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Questione di colore. Se non si fosse pensato alle tonalità di certi pigmenti, forse non ci sarebbero stati alcuni fatti inerenti la colorazione dell’epidermide, come oggetto di un qualche nesso intercorrente fra i particolari apparsi nell’ambito di quegli espliciti riferimenti dai quali il tipo di colore ha ispirato la materia per altrettanti pronunciamenti.

Particolari curiosi, presi nella dinamica di quanto era stato poi documentato fra le cronache di oltre un secolo fa, attraversate, fra l’altro, dalle personali manifestazioni di un desiderato cambio di pelle.

Fra queste manifestazioni, emerse in quel lontano 1904, della pelle si era circostanziato il pensare di mutarle il colore, prendendone un altro, rispetto all’originale versione cutanea, ovvero, avere rispettivamente agito nella specificità di chi si tingeva di scuro per rifarsi ad esponenti autoctoni di altri continenti e chi, invece, tale esotica accezione la voleva barattare a favore di una più diafana caratterizzazione.

Che il colore, potesse agitarsi in un’inconscia combinazione, ispirata a certe dicotomiche tendenze convenzionalmente stabilite fra il bianco ed il nero, sembra abbia, in un qualche modo, avuto, in parte, a che fare con la mente avvinazzata del protagonista di un accaduto imprestato a quel folclore popolare, pure, anch’esso, a suo modo, percepibile in uno sfondo coloristico, che il 9 marzo 1904 appariva in quell’edizione quotidiana della stampa locale che, al giornale “La Provincia di Brescia”, risultava essere assegnata: “Voleva essere un abissino. Francesco Coltrini, d’anni 38 venditore di pasta, domiciliato nella nostra città, ed abitante in un casa che non ha tetto, seguendo le “divine leggi di Bacco” e l’abitudine sua si ubriacò pure ieri. Quando i fumi del vino gli salirono alla testa ottenebrandogli gli occhi, egli si tinse di nero il viso ed uscì nella via gridando che egli era un “africano capace di sterminare ogni cosa”. Ma capitarono presto i vigili i quali ridussero al silenzio l’impenitente ubriacone accompagnandolo in Questura dove questa notte avrà certo potuto smaltire la potente sbornia”.

Il colore, qui aggiudicatosi l’ebbra fantasia del calzare il ruolo reputatogli da chi lo aveva ricercato nel dipingersi il volto, secondo il metaforico cambio di pelle da lui percepito nei panni di una figura immaginata, sembra abbia presupposto un’altra sorta di trasformazione, mediante il presunto percorso sperimentale, invece, dedicato al poter intervenire su una sorta di indotta metamorfosi dell’epidermide che, disinvoltamente, si addentrava nello stesso tema, secondo l’idea di poter scegliere un cambio di pigmentazione pertinente.

Con le parole usate nell’epoca, sottoscritte in un articolo divulgativo da un non meglio identificato “Dottor Gamma” e che, tra queste righe con le quali si rievocano, risultano solo trascritte, nel merito, cioè, della citazione tratta dal quotidiano “La Sentinella Bresciana” di giovedì 11 febbraio 1904, pare che ci fosse, in quei giorni di inizio secolo, qualcuno d’oltreoceano che ipotizzava fosse possibile occuparsi della pelle della gente di colore, mirando a connaturarla alla resa cromatica di tutt’altro tenore, rendendo implicita testimonianza di come quest’argomento avesse, allora, anche un dato tipo di pronunciamento azzardato, secondo le congetture partorite dallo stereotipo di una corrispondente visione: “Attendendo l’epoca gioconda in cui si apriranno queste officine di riparazione del genere umano, si è felici di constatare fin d’ora, come la scienza medica sia in grado di praticare una operazione ritenuta fin qui irrealizzabile: l’imbiancatura dei negri. E’ vero che tutto questo avviene in America e, apparentemente, sotto il patronato del negrofilo presidente Roosevelt. A dire del corrispondente del “Temps”, un medico dello stato “Indiana”, il dottore Hill, è sulla via di giungere a questa trasformazione. La sua formula è fra le più semplici: voi prendete una negra “in a family way”; voi la chiudete in una camera rischiarata unicamente da vetri rossi e col mobilio dello stesso colore. La ammalata stessa, i medici e gli infermieri, sono ugualmente vestiti di rosso. “Ed ecco perchè vostra figlia sarà bianca” dice con gran convinzione il pratico, alla mamma futura. La cosa è la le più semplici e chiare. Quanto alle pelli rosse, tutto induce a creder che per imbianchirle, bisognerà aver cura di fare loro volere la luce attraverso il nero, se è lecito esprimersi così. Intanto, si conta assai, sopra il successo del dott. Hill che, se l’attesa sarà giustificata, non tarderà a far furore nel mondo intiero, (…)”. Dottor Gamma”.

Intanto, per la pelle, anziché, mutarle il colore, la pubblicità dell’epoca si esplicava nel dettagliare i prodotti per una sua possibile miglior conservazione, come, ad esempio, nel caso delle inserzioni pubblicitarie pubblicate da “La Provincia di Brescia” il dieci marzo di quell’anno, 1904, tra le quali, “Prax’s Gentilia Emollient Preparation of Glycerine & Honey for the skin”, prodotto d’importazione inglese, in quei giorni disponibile al civico 11 di via Manzoni di Milano, presso un tal menzionato Pegurri Antonio, mentre il giorno seguente, ancora per la pelle, era indicata sul giornale, unitamente allo sbandierare sedicenti benefici valevoli pure per “malattie delle stomaco”, per “malaria”, per “diabete”, per “nevrastenia”, per “esaurimenti”, la testualmente presentata “Acqua naturale Roncegno”, per la quale, come “concessionari esclusivi per l’Italia”, erano indicati “A. Manzoni e C. Chimici – Farmacisti Milano, San Paolo 11”, relegando la concezione d’uso riservata al colore, nella fattispecie del prodotto, pubblicizzato in fondo pagina, con il nome di “Inchiostro Indelebile”, quale ipotesi di risolversi per una qualche colorazione, non certo dell’epidermide, ma “per marcare la biancheria. Lire 1 per flacone”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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