Non è da tutti il poter esprimere quasi mezzo secolo di convivenza artistica, anche testimoniata da una pubblicazione specifica, capace di rendere, tale assidua vocazione all’arte, ulteriomente percepibile in una attestazione significativa, grazie al personale ambito di un’autentica manifestazione stilistica.

Guido Giubbini, classe 1941, ci è riuscito: una propria interessante monografia, unitamente all’ingente diffusione delle sue opere in ogni dove, la si può vedere, sfogliandola, nell’accurata edizione realizzata per la stampa di “Arti Grafiche bcd – Genova”.

Si tratta di una ragionata iniziativa, pure densa di uno spontaneo empito compositivo e di una coinvolgente emozione, tradotta nel volume illustrato recante la fedele riproduzione di una lunga serie di alcuni suoi manufatti artistici, rappresentati in una esplicita caratterizzazione, facendone sperimentare l’effettiva proporzione, nell’appurare, in concreto, tutto ciò che, artisticamente, attiene la possibile codifica, attraverso il tempo, della produzione di questo apprezzato autore.

Guido Giubbini
Guido Giubbini

Il confronto vale anche in un’ottica bresciana, essendo che questo artista, da tempo residente ad Arena Po, nell’Oltrepò pavese, è nato a Brescia dove ha pure speso la propria fanciullezza, distinguendosi, già in tenera età, anche in una versatile e precoce dimestichezza con il destreggiarsi proficuamente nell’arte visiva, in un elogiato approccio grafico e di amministrazione coloristica della propria innata vocazione, talentuosamente avvalorata da una giovanile manifestazione, anche pubblica, per aver retto, ancora da bambino, un ruolo d’autore nella comparazione di modalità compositive ingiunte dall’impegnativo profilarsi di mostre, condivise nella molteplice soluzione di vari carismi, espressi in una rispettiva rappresentazione.

Oltre a partecipare una propria definizione artistica, Giudo Giubbini consente di contestualizzare, secondo questo agevole formato editoriale, la propria impronta compositiva, mediante un progressivo percorso di evoluzione complessiva, intercorrente dagli anni dell’infanzia a quelli dell’età matura che trovano corrispondenza di vertici congiunti nella generosa copertina del libro stesso, recante la testuale indicazione introduttiva di “Dipinti 1948 – 1990”, anticipata sinteticamente dal proprio telegrafico nome e cognome.

Già, fra l’altro, ispettore nella direzione “Belle Arti” del Comune di Genova e fondatore del “Museo d’Arte Contemporanea” della prestigiosa metropoli ligure, storicamente associata all’appellativo di “Dominante”, la sua ricca e qualificata vicenda artistica, vagliata anche da importanti risvolti da lui espressi a margine di riusciti incarichi istituzionali, pare idealmente dipanarsi in un misterioso collegamento di vasi comunicanti che, da Brescia, si ramificano in faccia al mare, fino a riguadagnare altra via d’acqua, non perdendosi nei flutti della grande ed antica città portuale, o di altre località marine visitate, andando a valorizzare il vasto contesto fluviale che il Po, da sempre, ha saputo manifestare, ispirando anche letteratura e pittura, nell’ordito mutante, tipico di una caratteristica natura.

Tutto ciò è raccontato in questa pubblicazione, correlata dalla premessa, scritta dallo stesso Giubbini, e da un ulteriore approfondimento di lettura, pure a sua firma, intitolato “La vera storia di G.G. Da Fanciullo prodigio a giardiniere”, quando per quest’ultima immagine professionale, si intende la sua adesione alle tematiche significativamente fattibili di essere colte in un sostanzioso messaggio artistico nel modo in cui le stesse risultano dimensionamente percepibili, con la dovuta sensibilità del caso, anche nell’impianto degli spazi dedicati al “verde”, come tali ambienti floreali, a cielo aperto, possono manifestarsi nel raggio diffusivo di quelle pertinenze abitative che sono proprie delle più diverse versioni residenziali, per loro miglior genere, armonicamente espresse, in altrettante suggestive corrispondenze.

Nella cifra della lettura ed in quella, ad essa potenzialmente complementare, di un simultaneo colpo d’occhio, rasente l’immagine traslata dalle numerose opere pubblicate, tutte quante presentate con il convinto e rivendicato termine di dipinti, anche se attraversate da matite, da pastelli o da un piglio cromatico, invece, acquarellato, questo volume arricchisce, quanti ne sperimentano la portata, con l’efficacia di una duplice veste di appagante incisività, puntualmente argomentata.

Vi è spiegata anche la selezione dei manufatti, rispettivamente evocativi di anni diversi di una ricerca figurativa, quale scelta accompagnata anche da alcune considerazioni, spinte nel merito di una riferita indiscrezione di appagante ispirazione, vuoi per sintesi compositiva, vuoi per ambito di trattazione, vuoi per il combaciare dei “condizionamenti della macro e della microstoria, della biografia dello spirito e del tempo”, nell’effetto di un bel catalogo del quale Guido Giubbini ringrazia Gianna Marini e Pinin Gallo, per la collaborazione prestata nel realizzarlo, andando, fra l’altro, pure a precisare che “Insieme ai dipinti ho pubblicato anche alcuni disegni a matita che considero dipinti a tutti gli effetti o dipinti monocromi e che comunque sono strettamente legati con i dipinti. Ho escluso, invece, la sterminata produzione di disegni, iniziata a partire dall’età di tre anni e conclusasi (almeno con tale frenetica intensità) intorno ai diciotto. (…)”.

Un’apposita sezione di questo catalogo dettaglia, in una minuziosa articolazione di particolari, le poco meno di cinquanta opere pubblicate, conformandosi al preciso orientamento didascalico fra titolo, tecnica d’attuazione, dimensione, firma d’individuazione ed ambito vedutistico di esposizione, riservando, anche grazie a queste mirate sollecitudini di presentazione, gli svelati accenni aperti ad un contesto pure bresciano di immedesimazione, come, ad esempio, nel caso del pastello su carta intitolato “Strada a Costalunga” del 1953, del pastello su carta incollata su cartone, invece, del 1955, ispirato alle “Coste di Sant’Eusebio”, e, fra altri ancora, approdando al 1961, nella consacrazione di alcune vedute proprie dei “Ronchi di Brescia”, nella resa di un manufatto “pastello su carta”.

Fra alcune altre ispirazioni, tra queste, quelle rivolte, invece, al fiume Po e ad ambientazioni marine, come ad esempio, in alcuni indugianti scenari della Corsica, Guido Giubbini, ricava lo spiraglio per interrogarsi, dopo larghe reminiscenze bresciane, e, quindi, poi professionali, altrove a seguire, fino allo sperimentare, in un altro pungolo di studio, la fotografia, non disertando la chiamata per anche un’analisi razionale ed al tempo stesso spirituale del concetto elevato di giardini d’autore, per il quale aver fondato, nel 2005, la rivista “Rosanova. Rivista di arte e storia del giardino”.

Circa il proprio perdurante veleggiare fra le vie coinvolgenti dell’arte, questo stimato autore confida, pure, in una emblematica riflessione, tanto calzante e condivisibile in una investitura contesa sui distinti piani di una conseguente ricerca di applicazione, che “(…) La domanda che viene naturale porsi è per quale motivo, dopo un inizio così brillante, segno di un destino già scritto, la vocazione alla pittura sia stata, per così dire, tradita per lunghi periodi, e definitivamente soffocata dopo il 1990.

La risposta di comodo che ho sempre dato è che la pittura, così come ogni altra attività artistica, richiede un impegno totale, difficilmente compatibile con impegni di altro genere – studi, famiglia, lavoro “normale” eccetera. Può sembrare una scusa, ma ha una parte di verità. Il conflitto doloroso tra arte e vita che trasforma spesso l’artista in un asceta o in un folle, e comunque sempre in un infelice (e ancora più infelici tutti quelli che gli stanno intorno) è una realtà di cui ho avuto esperienza diretta sin dall’infanzia e che ho preferito non sperimentare fino in fondo sulla mia pelle e sulla pelle degli altri. (…)”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome