del suo inserto editoriale di cronaca denominato “Italia”, questa sede è dedicata “al tenente di P.S. Basilio Sgroi ( Sgroi Basilio • Caduti Polizia di Stato ) deceduto in servizio (dove comandava il distaccamento di Polizia Stradale) nella notte del 12 settembre 1966. Il tenente Sgroi, come in questi giorni hanno riportato i giornali in occasione del processo, venne travolto da un’autovettura mentre si trovava sul luogo di un precedente incidente e stava compiendo gli accertamenti previsti dalla legge.

Il tenente Sgroi, inutile dirlo, era assai stimato dai suoi superiori e molto amato dai suoi subalterni. Giusto, quindi, che la sua figura venga ora ricodata con la intitolazione della caserma della Polizia Stradale (…)”.

Alla manifestazione inaugurale, avvenuta in questo lontano inizio di primavera aveva, fra gli altri, partecipato anche il prefetto, oltre che, il questore, come pure, il sindaco di Brescia, il Presidente della Corte d’Appello, il Procuratore Generale della Repubblica e, tra altre personalità ancora, il presidente del Tribunale ed i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri.
Ad immagine di quei momenti, interviene parte del resoconto giornalistico accennato: “(…) Il maggiore di Polizia Stradale, Antonino Foti, comandante la sezione di Brescia, dopo il presentat-arm del plotone d’onore, composto da militari della specialità stradale, ha dato inizio alla cerimonia preannunciata da tre squilli di tromba. La lapide dedicata al ten. Basilio Sgroi è stata quindi scoperta dall’ufficiale comandante la sezione di polizia della strada ed il trombettiere ha suonato il “silenzio” fuori ordinanza (…)”.

Considerato come uno dei più moderni e funzionali d’Italia, quale ambito operativo e logistico contestualizzato nell’edificio inaugurato allora, tale ambito innovativo era stato introdotto nell’opionione pubblica bresciana con i termini elogiativi messi in stampa attraverso i quali, a cornice di tale avvenimento, posto a traccia del tempo seguito ed ancora a venire, risulta a tutt’oggi quanto sia “(…) Inutile dire quanto massacrante, quanto valido sia il lavoro che questi uomini compiono instancabilmente sia di giorno che di notte, sia d’estate che d’inverno.

Li troviamo sempre al loro posto, lungo le strade, ove il traffico scorre caotico. Sono sempre pronti a intervenire per aiutarci, a darci un consiglio, a impedirci di commettere qualche imprudenza che potrebbe risultare fatale (…)”.