di Paola Cartolano , pedagogista clinico 

In risposta all’articolo “i ragazzi del bullismo: cosa fare” di Anna Grasso Rossetti

Sono assolutamente d’accordo con la dottoressa Grasso Rossetti, sia per la riflessione a proposito dei genitori, sia per le sue parole rispetto agli insegnanti.
In particolare mi rendo sempre più conto che da parte dei genitori c’è spesso un disimpegno morale verso l’educazione dei figli, tutta delegata alla scuola e valutata solo in base al rendimento scolastico.

Hai tutte sufficienze? Mi basta, sei un bravo ragazzo. In realtà spesso ai ragazzi manca totalmente il senso del rispetto nei confronti degli altri (tutti gli altri: insegnanti, compagni, adulti in genere). Il rispetto, l’educazione, non si possono valutare con un voto scolastico, vanno alimentati giorno per giorno, soprattutto all’interno della famiglia, che deve essere e restare la principale agenzia formativa.
E’ vero anche che, laddove la famiglia langue, la scuola dovrebbe proporsi come valido sostituto, cosa che raramente avviene.

Ci vogliono insegnanti competenti, non solo per quel che riguarda la propria materia, ma anche capaci di ascoltare i disagi dei ragazzi e di saperli motivare e spronare. Purtroppo questo tipo di insegnanti sono ancora troppo pochi, e gli altri si rifiutano anche di essere educati a loro volta. Sono anch’io psicologa e pedagogista clinico, e sono ormai alcuni anni che provo, senza risultato a proporre nei complessi scolastici di Brescia e provincia progetti educativi rivolti non solo ai ragazzi, ma anche al corpo docente.

La risposta? Completamente assente. Perchè anche i dirigenti scolasticisembrano essere convinti che è più importante cercare di inculcare sterili informazioni nei ragazzi, piuttosto che aiutarli a riconoscere e a sfruttare le loro capacità, piuttosto che insegnare a pensare e a esprimere se stessi in modo costruttivo invece che distruttivo, come sta accadendo adesso con il fenomeno del bullismo, ma come è sempre accaduto con manifestazioni varie.

Per me che lavoro su queste tematiche è frustrante sapere che molto può essere fatto a riguardo, ma che questo molto non interessa. Adesso fa notizia il bullismo, fra qualche mese l’allarme cesserà e tutte le parole spese per cercare soluzioni saranno dimenticate. Purtroppo l’inadeguatezza dell’educazione, che si tratti di quella data dai genitori o di quella data dagli insegnanti, persisterà.

Ed io sono a mia volta dispiaciuta… dispiaciuta per gli insegnanti che non capiscono che basterebbe interessare i ragazzi, per ottenere resultati. Dispiaciuta per i genitori, che valutano il proprio essere “bravi” sul rendimento scolastico dei figli, non cogliendo se sono sereni o no…che importa? Vanno bene a scuola! Quanti ragazzi, eccezionalmente dotati alle superiori, si sono persi, nella vita? E’ bastato incontrare un dissacrante coetaneo, che abbia fatto balenare un più divertente esistere, senza doveri.  Credo, e spero che si sia compreso, che la base di tutto sia far capire ai discenti inquieti che esserlo non è un dolo. Uscirne non è difficile: lo è il crescere. E si può crescere insieme.