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Brescia – Alcuni fatti, documentati dalle cronache del tempo, possono riproporsi a ricorrenza quando assommano nel ricordo un certo numero di anni tondi di cifre a misura di un secolo. Ne riferiscono gli elementi per tratteggiarne i minuti dettagli dell’intero insieme di quanto accaduto, i giornali di cento anni fa che, nella veste editoriale del quotidiano “Il Cittadino di Brescia”, si fanno elementi di informazione riguardo due avvenimenti ambedue accaduti a Travagliato (Brescia) l’ultimo giorno dell’anno 1910 e riportati fra le notizie pubblicate sul principio del 1911.

Mentre un cascinale in aperta campagna prendeva fuoco, in un’altra parte del territorio stemperato fra i campi e le strade di raccordo fra abitati e comunità distinte, la forza pubblica prendeva il sopravvento su alcuni presunti ladruncoli.

Le due vicende, oltre a ritrovarsi intorno al doppio zero che compone il centenario dei particolari di una breve serie di cronaca minore, rappresentano il riflesso attraverso il quale osservare significativi riferimenti delle generazioni trascorse, prese a campione attraverso quel risalto dalle stesse posto nell’evidenziare l’importanza e nel descrivere i tratti salienti di alcune situazioni che, descritte oggi, si pongono ad affresco interpretativo di una dimensione nella quale l’uomo è sempre lo stesso, ma la vita che lo racchiudeva negli aspetti caratteristici di quei giorni appare naturalmente mutata al punto da costituire materiale storico attestante alcune fra le tipicità riscontrabili in un dato passato.

Alla soglia di un nuovo decennio, il cronista “Fulvius introduceva tra le luci e le ombre quella speranza per il domani espressa nell’edizione de “Il Cittadino di Brescia” di domenica primo gennaio 1911: “Ma la speme è l’ultima dea; e a noi oggi, fissando gli occhi nel firmamento azzurro, pare di leggervi una promessa di felicità che sgorgherà dal seno di questo undicesimo figlio del secolo vigesimo e tradurrà nella realtà della vita i sogni giocondi di cui si pasce la nostra fantasia”.

Nella stessa pagina del quotidiano, nel quadro di altri e discordanti temi di lettura, pure assimilati al resto del molteplice marasma dell’informazione, appare la notizia: “Incendio a Travagliato. Ci si telegrafa da Travagliato: Mentre scrivo si sta attivando da numerosi terrazzani laboriosa opera di spegnimento di un incendio sviluppatosi – per cause ritiensi accidentali – nella cascina della Prebenda affittata ai signori Pletti. Sono in fiamme ben quattro arcate di portico e vanno distrutti dal fuoco: fieno, paglia, faletti che vi si trovano accatastati. Il M. R. Reverendo Arciprete e gli affittuari sono assicurati. Gran folla è accorsa per domare l’incendio”.

Le fiamme avviluppanti le strutture rurali nella porzione agreste a meridione del centro abitato travagliatese in quella cascina nota anche come “Arciprebenda” o, ancor meglio come “Piantone”, sono contestualizzate in un’ulteriore visione d’insieme riferita da “Il Cittadino di Brescia” di martedì 3 gennaio 1911: “Ci scrivono da Travagliato, 2 gennaio: L’altro ieri, verso il mezzogiorno, si sviluppò, non si sa come, il fuoco in una casa colonica fuori del paese, di proprietà del beneficio parrocchiale. Il fuoco divampò ad un tratto sotto il porticato della casa, dove era ammucchiata una grande quantità di fieno e stramaglie. Per la facile combustibilità della materia il fuoco raggiunse ben preso proporzioni gigantesche. Quasi subito furono attorno al cascinale molti popolani e la B.A. (Benemerita Arma dei Carabinieri), i quali per quanti sforzi facessero per restringere i danni, altro non poterono ottenere se non l’isolamento. I danni sofferti dal rev. Arciprete don Eugenio Cassaghi raggiungono le 2000 lire, ed altrettante di danno dovettero subire anche gli affittuari, cugini Pletti Francesco e Giacomo. Tanto questi che il rev. Arciprete sono assicurati”.

La notizia, confezionata in modo da far risalire il tutto all’ultimo giorno dell’anno appena trascorso, rimanda in lettura a quella nevicata della quale si apprende nella medesima pagina, dove il descritto abbondante fenomeno atmosferico fa intuire la neve anche sulle ceneri combuste dell’incendio accennato, nella visione generale di un manto nevoso a cui il giornale allude nel pubblicare lo stesso giorno: “Cullandosi placide sull’aria gelida, le bianche farfalline scendevano a milioni, dando l’idea di un non so che di fantastico nella notte nera, e si posavano silenziose ad intessere, dovunque dominasse libero il cielo, un lenzuolo candido. Anche l’inverno ha la sua poesia; di tristezza, se si vuole, ma sempre poesia..”.

Nei termini descrittivi dell’atmosfera incombente fatta anche di neve, la lettura del quotidiano di quel giorno permette di documentare le proporzioni umane di una cronaca risalente ancora all’ultima giornata del dicembre andato, in una curiosa trama, fra protagonisti e comparse, di una riecheggiante spirale di scene avvinghiatesi attorno ad una circoscritta vicenda giudiziaria: “Da Travagliato. La B.A. (Benemerita Arma dei Carabinieri) compie l’anno con un triplice arresto. Abbiamo in data 2: L’ultimo giorno dell’anno capitarono qui tre forestieri con un cavallo bianco ed una carrozzella. Uno di essi era vestito piuttosto elegantemente. Fermatisi ad un’osteria, incominciarono ad offrire a questo e a quello carrozza e cavallo, il tutto per poco più di 100 lire!. Naturalmente nessuno, data la esiguità del prezzo, si fidò a venire a trattative, temendo che si trattasse di refurtiva. I tre messeri, visto che non potevano trovare un compratore, se ne andarono prendendo la direzione di Roncadelle. Appena però si furono allontanati dal nostro paese, il brigadiere di questa stazione, venuto a conoscenza della cosa, noleggia un carretto coperto da una specie di mantice e sopra di questo, tenendosi nascosto in modo da non poter essere scorto dai tre forestieri, si mise ad inseguirli in compagnia di un subalterno. Li raggiunse presso ad una cascina in territorio di Roncadelle, e quando fu loro vicino sbucò col milite dal mantice del carretto ed intimò ai tre galantuomini di fermarsi. Essi non osarono opporsi: avevano forse intuito che data la risolutezza e l’energia della B.A. , sarebbero stati inutili ogni tentativo, e si lasciarono tradurre qui alla caserma dei carabinieri. Non si sa nulla né dell’interrogatorio, né dei loro nomi; però questa mattina carrozza, cavallo e i tre individui ben legati, vennero condotti a Brescia e deferiti all’autorità giudiziaria”.

Ulteriori delucidazioni, a proposito del maldestro terzetto resosi protagonista dell’azione riverberatasi nella notorietà di una cronaca dove se ne ravvisa il fallimento dell’incauta loro sprovvedutezza, si apprendono da una ventina di righe, pubblicate dal quotidiano “La Sentinella Bresciana”, martedì 3 gennaio 1911: “Arrestati mentre stavano vendendo cavallo e carrozza presi a nolo. In uno di questi ultimi giorni tre giovanotti della nostra città, individui che diedero già per il passato del filo da torcere alla Questura, presentatisi all’impresa Schiavi fuori porta Trento, chiesero ed ottennero a nolo cavallo e carrozza e si recarono per una passeggiata a Travagliato. Quivi, entrati in un pubblico esercizio, essendosi imbattuti in un negoziante, gli proposero l’acquisto del cavallo e della carrozza e furono senz’altro intavolate le trattative. Ma il negoziante considerato il mitissimo prezzo che gli era stato richiesto, incominciò a insospettirsi e fece subito avvertiti i Carabinieri. I tre giovanotti vennero arrestati e tradotti alle nostre carceri di Broletto”.

Quasi a continuità d’argomento, un’altra vicenda è inclusa nella stessa pagina del giornale, testimoniando il contestuale incombere di un diverso fatto di deprecata manovalanza malandrina emerso in quelle giornate travagliatesi di inizio anno: “Grosso furto di tele e di formaggio. Sorpresi fuggono con il bottino. L’altra notte a Travagliato, ignoti ed audacissimi ladri, strappata con delle leve l’inferriata di una finestra si introdussero in un magazzino di Zigliani Giacomo, asportarono in suo danno 14 forme di formaggio del complessivo costo di lire quattrocento, poi passati nell’attigua abitazione di Conchieri Francesco rubarono dalla cucina un quintale di salame e un rotolo di tela del costo complessivo di circa lire 300. La Conchieri, avendo sentito del rumore balzò dal letto, e si apprestava a scendere in cucina quando i ladri, vistisi scoperti si davano alla fuga carichi del considerevole bottino. I Carabinieri di stanza a Travagliato procedettero all’arresto del contadino L. Giacomo, imputato di tentato furto”.

Analoga combinazione di fiamme rurali e di ladri in fuga si ripropone casualmente, nella comunità vicina al capoluogo bresciano, anche una dozzina d’anni dopo, in un groviglio di palpitanti elementi della quotidianità che mutano nelle espressioni problematiche di casi estremi dove, l’incedere dei giorni, registra nuovamente nel centro travagliatese un brusco cambiamento di rotta sbilanciato sulle note difficili e stonate di incidenti di percorso sfocianti anche nella presa d’atto compiuta dall’informazione che ne veniva data in proposito dalla stampa locale.

Nel 1923, il quotidiano “Il popolo di Brescia” caratterizzava, tra l’altro, la sua edizione di mercoledì 31 gennaio 1923 con la notizia: “Furto di biancheria a Travagliato. La sera del 28 corrente in Travagliato, ignoti ladri sono penetrati, mediante un foro praticato nel muro, nella casa del contadino Zanotti Carlo fu Francesco di anni 44 e approfittando dell’assenza dei famigliari che si trovavano nell’attigua stalla, hanno potuto asportare venti lenzuola a due piazze e circa venti camicie da uomo e da donna del complessivo valore di lire 1200. I carabinieri hanno subito iniziato le indagini, ma sinora non hanno potuto scoprire che una delle lenzuola a circa trecento metri dalla casa”.

Tra i fatti documentati dalle cronache, la stessa annata coniugava nelle vicende di Travagliato il citato furto con un conclamato avvenimento accaduto, non nella complice segretezza del silenzio discreto compreso nelle mura di un’abitazione, ma nella concitazione di un vasto incendio, pure apparso a squarciare il velo dell’ordinarietà dei giorni che l’uno distanziato dall’altro, potevano porre memoria di fatti registrati sul medesimo filo conduttore della vita comunitaria locale di quell’anno. Il quotidiano “La Provincia di Brescia” di domenica 7 ottobre 1923 catturava l’attenzione del lettore pubblicando: “Cascina semidistrutta dalle fiamme nei pressi di Travagliato. Solo ieri abbiamo potuto conoscere, attraverso una corrispondenza ritardata, da Travagliato, i particolari di un furioso incendio scoppiato in una cascina nei pressi del paese nel pomeriggio di lunedì ultimo scorso. Il fuoco si è sviluppato nella cascina Volti di proprietà dei fratelli Salvi di Coccaglio ed affittata ai fratelli Chiari, poco oltre il mezzogiorno in un ammezzato, adibito a deposito del fieno. Gli abitanti stavano a quell’ora, consumando la colazione entro il fabbricato maggiore ed il sinistro non fu scoperto che quando le fiamme avevano già prese proporzioni gigantesche ed invaso i fienili, i magazzeni circostanti. Chiamati dalle dense colonne di fumo e dalle fiamme, sul luogo accorsero da Travagliato e dalle cascine, in numero imponente, contadini, operai e fascisti. Oltre ai Reali Carabinieri comandati dal loro maresciallo, sul posto erano il sindaco del paese, il segretario comunale, il segretario del fascio locale ed il parroco. L’opera di spegnimento, intelligentemente organizzata, non potè evitare che le fiamme continuassero nella loro furia devastatrice. Furono così distrutti i caseggiati vastissimi adibiti a deposito di fieni e stramaglia (si calcola vi fossero ammonticchiati più di 1300 quintali di fieno), le stalle ed il magazzeno della macchine agricole. Il bestiame fu appena in tempo liberato e disperso nella campagna. Per mera fortuna ed anche mercè gli sforzi valorosi degli accorsi, il fuoco non si comunicò al fabbricato maggiore e cioè alle abitazioni. Le fiamme verso sera sono diminuite d’intensità sino a spegnersi completamente. Una rapida inchiesta eseguita dalle autorità, ha accertato un danno di circa 200mila lire. Si ignorano le cause dell’incendio”.

Le fiamme della cascina Volti paiono raffrontarsi, fatte le ovvie e debite distinzioni, con quelle che curiosamente nello stesso periodo avevano interessato in tutt’altra parte geografica la cattedrale di Pola, nell’allora Istria italiana, secondo quanto i lettori potevano apprendere dai giornali che davano le due notizie. Anche lì, in quel periodo, il fuoco devastatore aveva compromesso un ambiente vissuto, divorando, sotto lo stesso cielo infinito, una porzione interessata alla vita dove l’uomo cercava la quadra strutturale alla propria opera, l’una, in un cascinale, nella religiosa natura dei campi, l’altra invece in un duomo cittadino, nella religiosa spiritualità della celebrazione dei sacri misteri all’altare.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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