Le alte temperature di questi giorni riaccendono il tema del cambiamento climatico. In Italia come nel resto del mondo, fenomeni metereologici intensi e spesso di breve durata, come piogge, grandine e allagamenti si accompagnano al surriscaldamento dei mari e degli oceani, spesso con gravi problemi per le attività produttive come l’agricoltura e la pesca.

La ragione di tutto questo secondo la maggior parte degli studi accreditati risiede nell’aumento di emissioni di CO2, un gas serra responsabile dell’innalzamento termico del pianeta.

La necessità di azzerare entro il 2050 le emissioni di gas serra è stata ribadita di recente anche da un documento firmato da diversi Paesi Europei, ma tra questi l’Italia non c’è.

E mentre la temperatura continua a aumentare, gli esperti di clima litigano a suon di peer rewiev e indirizzano petizioni direttamente al presidente Mattarella, al primo ministro Conte e ai presidenti di Camera e Senato.

Nelle settimane scorse un comitato scientifico di otto accademici con a capo il professor emerito di Geologia Applicata, Umberto Crescenti dell’Università di Pescara, ha firmato la Petizione sul riscaldamento globale antropico nella quale si invitano i responsabili politici a riflettere sul fatto che il riscaldamento globale non si può attribuire con certezza all’attività umana.

La risposta è arrivata il 7 luglio, sullo stesso campo di battaglia: un secondo comitato composto da più di 300 tra accademici, scienziati e intellettuali ha inviato una lettera aperta dal titolo “Il Riscaldamento Globale è di origine antropica”, in cui si attribuisce chiaramente all’uomo la responsabilità dell’innalzamento dei livelli di CO2 nell’atmosfera. La contro-iniziativa, promossa dal professor Roberto Buizza, ordinario di fisica alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha raccolto fino ad oggi più di 15 mila adesioni su change.org e il numero dei firmatari continua a crescere al ritmo di circa mille al giorno.

Il gruppo di Umberto Crescenti, composto “da cittadini e uomini di scienza”, sostiene che l’uomo sia responsabile solo in piccola misura del cambiamento climatico e che il mondo si autoregoli producendo livelli più o meno alti di CO2 in modo del tutto naturale.

Nel testo della petizione, dopo una lunga dissertazione storico-geologica sulla ciclicità delle glaciazioni, vengono descritti i nessi causali tra l’aumento della temperatura e l’emissione di anidride carbonica e criticate le previsioni allarmistiche di quanti del mondo scientifico – come quello allineato alle posizioni delle Nazione Unite, ad esempio – utilizzano “modelli di analisi che sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale, soprattutto quella indotta dal sole, dalla luna, e dalle oscillazioni oceaniche”.

Il testo suggerisce inoltre che è necessario combattere l’inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della “scienza migliore” e conclude: “Posta la cruciale importanza che hanno i combustibili fossili per l’approvvigionamento energetico dell’umanità, suggeriamo che non si aderisca a politiche di riduzione acritica della immissione di anidride carbonica in atmosfera con l’illusoria pretesa di governare il clima”.

Per contro, nella lettera aperta di Buizza si chiede ai politici di seguire l’esempio di molti paesi europei e di agire sui processi produttivi e di trasporto, trasformando l’economia in modo da raggiungere il traguardo di “zero emissioni nette di gas serra entro il 2050”, per affrontare e risolvere la questione del climate change.

“Il problema dei cambiamenti climatici è estremamente importante e urgente, per l’Italia come per tutti i paesi del mondo. Politiche tese alla mitigazione e all’adattamento a questi cambiamenti climatici dovrebbero essere una priorità importante del dibattito politico nazionale per assicurare un futuro migliore alle prossime generazioni”.

Buizza fa anche esplicito riferimento alla lettera del gruppo scientifico del professor Crescenti che definisce “un gruppo formato quasi esclusivamente da non-esperti sulla scienza dei cambiamenti climatici (come comprovato dai loro curricula di pubblicazioni scientifiche in riviste internazionali), in cui è stato messo in discussione con argomentazioni superficiali ed erronee il legame tra il riscaldamento globale dell’era post-industriale e le emissioni di gas serra di origine antropica”. Le firme, ovviamente, continuano.