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Travagliato, senza l’annuale edizione fieristica della “Travagliatocavalli”, ma non senza i cavalli.
Ci sono, questi quadrupedi, nell’arte di un pittore locale che ne ripropone, anche in tempi di fiere “saltate”, la rappresentazione, espressa in un suo recente dipinto, attestante, insieme ad altri lavori, il perdurante prosieguo del proprio itinerario artistico personale.

Con la primavera, la tradizione ultraquarantennale di una fiera dedicata ai cavalli, avrebbe combaciato sul posto, con quel periodare che pare sia stato interessato, invece, alla messa a punto di quest’opera, ispirata ad una puntuale interpretazione rispetto ad un tema che ha recato a Travagliato una certa notorietà esponenziale.

Ci ha pensato Gianluca Zogno, ovvero Luca, come preferisce, sembra, nel campo della sua arte operosa, sottoscrivere, insieme al cognome, i dipinti stessi che va costantemente ad aggiungere ad una sua produttiva collezione spontanea e plurisettoriale, andando a spaziare, con le soggettivazioni pittoriche da lui praticate, attraverso i più disparati aspetti che risultano propri di una versatile e di una eclettica gamma di motivi compositivi, ai quali dare una propria manifestazione stilistica dall’implicita portata culturale.

In questo caso, in coincidenza con il sofferto duplice turno fieristico non ottemperato in loco per la nota contingenza emergenziale sanitaria che ne ha bandito il compiersi nei più disparati livelli delle iniziative che sono oggetto di tali restrizioni, un suo dipinto esercita la testimonianza di una fascino perenne, in relazione all’indotto umano relativo al ruolo del cavallo, quale animale, da tempo immemore, ritenuto di valore nelle implicanze di una prossimità effettiva con i suoi più diversificati utilizzi, passati e presenti, riscontrabili nella società contemporanea.

Luca Zogno di cavalli ne ha pittoricamente eseguiti tanti altri, come nel caso dell’apprezzato repertorio che a lui piace vederlo a riferimento del suo dimostrarsi “mentore” della cultura veracemente legata agli antichi lavori dei campi, nell’ambito di una autentica cura agreste ed allevatoriale, spesa nel riflesso delle dinamiche sociali, attraversate dalle dimensioni dei cortili da cascinali, foss’anche nel centro dell’abitato dove, in una quota parte, null’altro è accaduto se non l’incorporazione urbana di tali ambienti pensati e realizzati con l’allora vigente prevalenza di schemi rurali.

In questo modo, se non fosse chiaro, questo pittore attinge da tale realtà rusticana, tra le bucoliche e le georgiche paesane, di una località, però, investita, in un certo ed anche ormai lontano mattino, dal titolo di città, forse quando, ormai, la stessa aveva differito ad altro la misura del prevalere di quell’originaria venatura identitaria che non le aveva mai impedito di essere e di agire in grande.

Come nel caso, ad esempio, del mercato del bestiame, nella piazza grande, sede, non casuale, che condensava, ancora nella memoria di alcune generazioni viventi, una cultura contadina insieme che allevatoriale, con tutte quelle gemmazioni di aderenze, rispetto alla vita che ci gravitava intorno, in una contiguità ad intreccio sociale, fino al sovrapporsi di una universalità di ruoli, vicende, interazioni e prerogative ramificatesi in un interessante scibile esistenziale.

(Gian)Luca Zogno sa di andare a pescare qui l’effetto, a lui più sentito, dell’ispirazione poetica dei suoi dipinti, in quanto che tale patrimonio è, insieme, sia personale che collettivo, andando a ritrovare, in un medesimo tempo, sia sé stesso che la propria comunità di appartenenza, mai intimamente abrogata, anche innanzi e come da sempre avviene, resistente a confronti interculturali su intese miste ed internazionali, avendo lui caro, fra l’altro, uno sguardo, ormai familiare, al Paese del Rio Carioca.

Nelle insistenti reminiscenze con la propria infanzia e giovinezza, questo pittore di Travagliato trae gli spunti per fare storia di sé e del suo luogo d’origine, ma anche cercando di districarsi, con la medesima scuola di vita vissuta, intesa nella migliore accezione, anche artistica, attraverso il profilo costituitivo di altre realtà, vicine e lontane, forse o l’una o l’altra dipende dai punti di vista, con le quali l’uomo, in generale, ha saputo raccontare ed ancora esplica la propria dimensione naturale, grazie a tutto quanto, nella varietà delle ambientazioni più diversificate, ancora oggi, riesce a dimostrare ed a testimoniare.

Provare per credere, anche osservando le sue tele. Da Travagliato, se si vuole, indugiando, ad esempio, sui cavalli di quest’opera recente, ma potendo contemperare tanti altri aspetti, anch’essi, riconducibili al medesimo contesto bresciano, potendo, al tempo stesso, includere, ma su altri lavori, la mediazione pittorica riferita all’inconfondibile città di Venezia, come pure alle marine ed alle vette alpine, e già che siam in movimento, anche entro un ampio spettro di ulteriori punti di riferimento, anche del continente sudamericano e di quello, a tutto tondo, europeo, nel senso che, relativamente ad esso, si profila quella Francia, visitata e pittoricamente assimilata da questo artista, essendo, per altro, la località transalpina di Beaufort en Anju gemellata con Travagliato, ma evocativa anche di Parigi, città a capitale pure di una conclamata seduzione verso il mondo dell’arte, alla quale anche Luca Zogno ha, in un certo senso, ceduto al fascino, analogamente ad imbracciare, con spontaneità e convinzione, la sfida pittorica da lui ingaggiata su altri confronti, percepiti altrove, per dare vita alle sue molte opere eseguite.

Nei suoi ricorrenti canoni compositivi, risulta soddisfatta l’esigenza tanto di una fedele rappresentazione vedutistica del reale quanto la necessità di travalicare la stessa, a favore di quella poetica dell’immagine che non è mai banale, ma aggiunge la classe esclusiva di un valore superlativo ad un’immedesimazione creativa, a tratti, fantasmagorica, inserita nel reale, senza recare discapito né all’una né all’altra misura d’indagine, applicata ad un dato soggetto, per una sua estrinsecazione artistica, valorizzata dall’evoluzione della tematica considerata, in un’empatia sostanziale e bene congeniata.

Anche in questo caso, per dirla con il soggetto trattato, i cavalli, secondo Luca Zogno, non sono solo tali, ma includonono una narrazione pittorica in grado di risaltarne gli aspetti entro quella testimonianza figurativa che è segno stilistico di una viva lettura della realtà attraverso una compartecipazione effettiva.

La bipartizione cromatica degli esemplari equestri si conforma alla stesura coloristica complessiva dell’opera dove una gestione di tonalità diverse concorre alla grafica dei contorni, come pure alla realizzazione di luci e di ombre, verosimili ed intense.

Un messaggio che, rivolgendosi al periodo dell’ennesimo differimento della manifestazione fieristica, fondata sulle differenti razze equine, conferma a Travagliato, l’inesaurita attenzione verso i cavalli, testimoniata, non solo, dall’etichetta di una storicamente subentrata fiera annuale o dall’ippica comunque ivi praticata e rappresentata, ma anche, se si vuole, dal contributo di un affermato pittore, ad evidenziarne il settore, con un perenne riflesso artistico di spessore.