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Ferrara – A Cassa Padana è stato riconosciuto il ruolo sui territori in cui opera. In quattordici edizioni è la quarta volta che questo premio viene consegnato. Ed è la prima volta che viene dato ad un’azienda.

Perché “Cassa Padana è un’azienda straordinaria, che con i suoi valori e la sua mentalità, è già con un piede nel futuro e potrebbe essere utilizzata come modello di riferimento per tante altre aziende. Il Laboratorio delle idee, la Casa delle Imprese, il Welfare di Comunità, il sostegno al territorio con uno specifico ufficio dedicato ai progetti territoriali la rendono unica e un modello da imitare”.

Al Misen, il salone delle sagre che si è tenuto a Ferrara lo scorso finesettimana, la banca di Leno è stata premiata nel corso del convegno “Impresa capitalistica civile: utopia e realtà”.

“In quattordici edizioni è la quarta volta che lo consegniamo” hanno spiegato gli organizzatori del Premio “ed è la prima volta che lo diamo ad un’azienda.

Pensato l’8 agosto del 2011 su iniziativa mia e di Fabrizio Bellavista, esperto di new media e partner dell’Istituto di Ricerca Emotional Marketing, con l’obiettivo di premiare le eccellenze che coniugano la visione globale con la valorizzazione del locale. La prima volta, era il 2012, abbiamo premiato Francesco Aletti Montano, banchiere, su segnalazione della Camera di Commercio di Varese, per avere finanziato investimenti ed iniziative socialmente utili e sostenibili.

da sinistra: Piero Nasuelli dell'Università di Bologna, Gaetano Esposito, il direttore della filiale di Cassa Padana di Ferrara, Demetrio Pedace, Guido Zaccarelli e Adriano Facchini
da sinistra: Piero Nasuelli dell’Università di Bologna, Gaetano Esposito, il direttore della filiale di Cassa Padana di Ferrara, Demetrio Pedace, Guido Zaccarelli e Adriano Facchini

Nel 2013 il riconoscimento è andato a Giovanni Avagnina, che è riuscito a fare del paese di Cherasco, di cui è stato sindaco, la capitale dell’elicicoltura mondiale.

Nel 2015 è stata la volta di Vincenzo Tassinari, che dal 1998 al 2013 è stato Presidente di Coop Italia, contribuendo a portare la sua azienda ai vertici Europei, ma sempre mantenendo una sensibilità ed una disponibilità a partecipare anche personalmente a tutte le nostre iniziative locali, che diventavano per lui una sorta di palestra sociale.

Nel 2017 la scelta non poteva che cadere su Cassa Padana, un’azienda straordinaria, che con i suoi valori, e la sua mentalità, è già con un piede nel futuro e potrebbe essere utilizzata come modello di riferimento per tante altre aziende.

Più di 20mila visitatori, chilometri e chilometri di sfoglia tirata, centinaia di migliaia tra cappellacci, cappelletti, tortelloni e gnocchi distribuiti gratuitamente, quintali di ragù a condirli, montagne di cozze e vongole, salame alla brace e manicaretti al tartufo.

Questo è il MISEN, il Salone Nazionale delle Sagre che si è svolto l’11 e il 12 marzo scorsi a Ferrara. Non credo ci sia un altro evento in Italia che consenta ai visitatori di partire alla volta di un simile tour enogastronomico tra le prelibatezze della Penisola muovendo solo pochi passi.

Per due giorni i padiglioni della Fiera si sono riempiti dei profumi e dei sapori delle tradizioni culinarie di tutto lo Stivale, ospitando le più importanti sagre del Ferrarese, ma non solo. Dall’Emilia-Romagna alla Toscana, passando per il Veneto, moltissime regioni hanno preso parte all’evento presentando il piatto più rappresentativo del proprio territorio, con un unico invisibile filo conduttore che si può riassumere nel semplice concetto di: “Dove andiamo a cena stasera?”

Ovviamente chi scrive (mosso – va da sé – unicamente dalla propria deontologia e serietà professionale) ha visitato ogni singolo stand, e poco importa che ad ogni sosta – anche per una forma di galateo che sembrava brutto non onorare – il bravo cronista abbia dovuto verificare “sul campo” la qualità dei prodotti pubblicizzati. Quando tocca tocca, c’è poco da fare….

E allora, solo per darvi un’idea (intendo un’idea su dove andare a cena nei prossimi mesi) di alcune fiere a cui sono stato ufficialmente invitato (ed a cui nei prossimi mesi obbligatoriamente dovrò partecipare, pena far fare una pessima figura alla nostra Banca, cosa che – capirete bene anche voi – non è assolutamente possibile). Sarà un’estate lunghissima.

In realtà, prima di occuparci (molto concretamente come detto) dei vari stand abbiamo avuto il grande piacere di partecipare ad un convegno dal titolo “Impresa capitalistica civile: utopia e realtà”, ai margini del quale Cassa Padana è stata premiata come “Glocal Excellence Award” per il suo ruolo sui territori in cui opera.

Inutile dire l’orgoglio e la soddisfazione, non solo per il riconoscimento in sé quanto per le motivazioni che lo hanno generato, e che comprovano che quello che si fa – silenziosamente e concretamente – giorno dopo giorno sul territorio alla lunga paga. Altrettanto noto, per me e per tutti i miei colleghi di Cassa Padana che ormai questi valori li hanno addosso come una seconda pelle, è che nelle sagre si ritrovino molti dei valori fondanti del nostro modo di fare banca.

Si, perché la sagra è spesso il momento dell’anno in cui il paese si unisce, in cui ognuno da il suo contributo per la buona riuscita del programma, ognuno in qualche modo partecipa. “Sagra” è volontariato (inteso sia come partecipazione dei volontari alla sua realizzazione, sia nel fine cui spesso vengono destinati i fondi raccolti), è solidarietà, ed è – non dimentichiamolo – una fatica enorme ripagata però da un altrettanto grande soddisfazione e – perché no – spesso da moltissimo divertimento.

Sul solco di Pellegrino Artusi, che con “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891) diede dignità e seppe valorizzare le tradizioni culinarie regionali di un’Italia da poco unita, il “bravo cronista” chiude il “pezzo” sottolineando però che “sagra” non è più (forse non lo è mai stato, ma di sicuro non lo è più oggi) sinonimo di buona volontà, poco prezzo e “cibo semplice”.

“Sagra” oggi è sempre più spesso cucina di altissima qualità, in cui le tipicità del territorio vengono servite assieme ad “ingredienti” strepitosi che anche parte integrante di tutto ciò in cui Cassa Padana crede: passione, divertimento, cultura della propria identità e delle proprie tradizioni. Buon appetito….

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Demetrio Pedace
Sposato, con due figli. Bancario da sempre. Allegro, nonostante ciò. Mi piace la cucina, adoro i miei amici. Quando riesco, unisco le due cose e sto proprio bene. Per il resto... io speriamo che me la cavo.

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