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Quell’anno incominciava a Brescia, nell’eco suggestiva di un eccezionale anniversario. Tale da indurre l’imperatore Francesco Giuseppe (1830 – 1915) a congratularsi con i longevi interpreti di un conclamato centenario.

Le felicitazioni imperiali giungevano ad una coppia che andava sperimentando i cento anni raggiunti insieme, giorno dopo giorno, nella allora perdurante durata di quel vincolo nuziale che aveva, in questo modo, espresso, in tutto un secolo, la loro praticata vita familiare.

franz_joseph_of_austria_1910_old1La fenomenale notizia trapelava dall’Ungheria, capitolando, infine, al vaglio del pubblico dominio sotto la lama dardeggiante di un’esponenziale effetto, impresso dai torchi della stampa dei giornali di mezzo mondo, fra i quali, anche certi quotidiani locali, come, ad esempio, “La Sentinella Bresciana” del 2 Gennaio 1908 dove la singolare ricorrenza risultava documentata nella sedicente veridicità di un curioso assortimento, circostanziato nell’attestazione di un peculiare computo nel tempo di quanto era inevitabilmente assurto alla natura di un emblematico evento:

Nel piccolo villaggio di Isonbolgi, in Ungheria, è stato solennizzato, con feste, l’anniversario di un matrimonio, avvenuto cento anni or sono: lo stesso imperatore ha chiesto notizie degli sposi e ha voluto, inviar ad essi, direttamente, le sue congratulazioni. Gli sposi hanno il casato di Szathmari. Il marito ha 120 anni e la moglie 116. Hanno centinaia di discendenti nel villaggio e nei dintorni. Venti anni or sono, fu celebrato il centesimo natalizio del marito e furon fatte premure al Governo Ungarico affinchè gli concedesse una pensione. Fu concessa, dopo ricerche per verificare l’età di costui. Quattro anni dopo fu concessa una pensione anche alla moglie. I due vecchi abitano in una modesta casetta e sono molto ben veduti dai loro parenti. Sono quasi ciechi e sordi e passano la maggior parte del tempo dormendo. Però, l’uomo fuma volentieri, di tanto in tanto, la sua pipa; e, né l’uno, né l’altro, sono sfiniti di forze. Il fatto più strano è che, in tanti anni, non si sono mai mossi dal loro villaggio e non hanno visto mai nulla, all’infuori di quello che han potuto vedere nel misero paesello. Ivi sono nati ed ivi hanno condotto la vita più tranquilla”.

La versione, in lingua inglese, della medesima informazione era già apparsa il 17 Ottobre 1907 sul giornale statunitense “Plymouth Tribune”, con la semplice aggiunta, rispetto alla trascritta edizione italiana, di “The celebration of their hundredth wedding day was anticipated by the entire village, which is proud of having established, whithout any doubt, a wordl’s record”, mentre, una serie di ulteriori articoli, dedicati al lieto argomento, erano, in seguito stati pubblicati, fra altri mezzi di stampa, sul quotidiano “New York Daily Tribune” del 5 febbraio, sul “Washington Herald” del 10 febbraio e sul “The Denison Daily Herald” del 13 febbraio 1908, nel rimbalzo, fra alcuni stati americani, di quel sensazionale legame coniugale, considerato nell’iperbole centenaria del tempo attraversato da un reciproco affidarsi, senza dare limiti alla Provvidenza, nell’ambito vocazionale del matrimonio, definito “sacramentum magnum” da San Paolo nella lettera agli Efesini.

Una notizia che aveva pure ricevuto, nell’attestazione francese di una pubblicazione culturale, dal titolo “La Nature. Revue des sciences et de leurs applications aux arts et à l’industrie” del 1908, un corrispondente spazio divulgativo per un testuale spettro descrittivo: “Menage de centenaires. On a celebre dernièrement en Hongrie, au petit village d’Isonbolgi, l’anniversaire d’un mariage contractè il y a 100 ans. Les deux epoux ont: le mari 126 ans et la femme 116; ils comptent 712 descendants dans le village et dans les environs. L’Empereur Francois – Joseph a tenu, parait il, à feliciter personnellement l’heureux couple”.

matrimonio-anticoSe, attraverso l’esplicito accenno alla cifra dei molti discendenti della coppia festeggiata, il resoconto francese integrava, con la specificazione di un’intuibile propaggine generazionale, quanto altrove era stato, invece, reiterato nei principali particolari di una analoga narrazione di contesto, al giornale polacco “Gornoslazak” dell’8 febbraio 1908 era spettata, invece, la versione della stessa notizia, (qui tradotta grazie alla gentile collaborazione dell’artista Romana Romeo Zmitkova), che era integrata però dalla leggendaria e dalla inverosimile digressione di un’altra superlativa ricorrenza nuziale, sancita, insieme al dono abbondante di una lunga vita, dall’investitura del tempo occorso per incoronare la durata di un ultrasecolare matrimonio, sulla base, in ogni caso vera, della condivisa e della coltivata tenuta di quella vicendevole appartenenza sponsale, interpretata nell’unità di una rispettiva e di una imprescindibile complementarietà, quale unione tenace di una doppia metà: “Longevità. A Isonbolgi in Ungheria in questi giorni i signori Szathmanyi hanno celebrato il centesimo anniversario di matrimonio. Lui ha 126 anni e Lei 116. Non vedono quasi più, ma si tengono ancora abbastanza attivi. Nel suo villaggio hanno più o meno 712 discendenti in linea diretta. Una cronaca ungherese del 1741 scrive che quell’anno a Temeszwarze una coppia aveva celebrato il 148mo anniversario di matrimonio. Lui si chiamava Rowin ed è vissuto fino a circa 179 anni. Lei fino a 164. Il loro figlio è vissuto fino 116 anni”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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