Brescia – Una città sospesa. Sulla ruvida superficie cementizia di un grigio muraglione, posto a rilievo fra le sue volumetrie urbane, un’emblematica rappresentazione d’arte murale, ne riassume i maggiori simboli che, tematicamente, si riconducono ad una efficace sintesi espressiva globale.

Brescia pare abbia, in tal senso, un proprio murales.

Un’allegoria figurativa della città, mediante il complessivo instaurarsi, a cielo aperto, delle caratteristiche sembianze che ne amalgamano quotidianamente il profilo delle sue invalse concordanze, configurate insieme, oltre le diverse caratterizzazioni delle loro originarie e naturali distanze.

In questo luogo, vicino alla locale stazione ferroviaria, un’estemporanea ispirazione artistica sembra abbia fatto coincidere la resa compositiva di una personale interpretazione espressiva della città stessa, attraverso l’immagine dinamica di alcune sue note e ricorrenti pertinenze, relative ad altrettante pittoresche aderenze, rappresentative del medesimo centro abitato, entro il quale, da tempo, tali tipiche attrattive hanno conformato peculiari ed identificative corrispondenze.

Una dedicazione artistica che, in tale sede, risulta defilata rispetto al traffico sostenuto su quelle strade che, qui, sembra che abbiano, invece, lasciato lo spazio per una piccola enclave dove solo a piedi è possibile arrivarci, nel residuo appezzamento situato a margine di quella rete viaria che, da vicino, lo costeggia e lo dipana.

Dove, di quest’opera, termina l’altezza che ne separa da terra la collocazione, sembra che un effetto sospeso prosegua nel curioso manufatto, attraverso l’immagine di una sorta di goccia condensata in un’ampia risoluzione d’insieme a sfondo d’azzurro, secondo una surreale interpretazione figurativa che è realizzata a ridosso del cavalcavia cittadino sopra l’arco di volta che inghiotte la sottostante perpendicolare di Via Santa Maria del Mare, sulla parete che, dell’infrastruttura accennata, ne delimita l’inerte contenimento laterale.

Murales_BresciaPer mano di un non meglio identificato autore, le varie protuberanze coniche della “Torre dei Prigionieri”, scelta, per la riuscita riproduzione, fra i torrioni del castello di Brescia, ed anche delle antiche vestigia industriali delle sempre più cadenti fornaci di Urago Mella, svettano, chiaramente riconoscibili, in capo alla stessa rappresentazione, nell’ambito di quel tenue cromatismo di lieve soluzione che omogenizza l’intero assetto compositivo in un singolare intento esplicativo dove, ad ulteriore accenno della realtà bresciana, la definizione figurativa di una cinta muraria cinge l’apice dell’opera medesima, come una corona sovrana.

In un fantasmagorico affondo di percezione tridimensionale, il murales astrae il nucleo portante della rappresentazione visiva in quel modo impattante che, nella cernita simbolica adottata, richiama fattibilmente la forma di una specie di scoglio volante in cui l’immagine di “Palazzo Loggia” ha un riscontro importante sul manufatto affidato a quel muraglione che non manca di offrire pure spazio al tempio Capitolino dell’antica piazza del Foro dell’ormai obliata Brescia romana.

Fra le brune pareti rocciose della composizione, in uno scuro colore marrone che ricorda quelle rocce camune analogamente sperimentabili in una loro tipica e valligiana colorazione, sembra di poter distinguere un volto maschile, mimetizzato in questo composito scibile, dove la diversificata simbologia cittadina ancora reca il modo di fare armoniosamente denotare anche una certa parte delle mura circolari del “Duomo Vecchio”.

Nella sua forma a triangolo retto rovesciato, questo murales si affaccia su parco Tarello a Brescia, in prossimità del cavalcavia Kennedy, sul quale poggia la propria cromatica affabulazione descrittiva della città, nell’alternativa di quella proposta evocativa del capoluogo bresciano nell’ambito della quale si esplica in un’ottica di emancipata estraniazione dal reale, per il tramite di una trasognata ideazione surreale, che include anche un’ulteriore prospettiva di scena, nella misura in cui, entro la superficie stessa, compare una figura umana che, dietro il profilo figurativo di un frastagliato limite roccioso, sembra osservare la profondità di questa porzione di città fluttuante, tra la vastità di un piano celeste e d’indaco sottostante ed il limite cotonato di una briosa serie di candide nuvolette, in un sereno assembramento di cielo circostante.