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Nave, Val Trompia, Brescia. Le ragioni dello sfondamento di Caporetto da parte degli austriaci non sono del tutto note, almeno al grande pubblico, che associa immediatamente questo nome al concetto di disfatta e disastro totale.

Se ne parla venerdì 10 novembre alle ore 20.45 alla sala civica XXVIII Maggio di Nave. Conferenza a cura di Mauro Avanzini in occasione del centenario della battaglia di Caporetto, in collaborazione con Il Cai Sottosezione di Nave e gli Amici di Villa Zanardelli.

Quando si parla di Caporetto si pensa sempre come ad una “disfatta”, infatti è diventata il simbolo di tutte le sconfitte. Questo non è proprio corretto, come sottolineano anche le parole del Capo di Stato Maggiore della Difesa Graziano riportate recentemente in un’intervista:

«Fu una gravissima sconfitta. Che portò alla vittoria. Senza Caporetto non ci sarebbe stata Vittorio Veneto. L’esercito si riprese. Accadde una cosa mai accaduta, né prima né dopo: il Paese intero scese in guerra. E, brutto a dirsi, cominciammo a odiare il nemico. Capimmo che era in gioco la sopravvivenza dell’Italia. Fu la nascita, o la rinascita, della nazione».

La disfatta di Caporetto ci costò circa 12.000 morti, 30.000 feriti e 265.000 prigionieri, nonche’ un clima di caos, distruzioni, razzie e violenze gratuite che seguirono al dilagare del nemico, ora realmente “invasore”, in tutta la pianura veneta.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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