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Leno (Brescia) – Un anno di incontri, riflessioni e battaglia sul tema della riforma. 
In questo ultimo anno libertà e responsabilità sono stati i concetti fondamentali nella battaglia svolta da Cassa Padana contro l’imposizione dell’adesione obbligatoria a un Gruppo unico, previsto nel progetto di riforma del credito cooperativo diventato legge lo scorso aprile.

La Cassa ha rivendicato il diritto di scegliere da parte di chi è in condizioni di poterlo fare e nel suo caso di continuare anche a sviluppare il modello di banca realizzato in questi anni a sostegno delle comunità locali. La Cassa ha cercato continuamente di animare la discussione, affinché le banche di credito cooperativo, il movimento cooperativo in generale, i soci, i dipendenti, i territori fossero consapevoli della posta in gioco.

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La nuova sede di Cassa Padana a Leno

Il progetto di scorporo

La legge dà la possibilità alle Bcc con più di 200 milioni di patrimonio (sono 14 in Italia) di poter scegliere se aderire alla capogruppo o rimanere autonomi, individuando come meccanismo per la way out lo scorporo delle attività bancarie e il loro conferimento in una banca spa neocostituita, controllata dalla cooperativa.

Questa è un’opzione difficile e onerosa.
Chi si avvale della way out è tenuto a pagare il 20% di imposta sul patrimonio e ha 60 giorni di tempo dalla pubblicazione della legge per presentare istanza a Banca d’Italia che analizzerà la richiesta in tutti i suoi estremi, compresi piano/piani industriali articolati e completi.

Se entro i tempi previsti (il prossimo 14 giugno) non si presenta la domanda – o se Banca d’Italia la boccia – la “finestra si chiude” e l’unica strada possibile, oltre alla liquidazione, è l’ingresso nel gruppo. Si tratta di un’entrata senza alcuna possibilità di uscita. Se non “da morti”.

Nella legge è stato inserito un emendamento che prevede il recesso, ma questo può avvenire solo per liquidazione o per trasformazione in SPA, ma con la devoluzione delle riserve ai fondi mutualistici (nel nostro caso il 90% del patrimonio).

“Cassa Padana ritiene che lo scorporo delle attività bancarie in una banca spa, controllata dalla cooperativa scorporante, previsto nella riforma, crei le condizioni positive”, spiega il direttore generale Luigi Pettinati, “perché si continui a perseguire obiettivi di bene comune, crescita sostenibile, coesione sociale previsti nell’articolo 2 dello statuto, anzi si possa migliorare l’efficacia complessiva dell’azione in tal senso; si può perseguire innovatività, efficienza, qualità dell’attività bancaria in modo da rispondere meglio ai bisogni delle nostre imprese e intercettare anche migliori occasioni di marginalità”.


Vittorio Biemmi e Luigi Pettinati, presidente e direttore generale di Cassa Padana
Vittorio Biemmi e Luigi Pettinati, presidente e direttore generale di Cassa Padana

“La way out, con le modalità e caratteristiche previste nel progetto sviluppato da Cassa Padana”, aggiunge Pettinati, “è una soluzione che enfatizza al massimo la dimensione cooperativa, in coerenza con la sua storia. Il progetto rappresenta quindi un’evoluzione, un’accelerazione, un efficientamento e una definitiva stabilizzazione del modello di banca proattiva a sostegno delle comunità locali concretamente sviluppato da tanti anni”.


”A determinate condizioni”, spiega Vittorio Biemmi,presidente di Cassa Padana Bccpossiamo oggi continuare quindi la nostra storia secondo i binari della libertà e della responsabilità e in condizioni di autonomia.

E’ una via stretta, difficile, onerosa, che non lascia spazi per temporeggiare, ma è una via possibile. Impone di scegliere subito… e di correre. E noi stiamo “correndo” per creare le condizioni necessarie. L’assemblea dei soci di questa domenica 29 maggio affronterà un primo passaggio importante nella definizione di quale effettivamente sarà il nostro futuro. Comunque sia va sottolineato che la soluzione, individuata e da realizzare, è pienamente inserita nell’alveo cooperativo”.

Cassa Padana BCCI soci protagonisti di un momento epocale
Un momento da vivere con senso di responsabilità, con passione, con positività e pensando soprattutto a chi verrà dopo di noi.
La Cassa si presenta in assemblea conscia del momento epocale che sta vivendo, ma con la serenità che deriva dalla consapevolezza di aver fatto tutto ciò che si poteva e soprattutto con un risultato importante, in linea con il mandato ricevuto lo scorso anno.

L’assemblea è nelle condizioni di poter scegliere fra due opzioni in campo: l’adesione al gruppo unico o la via dell’autonomia. E’ un primo passaggio forte a cui ne seguiranno altri altrettanto di peso.

E’ necessario affrontare il momento con la consapevolezza che si tratta di una scelta che impatterà non solo su chi decide, ma soprattutto sulle generazioni future e influirà in modo rilevante soprattutto nella costruzione di bene comune, coesione sociale, crescita sostenibile delle nostre comunità locali.

Rilevanti ancora le zone d’ombra e punti poco definiti riguardo la soluzione “del gruppo unico”

La riforma del credito cooperativo, varata dal Parlamento lo scorso aprile, prevede per tutte le banche di credito cooperativo – con l’eccezione di chi è in condizione di poter effettuare la cosiddetta “way out” – l’obbligo di aderire ad una capogruppo costituita in forma di Spa che deve avere un capitale minimo di un miliardo.
La capogruppo sarà sul mercato.

Nel capitale potranno esserci investitori esterni, i cosiddetti portatori di “capitali pazienti”, così come definiti nella rappresentazione data da Federcasse. E’ previsto anche dalla legge che in futuro si possa derogare dalla regola che la maggioranza del capitale della capogruppo sia detenuta dalle Bcc.

La capogruppo avrà poteri di indirizzo e di controllo sulle banche di credito cooperativo, compreso la disponibilità del loro patrimonio, secondo un rapporto regolato dal contratto di “coesione”, che in modo infelice – ma che rendeva più chiaramente l’idea – inizialmente era stato battezzato “patto di dominio”.

Non ci sono ancora certezze definitive al riguardo, ma per ciò che conosciamo rispetto a quanto accaduto in questi mesi all’interno del movimento – e per l’entità del capitale minimo richiesto per la costituzione della capogruppo – presumibilmente il gruppo sarà unico a livello nazionale, con l’eccezione delle Raiffeisen di Bolzano che potranno costituire un loro gruppo su base provinciale.

In primo luogo non c’è il piano industriale che indichi come questa soluzione giuridica costruita a tavolino possa “stare in piedi”, funzionare nel tempo ed avere prospettive per il futuro.
In secondo luogo non si conoscono gli estremi del contratto di coesione che dovrà regolare i rapporti fra la capogruppo e la singola banca di credito cooperativo.


L’impressione, che emerge anche dagli emendamenti approvati rispetto al testo originario del decreto di riforma, è che si vada verso una direzione che lascia pochi margini di scostamento rispetto ad un gruppo bancario classico, definito, cogente, inquadrato in modo rigido.
L’auspicata maggiore autonomia riservata alla singola bcc – e teorizzata proporzionale al suo grado di merito – si va a scontrare con la necessità che non si perdano i benefici legati alla costituzione del gruppo, che è uno dei motivi di fondo strutturali sottesi alla riforma.

Si tratta di una partita appena iniziata che si gioca soprattutto a livello europeo e di cui solo nei prossimi mesi si vedrà l’esito finale. La direzione verso la quale si va è però chiara, come mostrano i vincoli dell’Unione Europea tesi a limitare fortemente la diversità in campo bancario.
In questa fase è necessario però sottolineare una questione di fondamentale importanza.

Non considerando per il momento i profili di incostituzionalità derivanti dall’obbligatorietà di adesione prevista nella riforma, questa carenza informativa relativa all’assetto futuro che avrà il gruppo è paradossalmente poco rilevante da parte di chi, secondo la legge, non ha possibilità di scelta. Semplicemente è obbligato. Punto e basta. 
Non è una scelta, anche se non ne conosce gli estremi, non è un “problema”.
Lo è invece per chi può scegliere.


Di fronte a un bivio
E’ chiara l’asimmetria informativa in questo periodo. Da un lato non si conoscono estremi e contenuti essenziali della soluzione, dall’altro nel caso della way out c’è la richiesta di una dettagliata e completa articolazione in tempi rapidissimi (60 giorni).
Queste sono in sintesi le condizioni di fondo sottostanti la scelta epocale che i soci sono chiamati a compiere. Siamo di fronte ad un bivio e sarà praticamente impossibile tornare indietro rispetto alla strada che si imbocca, qualunque questa sia.

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La Redazione
Siamo a Leno (Brescia) presso il Centro Polifunzionale di Cassa Padana Banca di Credito Cooperativo. Se volete, venite a trovarci. Vi offriremo un caffè e faremo due chiacchiere.

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