Le vittime sono in totale 108 persone, 24 morti e 84 feriti. Di queste le persone comuni estranee all’attività sono in totale 31, di cui 6 sono i morti, tra i quali 1 minore; dei 25 feriti 3 sono minori. Poi ci sono i cacciatori per un totale di 77, 18 morti e 59 feriti. Questi agghiaccianti dati non arrivano da un fronte di guerra, ma dalla stagione venatoria appena conclusa.

Anticipo che non ho personalmente nulla contro la pratica della caccia, naturalmente se svolta secondo le norme di legge, ma quando mi è capitato stamane di incappare nei dati finali delle vittime della stagione venatoria 2015/2016, ammetto che sono rimasto sconcertato.

Un  dossier completo su questi terribili fatti di casa nostra viene annualmente pubblicato dall’Associazione Vittime della Caccia. Nata a sostegno di chi riceve un danno morale, psicologico, materiale dai cacciatori, per se stessi, la propria famiglia, i propri animali e contro il massacro della fauna selvatica.

I dati raccolti nei 4/5 mesi della stagione venatoria seguono un criterio di ricerca, nel conteggio esclude da sempre casi di vittime per cadute, infarti o incidenti di altra natura che non siano le armi da caccia, o vittime in altri contesti. Sono esclusi dalla raccolta dati anche i casi di suicidio con armi da caccia, salvo se trattasi di minori di età.

Il dossier pubblicato annualmente raccoglie anche tutti quei casi intercettati da cui risultano gravi episodi di aggressioni verso terzi, violenza privata, pericolo per la sicurezza altrui, abusi, soprusi e furbate varie, commesse da coloro che hanno esercitato la caccia, in questa stagione venatoria conclusa.

La stagione della caccia inizia a metà settembre per terminare alla fine di gennaio, salvo deroghe regionali, a conti fatti sono quattro mesi e mezzo. Calcolando che non per tutti i giorni della settimana si può cacciare (di solito si ferma il martedì e venerdì), che la caccia inizia un’ora prima dell’alba sino al tramonto, che nelle giornate invernali le ore di luce sono poche, aggiungiamo che per alcune specie di cacciagione ci sono delle limitazioni temporali: il totale dei giorni effettivi di caccia sono realmente pochi. Come tra l’altro contestano i praticanti!

Ma 108 persone di cui 24 morti sono una cifra spaventosa, se consideriamo che sono coinvolte persone estranee alla pratica venatoria e, ancor più grave, minori. Credo che nessuno ad oggi possa stilare una statistica di quante sono con certezza le vittime sui fronti di guerra sparsi per il pianeta, ISIS compreso. Calcolando che la guerra non ha regole, si “pratica” 24 ore al giorno, per tutti i giorni feste comandate comprese. La stagione venatoria appena conclusa è caccia o guerra?

Alla “sbarra” c’è sicuramente l’uso irresponsabile delle armi, in mano a persone che non hanno la minima esperienza o abilità, incoscienza e mancanza dei minimi nozioni sulla sicurezza. Persone che mettono nei guai una pratica, quella venatoria, già sotto il mirino di coloro che vorrebbero la fine della caccia, ma soprattutto i loro “colleghi” che praticano la caccia in modo rispettoso e responsabile, con un uso della armi, perché di armi si tratta, con moderazione e coscienza.

Ecco in sintesi quanto pubblicato nel dossier sulla stagione venatoria 2015/2016 dall’associazione Vittime della Caccia: le vittime umane in questi ultimi 4 mesi e mezzo di stagione venatoria, i dati :

dati totali dei casi intercettati di vittime per armi da caccia e cacciatori

totale 108 persone, 24 morti e 84 feriti

gente comune: tot 31 – 6 morti di cui 1 minore e 25 feriti (3 minori feriti)

cacciatori: tot 77 – 18 morti e 59 feriti

ambito venatorio: totale 87 persone, 18 morti e 69 feriti

gente comune: tot 16 – 1 morto minore e 15 feriti (3 minori feriti)

cacciatori: tot 71 – 17 morti e 54 feriti

ambito extravenatorio: totale 21 persone, 6 morti e 15 feriti

gente comune: tot 15 – 5 morti e 10 feriti (1 minore morto e 1 ferito)

cacciatori: tot 6 – 1 morti e 5 feriti

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.