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Carlo Magno, in Valle Camonica.
Un itinerario per ripercorrerne i passi, in questa parte del territorio bresciano.
Sulle tracce del suo verosimile percorso, presumibilmente effettuato tra le vette camune, esiste un’apposita mappatura delle tappe rispettive che ne proporzionano la serpiginosa misura, secondo un cammino di circa un centinaio di chilometri, tramandato dal patrimonio locale di un leggendario resoconto storico, narrato in un’approssimativa ed in una frammentaria orditura.

Il cammino del testualmente codificato “Cammino di Carlo Magno in Valle Camonica” congiunge il 2019 con l’anno precedente della sua raggiunta definizione, in un promettente biennio di riuscita attuazione, anche accompagnato da proposte divulgative, per rivelarne l’affascinante caratterizzazione, come la sua presentazione avvenuta a Brescia, nella sede culturale del Mo.ca, per il tramite di una conferenza pubblica, organizzata dal “Touring Club Italiano”, con la partecipazione di Andrea Grava e di Antonio Votino che, in tutto e per tutto, hanno, fra l’altro, curato, nell’ambito di un loro studio pregresso, una particolareggiata individuazione del presunto passaggio dei re dei Franchi nella terra camuna.

L’evento, introdotto e concluso da Silvano Nember, “Console del Touring Club Valle Camonica”, ha consentito ai due relatori di documentare il proprio lavoro effettuato in materia, con il concorso di un gruppo di appassionati delle attrattive connesse sia alla sfida, in generale, dei percorsi da effettuare a piedi, che, ancor più, alla specifica peculiarità di una antica leggenda, mai del tutto smentita e mai del tutto confermata, come quella del monarca carolingio che, nell’Ottavo secolo dopo Cristo, dopo aver sconfitto i Longobardi a Pavia, si sarebbe inoltrato fra i territori alpini, in seguito all’essersi diretto, attraverso il territorio bergamasco, a Lovere, e da qui, aver affrontato la Valle Camonica, estirpando i residui di resistenza longobarda e dando la propria impronta alla popolazione ancora pagana, da convertire alla cattolicità romana.

Da Lovere a Ponte di Legno, anche se l’ambizione pare sia costituita dall’intento di arrivare fino al Tonale, dal momento che, pare, che Carlo Magno abbia poi proseguito ancora più a nord, passando nel Trentino, questo cammino consta di 94 chilometri, proposti in cinque tappe, così suddivise: Lovere – Boario Terme, Boario Terme – Breno, Breno – Grevo, Grevo – Edolo, Edolo – Ponte di Legno.

Nell’insieme delle località accennate, unitamente a quelle che le stesse vanno ad abbracciare nei pressi del loro circostante territorio, i relatori hanno evidenziato le tipicità relative all’epoca antica in questione, rispetto al territorio valligiano, precisando che la leggenda, inerente il passaggio di Carlo Magno nella valle dell’Oglio, sebbene sia a lui postuma, nel risalire a qualche secolo dopo la sua morte, si riconduca, comunque, ad interessanti elementi di riscontro, rilevabili nelle zone coinvolte nel cammino stesso.

Fra questi, il dato di fatto che molte importanti chiese del posto abbiano effettive radici in pre-esistenti fortificazioni longobarde ed anche il conclamato apporto di un’autentica tradizione locale, per certi curiosi aspetti ispirata alla figura del re Carlo Magno, sopravvivente con tanto di una esplicita considerazione verso ciò che accompagna i santi Glisente, Cristina e Fermo, venerati in zona, nel confronto dei quali, opinione diffusa, tramandata dalla storia, è che fossero paladini del re dei Franchi, al suo seguito in Valle Camonica, dove si sarebbero, però, fermati, divenendo eremiti, ciascuno in un proprio sperduto e remoto romitaggio.

La loro immagine è espressa in un affresco presente nella chiesa di san Lorenzo di Berzo Inferiore, mentre, a detta dei medesimi relatori, pare che l’intera rappresentazione, analogamente artistica, riguardante il percorso carolingio in valle sia custodita nella Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, in una cura che la preserva, al momento, dall’esposizione al pubblico.

Nel dispiegamento, sul piano attuale, di questa leggendaria spedizione di Carlo Magno, in un’odierna fedele riproposizione escursionistica e culturale, si profila questa opportunità d’approccio al territorio prossimo, infine, anche alla Valtellina ed alla terra trentina, sullo stile dei “cammini”, pure devozionali, altrove maggiormente conosciuti: “L’itinerario integralmente segnato, indica anche luoghi di sosta e di pernottamento, oltre a precisare le giacenze artistiche, ambientali ed enogastronomiche, largamente presenti lungo il tracciato”.

Un itinerario che include una propria convinta disponibilità all’adattamento, non solo, per la ricorrente variabilità del suo strutturarsi in divenire, comprendendo, ad esempio, anche larghi tratti su strade urbanizzate compromesse dal traffico veicolare, ma anche il tener conto delle condizioni stagionali del meteo che, ad esempio, nel periodo invernale, ne sconsigliano l’attuazione, almeno per l’ultima tappa, puntualmente legata all’incombere della neve.

Una sfida diversa, rispetto a quella agguerrita, attribuita, in zona, a Carlo Magno, sconfinata, dal tracciato, per lo più aderente all’antica via Valeriana, nella leggenda persa nel tempo andato e divenuta, solo di recente, un’ispirazione per approfondire le amenità di una serie di luoghi camuni, inseriti nella proiezione di un percorso che è costellato da indicazioni “coronate”, essendo che, il simbolo utilizzato sulla via per tracciare l’evolversi di tale cammino, è quello dell’immagine di una corona bianca stilizzata, entro una sottile circonferenza di pari colore, su campo rosso, oppure, in altri punti del medesimo itinerario, la scritta allusiva del re dei Franchi, nelle sue iniziali, “C M”.

E’ questa, la, chiamata in altro modo, “via di Carlo Magno”, da poter svolgere a piedi, pure usufruendo di un’apposita credenziale, scaricabile dal sito internet preposto a tale iniziativa, come si suole fare per manifestazioni del genere, nel risultare codificata, anche nella convergenza di utili convenzioni, usufruibili sul territorio dai parte dei partecipanti, in un appannaggio ufficiale, pari alle aspettative degli amanti del settore, contestualizzato in mete prestigiose, raggiunte in un lontano altrove.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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