Auguri a Vincenzo: l’onomastico è fra i primi nomi emergenti nell’assortimento che il martirologio romano pone a riferimento dell’inizio d’anno, incardinato alla sequela del tempo in cui tutta una nuova annata profila il proprio progressivo avvicendamento.
“Capirola”, pure oggettivato nella rinomata sede scolastica di Leno (Brescia) che ne reca l’omonima dedicazione, ha anche nel 22 gennaio, la ricorrenza con la quale si pone alla ribalta il suo nome di battesimo, in una specifica menzione.

A parte il celebre liutista e stimato compositore che la sua località bresciana originaria ricorda istituzionalmente in una ufficiale intitolazione, la figura che, invece, incombe, nell’ultima decade del primo mese dell’anno, riguardo tale noto appellativo di antica tradizione, è quella di san Vincenzo di Saragozza, diacono e martire, vissuto nei primi secoli dopo la venuta di quel Cristo al quale, tale santo, ha reso lo strenuo sacrificio di una testimonianza di fede, concretizzatasi storicamente fino ad un estremo supplizio di espiazione.

Altri carismi inducono, nel calendario liturgico della Chiesa Cattolica, a coniugare il beneaugurante nome di Vincenzo al puntuale subentrare di altre personalità, ricordate in uno spessore esemplare, di volta in volta, prossime a definire le giornate rivolte all’altare eucaristico sia il 5 aprile, per quanto riguarda il religioso domenicano Vincenzo Ferreri, che il 27 settembre, secondo quanto attiene, invece, il sacerdote francese san Vincenzo de Paoli.

Mistiche referenze, nell’orbita di una solida e coerente vita cristiana, lungo lo strascico di una assecondata contestualizzazione umana, presente nel documentato repertorio di una riconosciuta abnegazione altruistica, spesa in un’intrinseca natura, messa a frutto nella determinata vocazione al ricondursi entro il richiamo fideistico verso una certezza sovrumana, capace di trasformare il senso della vita, nella codifica soprannaturale di quei contenuti che ne definiscono la più autentica e riuscita portata.

A tali figure se ne aggiungono altre, meno universalmente conosciute, ma comunque anch’esse interpreti dello stesso nome, assurto a ricorrenze conclamate, relativamente al tracciarne la specificità, entro quella simile titolarità che risulta nominalmente corrispondente alla recepita testimonianza di una significativa biografia d’eccezione.

Fra queste, ad esempio, all’otto di marzo, il beato Vincenzo Kadlubeck, vescovo di Cracovia e monaco cistercense del Tredicesimo secolo, come pure, una volta sopraggiunto il 7 agosto, il beato Vincenzo dell’Aquila, religioso francescano, vissuto fra il Quattrocento ed il Cinquecento, mentre, ancor più avvicinandosi ai nostri giorni, la palma della santità attiene, fra altri ancora dallo stesso nome, in capo al sacerdote san Vincenzo Grossi, celebrato, liturgicamente, il 7 novembre, giorno del suo “ritorno alla casa del Padre” nel pur lontano 1917, come, alla stregua, l’effettivo periodare evocativo di giorni appositamente dedicati anche ai suoi omonimi citati, è quella del compiersi ultimo del rispettivo pellegrinaggio terreno.

Questo aspetto verso il Cielo pare ispirarsi anche ai piani sottili di quel raffinato paradigma musicale, vissuto in tempi grami ed attraversato pure da Vincenzo Capirola, mediante la mistica compositiva della sua maestria, applicata in quell’ambito strumentale che, al liuto, aveva assegnato una valenza fondamentale, pure nell’eco di ulteriori sensibilità a lui vicine, come in una eterogenea sintesi vagliata dall’abilità del canto, emergente, fra altre testimonianze dell’epoca, da una interessante opera da manuale del 1558, intitolata “Introduttione facilissima et novissima di canto fermo, figurato, contraponto, semplice et inconcerto, per far fughe differenti sopra il canto fermo, a II, III et IIII voci et compositioni, proportioni, generi, s. diatonico, cromatico, enarmonico composta per Vincenzo Lusitano”, nella quale, è, fra l’altro, scritto, assecondando questa ideale vocazione ad una poesia di lettura del Creato, quale ambito di armonia segreta, testimoniata dalle manifestazioni che ne tralucono il mistero in uno sfondo elevato, che anche tale disciplina deriva “Pigliando per fondamento quello sopra il quale ogni Fabrica edificata cresce che è Christo (…)”, dal momento che non trattasi del procedere a “(…) ingrandire quel che Natura, o Fortuna fece grande, ma ciò che da sé è piccolo et debole (…)” alla mera apparenza degli occhi profani.