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Brescia – Attraverso il progetto editoriale ed i testi divulgativi per la cura del fotografo Renato Corsini della galleria “Wavephotogallery”, è disponibile il primo volume dei quattro previsti, nella veste tipografica di “Serra Tarantola Editore”, con l’obiettivo di dare corso ad un’interessante operazione di memorialistica fotografica che è esplicitata nel titolo stesso della pubblicazione, testualmente denominata nei termini di “Bresciarchivia per un archivio fotografico dei bresciani dagli anni 40 fino al 1970”.

Titolo che campeggia nel grande formato di copertina del volume che sovrintende anche alla possibile visione di quanto il libro stesso sottintende nelle numerose pagine non numerate della corposa edizione che gli è corrispondente nei temi trattati ai quali è afferente per quanto riguarda rispettivamente “la foto sul pattino”, “bambole & tricicli”, “sui banchi di scuola”, “le colonie”, “bellezze al bagno”, “la vespa e la lambretta” ed “il fascino della divisa”.

Con il patrocinio del Comune di Brescia ed in collaborazione con Martino Baldi, Olivia Corsini, Valeria Legrenzi, Anna Peroni, Sara Polotti e Roberto Ricca, l’opera stampata si sviluppa come una sorta di album fotografico ragionato e commentato, nel rivelarsi strumento compendiato della serie di quei contenuti di vita vissuta ai quali può essere funzionalmente rapportato.

Protagonista di questa differenziata carrellata fotografica in bianco e nero è la società bresciana del tempo, colta in quelle immagini dove ha rispettivamente espresso una propria sembianza, diluita in una personale e privata ottemperanza del trattenerne il ricordo condiviso in una collettiva ed in una ricorrente verosimiglianza con quella società verso la quale si attagliava in concordanza, fra situazioni vissute in una diffusa ed in una molteplice alternanza.

Il volume sviluppa la visione di fotografie di diversa dimensione, riguardanti le giornate del possibile svago, fra le gite ambite e le colonie estive, della frequenza scolastica condotta nella corrispondente attinenza alle opportunità formative, della coeva disponibilità delle risorse ludiche in risposta alle giovanili ispirazioni ricreative e della formale e leziosa decenza accarezzata dalla divisa, vestita per l’assolvimento della leva militare imposta dalle allora consuete e praticate convenzioni istituzionali e coercitive.

Raccogliere accuratamente questo passato è mettersi nei panni di quanti, distanti dall’oggi ormai da molti anni, ancora partecipano al presente le varie circostanze nelle quali hanno espresso l’impronta fugace e prorompente del corso esistenziale modulato fra serenità ed affanni in una varietà evanescente che, tuttora, sa comunque comunicare con il presente.

Catturare l’attimo fuggente, anche di una posa artificiosa e sedicente, è l’implicita storicizzazione che lo scatto fotografico condensa nel prodotto visivo di un’autenticità coinvolgente, utile anche per un confronto intergenerazionale osservato nel verso di una sensibilità attenta e cosciente dell’importanza dell’andare oltre l’apparente consuetudinarietà di un ambito desunto nel suo manifestarsi più comune ed evidente.

Funzionale ed autorevole vettore patrocinante e divulgativo della ricerca documentaristica delle immagini, sollecitate a raccolta per un’esponenziale e significativo riscontro fattivo di questa avviata iniziativa di archiviazione, è il “Giornale di Brescia”, a cui, tra l’altro, si riferisce il sindaco della città, Emilio Del Bono, nel suo intervento di presentazione dell’opera, affermando che “trovo molto interessante il progetto Bresciarchivia che, attraverso le pagine del Giornale di Brescia, ha invitato i cittadini a consegnare alla Wavephotogallery le foto scattate nel periodo dal 1940 al 1970”, concludendo pure il suo intervento introduttivo con l’intima considerazione di fondo che “le immagini contenute nel volume impongono una riflessione sull’evoluzione della nostra società. Siamo cambiati noi, è mutato quello che ci circonda e questo si riflette in modo ancora più evidente nelle fotografie che hanno cambiato colore e perso l’unicità di un tempo”.

Il progetto che amalgama le tessere di un armonioso mosaico narrante, per il tramite del mezzo fotografico tematicamente abbondante di spunti per una complessiva analisi d’esemplificazione accattivante, prevede pure la pubblicazione del secondo volume, inerente “le foto di gruppo”, “la musica”, “la montagna”, “i ritratti”, “le foto in studio”, “i matrimoni”, seguito rispettivamente dal terzo tomo contemperante “Cresime&comunioni”, “le macchine”, “i gruppi di famiglia”, “vecchie glorie”, “in bici”, “la moda” che è, a sua volta, progettualmente desunto, nello stesso computo consequenziale e congiunto, in cui si pone la stampa del terzo libro conclusivo, attinente invece “i V.I.P.”, “le foto di coloro che, dallo sport allo spettacolo e dalla politica alla cultura, hanno fatto e continuano a fare la storia di Brescia”.

Nel contesto di queste evocative ricognizioni, Laura Castelletti, vicesindaco di Brescia, scrive, fra l’altro, nella pubblicazione realizzata ad apripista dell’iniziativa in questione, che “con l’uscita di questi volumi, Brescia può incominciare a raccontare ai giovani la propria storia privata fatta di gesti quotidiani, di apparenti banalità e di momenti straordinari, attraverso una raccolta tematica in grado di costituire momento di riflessione e di divertita consultazione”.

Una riflessione che pare affacciata su una panoramica aperta ad uno scibile umano fattibile anche della rappresentazione di una proposta di un altro stile di interpretazione del vivere, manifestato nella medesima appartenenza al contemporaneo contesto di quella trasformazione che ne ha mutato la forma e forse pure l’essenza, assurta, a volte, a cieca irriverenza nei confronti della diversità verso tutto ciò che compone il passato a cui non si attribuisce la cittadinanza di un confutabile valore di consistenza.

A scavalco dei decenni decorsi che si attestano fino agli anni Settanta negli ambiti fotografici nei quali sono incorsi, appaiono i segni caratteristici di una società in riferimento alla quale spiega Giacomo Scanzi, direttore del Giornale di Brescia, fra le sue considerazioni stilate nella pagina che prelude al lettore la visione delle fotografie raccolte nel capitolo iniziale di cui il primo volume, insieme ad altre sei parti, si compone: “Sfogliando queste pagine si snodano sentimenti diversi: nostalgia, curiosità, affetto per una stagione in cui tutti sembravano un poco più felici, ma soprattutto più fieri d’esistere e di appartenere ad una storia comune. E’ forse questo il tesoro che le fotografie consegnano alla nostra coscienza affievolita, alla bulimia di immagini che costellano le nostre giornate, agli infiniti (e inutili) files fotografici che accumuliamo nei nostri hard disk che generano, se va bene, un brusio narrativo. Invece queste fotografie, nella loro unicità, parlano”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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