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Via Martiri della Libertà 143, a Lograto, Brescia.
Dove, ora, c’è la rinomata sede dell’apprezzato ristorante “La Fermata”, “storica trattoria tipica bresciana a conduzione famigliare”, si incontrava una tappa del percorso tramviario che, in questo punto di snodo, partecipava, in tale funzionale infrastruttura, a comporre l’itinerario di viaggio complessivo che era compreso tra Brescia a Soncino, entro la porzione sud-occidentale della Bassa Bresciana.

Fra le possibili fermate della ormai scomparsa tramvia, si pone anche quella che, nel tempo, si è, qui, evoluta, a tal punto, da ricoprire, già da ormai vari anni, i qualificati servizi di una frequentata realtà ricettiva, particolarmente selezionata, fra l’altro, per la buona cucina casereccia e per l’abbinamento, sul posto, di una concomitante proposta artistica, propria di una permanente iniziativa espositiva, tra gli spazi del ristorante stesso, nel pubblicamente risultare dedicata ad una interessante sequenza espressiva d’arte visiva.

Luce su questo aspetto, connesso alla realtà territoriale di Navate, frazione di Lograto, avviene, insieme al dare visibilità ad altri elementi della zona, per il tramite di un’apposita pubblicazione, frutto di un appassionato lavoro di ricerca storico-archivistica da parte di Ivan Mussio, con il sostegno, per la sintesi editoriale di questa riuscita opera divulgativa, che è stato assicurato, per l’occasione, da Renato Magri, autore anche della prefazione del medesimo volume, costituito da centosettanta pagine, inframmezzate pure da illustrazioni esplicative su tematiche mirate. Fra queste, anche una serie di immagini riproducenti ambientazioni della locale economia rurale, dando anche, in certi casi, volto e nome ai suoi bravi protagonisti, come nel caso di Tomaso Moretti immortalato fotograficamente alla guida del suo inseparabile trattore per il duro lavoro nei campi.

Dieci capitoli, più la parte delle citazioni bibliografiche, riassumono il corpo organico di questo libro, realizzato con il titolo esplicativo di “Breve storia del piccolo Borgo di Navate” in cui l’autore affronta una visione aperta su un passato sia recente che remoto di questa località agricola, situata in prossimità di una importante strada provinciale che, come accaduto nel profilo dell’accennata tramvia, rivela, nella sua trafficata soluzione stradale, la rettilinea prospettiva di un inesorabile collegamento fra il capoluogo bresciano e la sua maggiormente lontana e più aliena periferia, volendo, con questo, anche significare le rispettive località che il distanziarsi, sempre di più, dal ruolo baricentrico della città, procede con il presidiarle in una data rappresentatività, nell’aprirsi progressivo del territorio, distinguendo pure quei punti di insediamento rurale che riassumono la graduale e la diluita densità dei centri abitati fin oltre la provincia di Brescia, inoltrandosi in altri confini.

Le vicende storiche, riferite in questo libro, divengono conseguentemente, motivo di condivisione anche per i paesi circostanti, rispetto a Navate, per altro, isolata località fra i campi residui di un tempo che, nella sua natura di frazione, ha il vincolo amministrativo di un Comune di appartenenza a cui fa parte con i tre chilometri circa che vi passano in mezzo, presenti da sempre fra i due differenti insediamenti, piuttosto che il confondersi fra loro, secondo, invece, una contiguità stretta ed indistinta, territorialmente emergente in una diversa incidenza, considerando, cioè, altre possibili dinamiche, rilevabili in una realtà comunale, con differenziazioni toponomastiche, in una ripartizione superata, che le è di pertinenza.

Questo antico e definito radicamento, quale costante del luogo effettiva attraverso il tempo, pare aleggiare nel libro di Ivan Mussio, dedicato a Navate, ovvero l’estrinsecare, in tale geolocalizzazione, un’ottica di consapevole disamina storica spesa, comunque, entro i più diluiti margini della dimensione del divenire che si perdono in un lontano passato, rinnovandosi attraverso le varie epoche, per dettagliarsi in una sconfinata portata d’indefinita compiutezza, aperta al futuro.

Un contributo, nella logica costruttiva delle varie tessere di un più articolato mosaico, che questo volume si presta ad essere, a motivo di un percepito percorso destinato a rinnovarsi diuturnamente, in una progressiva trasformazione, quasi che fosse lasciato pure ai referenti di Navate, contemporanei all’uscita di questa pubblicazione, il poter, anche grazie ad esso, ritrovare una ulteriore responsabilità nell’attaccamento consapevole al proprio territorio, con cui passare il testimone, alle generazioni incipienti, a quanto pare, sempre più esposte all’urto con l’incombere di una società fluida ed attraversata dal simultaneo smarrimento di essere, al medesimo attimo, sia dove dettaglia il proprio ambito presente che, altrove, nello spazio-tempo, di una ramificazione di contatti e di percorsi, in una distratta ombra identitaria fittizia ed evanescente.