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Brescia. Venerdì 25 novembre alle 18.30 la Fondazione Berardelli presenta il volume “Caro Arturo…” dedicato all’artista Arturo Vermi: una raccolta di lettere e scritti sull’artista, a cura di Anna Rizzo Vermi.

La serata comprenderà anche una performance tratta da un’idea di Arturo Vermi in suo omaggio, col coinvolgimento del pubblico e condotto dalla signora Anna Rizzo Vermi.

Arturo Vermi nasce a Bergamo nel  1928 e muore a Paderno d’Adda nel  1988. Di formazione autodidatta, rivela nelle prime esperienze pittoriche, datate 1950, un afflato con l’Espressionismo tedesco. Nel 1956, entrando in contatto con le istanze innovatrici che gravitano intorno al quatiere di Brera a Milano, il suo lavoro muove verso un ambito informale: in questo periodo conosce Costantino Guenzi.

Dal 1959 soggiorna per un biennio a Parigi dove frequenta diversi ateliers. Nella capitale francese si lega con affettuosa amicizia a Beniamino Joppolo. Nel 1961 torna a Milano dove con Ettore Sordini e Angelo Verga fonda il Gruppo del Cenobio, integrato poi da Agostino Ferrari, Alberto Lucia e Ugo La Pietra. Nel 1964 risiede al Quartiere delle Botteghe di Sesto San Giovanni dove con altri pittori cerca di riportare nella vita quotidiana le esperienze artistiche. Contemporaneamente, con un contratto che lo impegna per una lunga serie di esposizioni, si lega all’architetto Arturo Cadario. Nel 1967 frequentando Lucio Fontana approfondisce quel concetto di spazio che successivamente rifluirà nella propria opera.

Il 1975, definito da Vermi anno “Lilit”, è pietra miliare sia nella sua vita che nel suo lavoro: ha infatti inizio quella proposta di felicità che lo porterà alla redazione del primo numero di “Azzurro” e del “Manifesto del Disimpegno”. Trasferitosi a Verderio, in Brianza, nel medesimo anno il Ministero della Pubblica Istruzione commissiona un documentario sulla sua opera da utilizzarsi quale supporto didattico per le scuole superiori.

Nel 1978 riprende e amplia tematiche e concetti espressi nel “Manifesto sul Disimpegno”: un secondo numero di “Azzurro” viene distribuito nel corso della Biennale di Venezia. Lo stesso anno imposta quel lavoro di orbamento e rifruizione che poi confluirà nel ciclo di grandi tele “Com’era bella la Terra”. Nel 1980 progetta e incide “La Sequoia”, una sorta di comandamenti che, l’anno successivo nel corso di un viaggio in Egitto con Antonio Paradiso e Nanda Vigo, restituirà a Mosé sul monte Sinai. Nello stesso anno il suo lavoro s’incentra sulla suite “I Colloqui “che presagirà l’avvento di un’opera di felicità: “L’Annologio”.

La Fondazione Berardelli nasce nel novembre del 2007 per volontà di Paolo Berardelli, con la finalità di far conoscere il movimento artistico della Poesia Visiva, attraverso l’organizzazione di esposizioni, incontri e seminari e la pubblicazione di monografie dedicate ai suoi maggiori esponenti.