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Leno (Brescia), domenica 29 maggio – I soci uniti. Nel desiderio di affermare la libertà di scelta e un futuro ancora forte, sicuro e legato ai valori della cooperazione e di ciò che in più di un secolo il credito cooperativo ha significato per il territorio.

L’assemblea di Cassa Padana – 1252 soci di cui 966 presenti e 286 per delega – ha votato all’unanimità la proposta del consiglio di amministrazione di non entrare nel cosiddetto gruppone previsto dalla riforma delle banche di credito cooperativo votata dal Parlamento lo scorso aprile.

assemblea Cassa Padana_maggio2016
I soci in assemblea (foto Valerio Gardoni)

Ma di scegliere la strada della way out. Ovvero di un futuro indipendente costituito da una cooperativa che avrà come spin off una banca spa. E dove sarà la cooperativa, quindi i soci, a controllare la banca.

Il direttore generale di Cassa Padana, Luigi Pettinati, è uomo di passioni. Ma mai come oggi è riuscito a comunicare, con il cuore e la ragione, le ragioni per le quali la banca di Leno ha scelto la way out.

Un intervento appassionato che ha portato i soci a un voto unanime e un’ovazione a conclusione dell’intervento.

Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana (foto di Valerio Gardoni)
Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana (foto di Valerio Gardoni)

I punti principali dell’intervento di Pettinati:

1. Trasparenza e coerenza: l’assemblea soci del 24 maggio 2015 aveva dato mandato a direttore e consiglio di perseguire una via che non fosse la confluenza nel gruppo unico. Questo mandato è stato perseguito in coerenza con la decisione dei soci, in un anno di lavoro intenso, non facile e contro corrente.

2. La strada scelta non porterà Cassa Padana a cambiare nome e mission, sia bancaria che di presenza sul territorio. L’obiettivo resta quello di essere vicini alle persone. Una scelta che le appartiene da sempre perché deriva dalla sua lunga storia di impegno.

3. La persona al centro dell’operato di Cassa Padana. Quindi in particolare le famiglie e le piccole e medie imprese.

4. La via d’uscita, salvo per i costi della tassa (secondo Pettinati incerta e non giustificata) è possibile perché Cassa Padana ha negli anni lavorato con criterio senza fare passi “più lunghi della gamba” da “buon padre di famiglia” accantonando un patrimonio importante.

La legge dà la possibilità alle Bcc con più di 200 milioni di patrimonio (sono 14 in Italia) di poter scegliere se aderire alla capogruppo o rimanere autonomi, individuando come meccanismo per la way out lo scorporo delle attività bancarie e il loro conferimento in una banca spa neocostituita, controllata dalla cooperativa.

Un’opzione difficile e onerosa.
 Chi si avvale della way out è tenuto infatti a pagare il 20% di imposta sul patrimonio e ha 60 giorni di tempo dalla pubblicazione della legge per presentare istanza a Banca d’Italia che analizzerà la richiesta in tutti i suoi estremi, compresi piano/piani industriali articolati e completi.

Ciò significa che entro il 14 giugno Cassa Padana dovrà presentare la domanda e il piano industriale (al quale sta lavorando da mesi) a Banca d’Italia.

L'intervento di Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana (foto di Valerio Gardoni)
L’intervento di Luigi Pettinati, direttore generale di Cassa Padana (foto di Valerio Gardoni)

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