Voleva arrivare in Argentina, ma, dopo tutto un viaggio fortunoso, si era ritrovato a Genova,  imprevista tappa sulla via del ritorno in quel di Medole, da dove era partito solo qualche giorno prima, per emigrare all’altro capo del mondo. Il lontano Paese sudamericano per lui si era concretizzato nell’Albergo dell’Argentina, alla Salita San Paolo, fra i caruggi genovesi, che la sorte gli aveva riservato nella curiosa coincidenza della denominazione in capo a quella struttura ricettiva, sperimentata in una fugace sistemazione peregrina, fuori programma, rispetto alla sperata destinazione sfumata nel nulla, dopo il mancato obiettivo della propria trasmigrante e perentoria risoluzione di andare a cercare miglior fortuna altrove.

Ecapo_palos‘ la storia di chi, fra i tanti naufraghi del piroscafo Sirio, è stato fra gli scampati alla tragedia di un drammatico incidente di navigazione che, nell’agosto del 1906, aveva avuto come teatro le acque del Mediterraneo, in faccia alla costa spagnola di Capo Palos, con l’affondamento di quella nave carica di emigranti, partita da Genova per raggiungere l’Argentina, che aveva come nome quello della stella luminosa mattutina.

“Sirio”, astro nascente prima del levare del sole, quasi ad annunciarne la luce in una pienezza di massimo fulgore, dalle ineffabili costellazioni astronomiche, era implicitamente evocato sulle rotte marine, immedesimandosi nel nome di quel transatlantico che, dopo tanti anni di navigazione, si era sfasciato su alcuni insidiosi bassi fondali rocciosi, incontrati lungo la rotta seguita in prossimità del litorale spagnolo, inabissandosi lentamente fra i flutti e depositandosi, al fine, nel buio di un’ottenebrata e di una massificata esalazione.

“Alla larga dal mare” pareva, fra l’altro, che commentasse il ventenne Luigi Boni, intervistato sulla prima pagina de “La Provincia di Brescia” di sabato 18 agosto 1906, mentre era a rifocillarsi alla “Trattoria del Serraglio” nel capoluogo bresciano, quando, ormai già lasciata Genova, stava portando a Medole il bagaglio di un’esperienza difficile da dimenticare, come sembra di sentirlo affermare, nel leggere gli interessanti stralci di una cronaca ispirata a dare voce alla sua vicissitudine singolare: “Il sig. Boni – il quale confessa di essere rimasto turbato talmente che non tenterà più alcun viaggio sul mare, specialmente se diretto all’America, neppur se dovesse diventare milionario – ci ha detto: – il mare era quieto e al momento dell’urto non vi era nebbia. Mi si disse che il “Sirio” doveva sfasciarsi anche prima. E molti emigranti – quelli che più profondamente sono rimasti scossi dal terrore del naufragio, dicono che il bastimento sia stato gettato appositamente sugli scogli (!!!). Coloro che così dicono – a dimostrazione del proprio asserto – adducono che in quella notte, limpida, era acceso il faro che segnala ai naviganti gli scogli e che il “Sirio” prese la rotta proprio verso il faro. Sarebbe difficile, anzi impossibile trovare un colmo più…colmo di questo!!! Qui è finita l’intervista con il Boni il quale iersera è partito col tram per Mantova. Egli, prima di imbarcarsi per l’America, lavorava la terra: era diretto a Morteros (nel territorio di Buenos Ayres) per impiegarsi in qualità di commesso presso il sig. Oreste Candrina di Castiglione delle Stiviere che a Morteros ha un emporio di mercerie”.

Fra i destini incrociati di questi due personaggi, sembra si sia delineata anche una mancata partenza, da parte del medesimo commerciante mantovano, che pure ha avuto in sorte di essere citato nella cronaca di quei giorni, per quanto, sulla prima pagina del quotidiano “La Provincia di Brescia” di mercoledì 8 agosto 1906 è stato considerato espressamente, nel merito di una fortuita combinazione per la quale, in riferimento ad uno scampato pericolo, si è trovato ad essere accennato: “Un caso curioso. Sirmione, 7. Trovasi in cura alla Stabilimento balneare il signor Candrina di Castiglione delle Stiviere, colla sua signora, il quale doveva imbarcarsi sul vapore “Sirio”. Egli aveva già accaparrato i posti per recarsi in America. Otto giorni prima della sua partenza fu preso da forti dolori reumatici e dovette rinunciare al viaggio per portarsi a queste cure”.

sirio_naufragioCon a bordo numerosi passeggeri, per la stragrande maggioranza emigrati, in quota parte imbarcati a Genova ed, in un altro contingente, accolti a Barcellona, pare potersi dedurre che il piroscafo “Sirio”, costruito nel 1883 in un cantiere inglese, formato a doppio fondo, lungo circa centoventi metri e largo poco più di una dozzina, con una capacità di quattromila tonnellate, viaggiava,  tenendosi vicino alla costa per poter essere raggiunto da altra gente da imbarcare che non fosse stata, nel frattempo, in grado di raggiungere i principali porti d’imbarco.

Una prima ricostruzione ufficiale di quanto avvenuto nel pomeriggio del 4 agosto 1906, nelle acque spagnole prospicienti la città di Cartagena, era affidato all’informazione riportata anche da “La Provincia di Brescia” del 7 agosto 1906: “Al Ministero della Marina si crede  che il disastro del “Sirio” sia avvenuto per un errore di rotta: non per imperizia, ma in un momento di distrazione da parte di chi lo governava. Lo scoglio contro cui il “Sirio” urtò è notato con precisione sulle carte. Il capitano si sarebbe tenuto stretto verso la costa per economizzare qualche miglio di percorso: ma, invece di correre parallelamente alla scoglio, vi sarebbe andato contro”.

Nel seguito dell’articolo, appaiono altri dettagli connessi al servizio di trasporto che, pur concernendo anche passeggeri di prima e di seconda classe, riguardava soprattutto quanti si spostavano alla conquista delle condizioni per potere forse sistemarsi in tali categorie di viaggio ed, in un’estrema economia, affidavano le sorti di un cambiamento da incominciare attraverso un lungo viaggio in mare, per raggiungere le terre dove pensare di poter trovare più facilmente e proficuamente da mettersi a lavorare: “Il comm. Malnati, commissario per l’emigrazione europea, dichiara che gli emigranti imbarcati sul “Sirio” erano per la maggior parte delle provincie del Piemonte e pochi dell’Austria. Tutti emigranti temporanei. Quest’anno, a differenza degli anni passati, il numero degli emigranti fu straordinario. Pochi giorni prima del “Sirio” erano partite il “Mendoza” e il “Plata” con 1100 emigranti ciascuno. Il numero degli emigranti quest’anno non è mai stato raggiunto negli anni precedenti. La “Vita” pubblica l’elenco dei passeggeri di terza classe, imbarcati sul “Sirio”. Fra essi vi sono: un bresciano, certo Pietro Gregorini, – una veronese certa Attilia Guatelli – e due di Casalmaggiore, certo Maffezzoli Paolo con la moglie Luigia”. 

Dopo Genova e Barcellona, il percorso della nave avrebbe dovuto riguardare Cadice, San Vincenzo di Capo Verde, Montevideo e Buenos Aires, mentre l’esito del tragitto si era rivelato essere descritto nell’immagine sommaria invece suscitata dalle parole usate fra le notizie in stampa su “La Provincia di Brescia”, nell’edizione del Ferragosto di quell’anno di inizio Novecento, riferendo da “Cartagena, 14, mattina. Ieri il Sirio si tagliò in due. La poppa è colata a fondo; la prua è rimasta fra gli scogli e bilanciasi a fior d’acqua”.

L’epilogo inarrestabile dell’agonia di questa nave di proprietà della “Compagnia di Navigazione Italiana” che, all’impatto con le scogliere, era rimasta inesorabilmente danneggiata sullo scafo di poppa, mentre, per quest’effetto, la sua prua si innalzava, era stato preceduto dalle dirette conseguenze ricadute sull’incolumità dei passeggeri, oltre che, fra le numerose altre implicanze, sui trenta sacchi di corrispondenza, andati perduti, rispettivamente destinati a Montevideo, Buenos Ayres, Rosario di Santa Fè ed Asuncion nel Paraguay, tanto che, una stima parziale, era già emersa da quanto era stato fatto trapelare dall’organo di stampa accennato, il 10 agosto: “Il totale dei superstiti del “Sirio” finora conosciuto sarebbe di 522. Mancherebbero 270 persone”.

Una cifra destinata, purtroppo, a crescere di molto e ad essere documentata dai dati successivi che avrebbero ufficialmente riguardato anche la scomparsa, fra gli altri, di otto frati e del vescovo di San Paolo del Brasile, mons. Josè de Camargo Barros che era andato “in visita ad limina” da papa Pio X, mentre il vescovo di Parà, mons. Mercandes, si era invece salvato, affidando poi un suo breve racconto, di quei tragici frangenti, ad uno scritto ripreso, in seguito, dalla stampa, anche bresciana, il 9 agosto per “La Provincia di Brescia”: “Al momento del naufragio stavo insieme col vescovo di S. Paolo: entrambi ci siamo dati a vicenda l’assoluzione, come l’abbiamo data a molte persone che ci circondavano domandando misericordia. Ad un tratto fummo sommersi: quando tornai a galla non vidi più il vescovo di S. Paolo. Sebbene vestito, lottai quattro ore contro le onde, e fui finalmente salvato da un pescatore che aveva salvato con me altri dodici naufraghi. Il segretario del vescovo di S. Paolo è salvo. Era imbarcato anche il reverendo Natter di Buckfast (Inghilterra)”.