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Berzo Inferiore, Valle Camonica, Brescia. Il campanaccio è uno strumento di lavoro, ma anche di rito e di grande valore estetico e identitario per pastori e allevatori, elemento insostituibile del paesaggio sonoro alpino.

Bienno è stata per secoli la patria dei campanacci delle Alpi lombarde, grazie ai saperi dei forgiatori locali. Nell’ambito dell’edizione della Fiera della Sostenibilità Alpina, da venerdì 1 a domenica 3 giugno il 4° festival dei Suoni Pastorali “ Cutìn Cutela – Paesaggi sonori Camuni”.Mentre la Val Camonica si prepara ad un week end all’insegna della melodia dei campanacci, quelle note caratteristiche dei monti da  tempi remoti, in Valtellina succede un fatto a dir poco bizzarro, figlio dei nostri tempi, dove persino la “melodia” dei campanacci delle mucche creano dissidi da condominio, che ha scomodato persino l’arma dei carabinieri. Ne riporta la notizia il sito MountCity, ripreso dal quotidiano Il Giorno.

Ecco la cronaca del bizzarro fatto da MountCity: “Arriviamo in massa con la trombe da stadio…e vediamo cosa è il rumore”, è uno dei tanti commenti in Facebook alla notizia diramata l’11 maggio 2018 dal quotidiano Il Giorno.

Risulta, ed è incredibile, che gli uomini dell’Arma siano intervenuti in Valtellina, a Castello dell’Acqua per informare un allevatore che i campanacci delle sue mucche (una quindicina di capi presenti in un prato in affitto a pochi metri dalla sua abitazione, in contrada Le Otte) danno particolarmente fastidio a sconosciute orecchie. All’allevatore sono state prospettate due soluzioni: o togliere immediatamente i campanacci dal collo delle mucche, oppure coprirli con della carta, per silenziarli.

Ciò accade, è il commento de Il Giorno, fra prati verdeggianti e montagne dove certe melodie dovrebbero invece rappresentare un valore aggiunto, essere accolte e non combattute. L’allevatore ha 27 anni, si chiama Davide Gregorini e si dichiara irremovibile. “Sono pronto ad andare in tribunale”, ha detto dopo aver ricevuto la visita dei carabinieri. E in ogni caso i campanacci alle sue mucche non li leva per nulla al mondo.

E’ incredibile, ma neanche troppo, che ciò oggi accada in una montagna il cui silenzio è troppo spesso lacerato dalle marmitte degli impuniti mezzi fuoristrada – moto da trial o quad che siano – e dove ancora “l’ascolto dell’impercettibile permette il rivelarsi del profondo” come annota Franco Michieli nel suo bellissimo libro fresco di stampa opportunamente intitolato “Andar per silenzi”. L’impressione è che saremo in tanti a schierarci con ogni mezzo per le mucche di Davide e i loro campanacci. Se proprio guerra avesse da essere.”

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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