Ragazzola di Roccabianca (Parma). Sabato 18 febbraio alle ore 21.15 presso il Teatro di Ragazzola, va in scena lo Spettacolo vincitore della quarta edizione del concorso “I teatri del Sacro” dal titolo “Caino Royale“, con Andrea Bochicchio e Giovanni Longhin, regia Rita Pelusio e scritto da Domenico Ferrari, Rita Pelusio, Alessandro Pozzetti.

Uno spettacolo di comicità travolgente che affronta il tema del sacro con bruciante ironia e un pizzico di dissacrazione. La regia di Rita Pelusio e la brillante interpretazione dei giovani Andrea Bochicchio e Giovanni Longhin rendono molto coinvolgente la tematica affrontata: cosa sarebbe successo se Caino non avesse voluto uccidere Abele? E’ possibile per l’umanità non essere figlia di Caino e non usare la violenza? La storia è ben conosciuta: Caino e Abele, figli di Adamo ed Eva, sono due fratelli che vivono di agricoltura e pastorizia; entrambi offrono i sacrifici del loro lavoro come tributo a Dio ma solo quelli di Abele vengono accettati e Caino, accecato dall’invidia, porta il fratello con l’inganno nei campi e lo uccide, condannando al male tutta l’umanità.

Rita Pelusio e gli autori Domenico Ferrari e Alessandro Pozzetti non si lasciano sconfortare dalla natura apparentemente intoccabile del racconto e tramite un lavoro di scrittura a sei mani smontano la storia nelle sue componenti per offrire un’inedita chiave di lettura pronta a ribaltare ogni certezza dello spettatore proponendo una carambola di argomenti di attualità, situazioni imprevedibili e accenti dialettali diversi, in un avvicendarsi di battute acute e giochi di parole, smorfie mimiche e gestualità corporea tra le quali emergono due visioni contrapposte della vita: Abele avverte la necessità di quell’atto per avviare un’umanità focalizzata sulla competizione, sulle sopraffazioni, per arrivare al massimo della civiltà, alla giusta punizione. Caino, invece, vive bene, non trova motivo per essere invidioso del fratello e continua a porsi domande; il suo sguardo pulito e ingenuo sul mondo fanno emergere le storture della nostra civiltà.