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Brescia – Il periodico dei medici bresciani conferma, nell’arte, quell’approccio visivo che contrassegna, anche nella scelta editoriale fatta per il secondo trimestre del 2017, la diretta rappresentazione grafica di un’interpretazione figurativa, volta a recare un’immagine significativa della medesima categoria medica alla quale la stessa pubblicazione riserva una trattazione esclusiva.

Si tratta di un’opera artistica del dr. Raffaele Spiazzi che, in questo numero di aprile, maggio e giugno di “Brescia Medica”, ha dedicato un suo disegno alla tematica correlata alle peculiarità del principale spunto di lettura che è evidenziato nell’accurata messa in stampa realizzata, mediante il ricorso ad un titolo con cui tale edizione risulta complessivamente accompagnata, nei termini di “Racconti di giovani medici”.

In questa sintesi espressiva, stilisticamente affidata al carisma compositivo di quest’apprezzato autore, la carica esplicativa è delineata nella diversificata proposta di quattro figure distinte, facenti parti di un medesimo insieme dove l’intercorrere di una rispettiva armonia le trattiene, nell’allusivo messaggio d’intesa che le contiene.

Pare che sia l’immagine emblematica di un avvicendamento generazionale, costituito dalla presenza di medici d’ambo i sessi e di età diverse, mentre l’inserimento di un piccolo paziente concorre a formare questa scena serena auscultando un orsacchiotto che, a sua volta, è da lui contestualmente indotto ad imitare la medesima azione verso il vicino dottore.

Quest’ultimo, il più attempato ed occhialuto, guardando fuori dalla rappresentazione, pone lo stetoscopio sulla schiena della bionda figura sorridente di una donna medico, mentre i due camici bianchi sembrano, a loro volta, infondere l’effetto della loro stessa azione diagnostica anche sulle altre sagome coinvolte, nell’univoco profilo di un movimento circolare, rispetto all’intera composizione che, da una briosa fantasia, trasferisce al disegno, il mezzo per dettagliare la bonaria caricatura di una ragionata trasposizione grafica, accesa nei colori e nei tratti di un’efficace narrativa corrispondente.

Analogamente al ricco repertorio dei numerosi disegni di un simile tenore, si ragiona, fra l’altro, sia di medicina che di emuli di Ippocrate, afferenti alle diverse età ed alle varie pertinenze professionali che risultano a loro specificatamente proprie, secondo quel propositivo confronto che l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Brescia accoglie motivatamente, in linea con la propria missione elettiva, coltivata in una correlata interazione effettiva.

Scrive, fra altre considerazioni sviluppate nell’editoriale, il presidente di tale istituzione, nella persona del dr. Ottavio Di Stefano: “(….) Dobbiamo conciliare il versante professionale ed umano della relazione medica che ha radici antiche, ma del tutto attuali, con il versante dell’evoluzione prorompente. Sono entrambe elementi portanti e la loro sinergia è indispensabile. (…)”.

Il sondaggio, a firma del dr. Angelo Bianchetti, dal titolo “Medici giovani e… meno giovani. Opinioni a confronto” ripropone, all’interno del periodico, il medesimo disegno di copertina, mentre a pagina 17, nella parte testualmente dedicata alle “testimonianze”, appare un’altra opera del dr. Raffaele Spiazzi, pluralmente caratterizzata da un pari numero di figure, impegnate a stabilire una sinfonia d’insieme, con le note di un violoncello suonato da un’infermiera e di tre violini, rispettivamente animati in musica da un paziente in canottiera e ciabatte e da altri due personaggi, forse anch’essi ispirati, come altri, dal vero per l’autore.

La pubblicazione, diretta dal dr. Giampaolo Balestrieri, si conforma anche ad una modalità artistica del pensiero, promuovendo la visione, fra i testi, di opere uniche nel loro genere, essendo create per tale collocazione, muovendo la lievità di un sentimento d’attenzione a stemperare la gravità di temi, a volte, di non scontata risoluzione, aperti ad una pubblica riflessione, anche per il tramite di una sollecitata condivisione.

Argomenti che sono naturalmente anche del tipo di quelli presenti in quest’edizione primaverile, come, ad esempio, nel caso della testuale intitolazione di un resoconto specifico, a firma della dr.ssa Vincenza Birardi, che è da lei annunciato nell’interrogativo usato di “Ma quando entra in gioco l’odontoiatria pediatrica e cosa può fare per la crescita del bambino?”.

Fra le circa settantacinque pagine del periodico, motivi di una assecondata ispirazione si applicano pure alla sezione chiamata “Punti di vista” con i rispettivi contributi del dr. Giuseppe Remuzzi e della dr.ssa Annalisa Voltolini: il primo è intitolato “Servizio Sanitario Nazionale: a tempo pieno”, il secondo, prossimo ad una interessante dedicazione di genere, si impone nel quesito introduttivo di “Medico: un mestiere da donne? – Nei numeri raggiungono e superano i colleghi, ma il percorso professionale delle donne medico in Italia è ancora in salita”.

Tale disamina sembra, per sua natura, riconducibile al taglio, in un’altra modalità ed in una diversa focalizzazione, applicato, dal dr. Renzo Rozzini, in chiave culturale rispetto ad una serie di considerazioni sottoscritte, circa il “nobile mestiere”, come la storia ne tramanda le vicissitudini attraversate nel ruolo specifico da chi, dell’arte medica, ne ha interpretato il sapere, dedicando ad alcune pagine, consacrate al termine programmatico di “prospettive”, il contributo dal titolo “Ars medica? Natura e significato del nostro lavoro in ospedale”, nel proporre, fra l’altro, al lettore quella citazione che riporta ancora, alla matrice artistica, la potenzialità di un accostamento per una certa feconda propensione: “L’artista è un autore di opere rare, di pezzi unici addirittura, fatti con le proprie mani. Egli lavora in modo molto personale, cercando di esprimere, con un linguaggio caratterizzato visivamente in un proprio stile, quelle sensazioni che nascono in lui secondo gli stimoli che riceve dal mondo nel quale vive: lavora per se stesso e per un’elite che lo possa capire. Si potrebbe dire che l’artista tende a dare alla sua opera un significato filosofico, sociale politico, religioso morale ecc…(Bruno Munari, Artista e designer, Laterza, 1971)”.