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Dopo l’allarme dell’Oms sulla connessione fra il consumo di carne e l’insorgere di tumori, ieri è stata una giornata no per le macellerie: i consumi, dicono in Confesercenti, sono scesi del 20%.

Facile prevedere che entro un paio di giorni torneranno a livelli della scorsa settimana.

La ragione? Sapevamo già un po’ tutti che la carne, soprattutto quella che esce dagli allevamenti intensivi, non è proprio un toccasana.

Umberto Veronesi, che di mestiere fa l’oncologo e che è vegetariano da sempre, l’ha detto e ridetto.

E le ultime inchieste della magistratura (vedi il macello Italcarni di Ghedi) confermano che dagli allevamenti fra maltrattamenti e farmaci illeciti, non ne viene fuori un prodotto di qualità.

E poi c’è la scarsa informazione su quanto effettivamente costi al pianeta e a tutti noi (per non parlare degli animali) un consumo di carne sempre più alto.

Manca una presa di coscienza complessiva che va al di là dell’etica (non uccido né mangio animali) o di salute (non mangio carne perché ho paura di ammalarmi).

Attualmente ogni anno nel mondo si macellano 58 miliardi di polli (in assoluto la carne più consumata), 2,8 miliardi di anatre, quasi 1,4 miliardi di suini, 654 milioni di tacchini, 517 milioni di pecore, 430 milioni di capre, 296 milioni di bovini.

Animali-macellati

Sono dati della fondazione tedesca Heinrich Boll e di Friends of the Hearth, e raccolti nel “Meat atlas” (Atlante della carne).

Il problema è che il consumo di carne è destinato a crescere di circa il 73% entro il 2050, mentre quello dei prodotti caseari vedrà un incremento del 58%.

Aggiungetevi questo dato: secondo le statistiche della Fao, nel 2010 sono state consumate 286 milioni di tonnellate di carne, ovvero 42 chili annui a testa per ogni abitante del pianeta. Ogni cittadino americano mangia in media 120 chili di carne all’anno, quasi il triplo della media mondiale e quasi il quadruplo della media dei Paesi in via di sviluppo, fermi a 32 chili.

Il problema è anche economico e del potere finanziario delle multinazionali della carne.

Il più grande produttore di carne del mondo si chiama JBS,è una società fondata nel 1953 che ha sede in Brasile. Il suo fatturato è di circa 38 miliardi di dollari l’anno, una cifra più o meno pari al PIL dell’intera Bulgaria.

Ed è una questione ambientale e di risorse non eterne: per ottenere un chilo di bistecca di bovino sono necessari più di quindicimila litri d’acqua nell’intero ciclo produttivo. Più o meno l’equivalente di 110 vasche da bagno.

Vi bastano questi dati per capire che è molto meglio dirottare lo scontro fra carnivori e vegetariani invece che affrontare una questione di carattere mondiale e vitale per tutti?

Qui di seguito un po’ di articoli usciti in questi giorni in Italia e all’estero. Per saperne di più. Per un consumo consapevole. 

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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