Tempo di lettura: 7 minuti

C’erano una volta, le sottoprefetture. Già la loro denominazione implica una subalternità di attribuzione, rispetto alla natura decentrata di una medesima istituzione, evocata nel termine, non a caso, fondante un’esplicita definizione. Nel territorio bresciano, ai vari circondari di provincia, corrispondevano le sottoprefetture.

Breno, Chiari, Verolanuova e Salò erano le sedi di tali capillari emanazioni periferiche del ministero degli Interni, poi abolite nel 1927, dopo essere state operative dal 1861, restituendo, quindi, alle sole Prefetture, quanto dalle stesse era a loro derivato, in una diretta sinergia di collaborazione, nelle funzioni delegate dal prefetto, oltre alle naturali e proprie prerogative di vigilanza e di tutela sugli enti locali del circondario, con competenze sulle operazioni di leva obbligatoria e di raccordo per i servizi di pubblica sicurezza, oltre che, fra l’altro, di supporto nella sorveglianza esercitata sulle istituzioni pubbliche di beneficenza.

Nell’agosto del 1891, al tempo dell’avvicendamento alla guida della Prefettura di Brescia dell’avv. Zaverio Conte (1838 – 1893), un contestuale movimento di funzionari, pure preposti alle sottoprefetture, aveva avuto una certa visibilità, utile, fra le cronache di quei giorni, ad esemplificarne l’interazione con il territorio locale, nella specifica rappresentatività del loro impiego istituzionale, nel contesto di queste realtà amministrative decentrate, come, ad esempio, appare testimoniato, insieme ad una serie di analoghi provvedimenti, dall’edizione del quotidiano “La Provincia di Brescia” del 21 luglio 1891: “Il foglio periodico della nostra Prefettura contiene le seguenti disposizioni: Cazzani avv. Giovanni, sotto-prefetto a Verolanuova, promosso alle funzioni di Consigliere delegato a Potenza. Barbaro dott. Antonio, consigliere della Prefettura di Brescia, promosso alla prima classe. Dallari dott. Ernesto, sotto-prefetto a Chiari traslocato a Savona. Beltrame cav. Carlo, destinato a sotto-prefetto di Chiari. Colombino Innocente, segretario a Chiari, traslocato a Bergamo. Lanfranco dott. Oreste, segretario a S. Bartolomeo in Guido, tramutato alla Sotto-prefettura di Chiari. Capelli dott. Vincenzo, segretario della Sotto-prefettura di Breno, traslocato alla Prefettura di Alessandria. Bisi dott. Francesco, segretario alla Sotto-prefettura di Castroreale, traslocato a Breno. Carnevali rag. Tullio e Trincheri rag. Tito, nominati alunni di ragioneria alla Prefettura di Brescia”.

Tale dispiegamento di personale poteva anche presupporre l’andare a significare quanto, qualche giorno più il là, sia risultato ritratto in un emblematico riscontro locale, espresso positivamente, nel rappresentare il radicamento del vigente ruolo prefettizio, interpretato dal funzionario che, personalmente, ne raccoglieva la manifestazione corale di una significativa corrispondenza speculare al lavoro svolto in tutto un dato ambito territoriale, come il 28 luglio seguente, ancora “La Provincia di Brescia” andava a specificare, a riguardo del fatto che “All’albergo Pallavicini in Verolanuova, ebbe luogo il banchetto offerto dalle Rappresentanze dei principali Comuni del Circondario, dagli estimatori e dagli amici dell’egregio Sotto-Prefetto, signor Cazzani cav. Giovanni, che recasi consigliere delegato alla Prefettura della Provincia di Potenza. Senza occuparci della bontà del servizio, dell’ordine col quale tutto procedette, ché più di queste cose l’animo da ben altra cura era compreso, diremo soltanto che in quella concorde riunione la corrispondenza vicendevole dei sentimenti e delle cordiali espressioni che dominò quelle ore che parvero troppo brevi a tutti, ha confermato una volta di più quell’alta stima ed affettuosa devozione che l’illustre magistrato, durante l’amministrazione del circondario e la sua dimora in Verolanuova, seppe da tutti, indistintamente, cattivarsi colla rettitudine del carattere, colla prudenza e prontezza nel disimpegno delle sue funzioni, non mai scompagnate dalla schiettezza e bontà dell’animo e dall’affabilità e gentilezza dei modi, virtù in lui vere e naturali (…)”.

Tanto, a vantaggio comune, inscindibilmente legato a quello dello Stato, si ascriveva l’immagine dell’istituzione, territorialmente associata alla Prefettura di Brescia, in una coincidenza collettiva di spettanze, fra chi vi era titolare e ciò che, per la cittadinanza, vi appariva contemplato, nell’utilità, cioè, pubblica di un servizio, in quei giorni, assicurato dalle Sottoprefetture, per le quali, l’Enciclopedia Bresciana contribuisce a documentarne una storica menzione, relativamente ad un rimarchevole esponente di tale istituzione, nella figura di “Luigi Giannitrapani. (Palermo, 14 gennaio 1887 – Brescia, 14 Ottobre 1952). Di Michele e di Giuseppa Boglino. Entrato nella carriera statale nel 1911, prestò servizio a Brescia, Mazzana e Alcamo, percorrendo i vari gradi della carriera e assolvendo, in ciascuna provincia, numerosi e delicati incarichi. Nominato viceprefetto nel 1937, disimpegnò tali sue funzioni, prima ad Imperia e finalmente a Brescia. Salvo il periodo della Prima Guerra Mondiale, nella quale fu ufficiale di Fanteria, egli non si allontanò da Brescia, se non per brevissimo tempo, cosicché la nostra Provincia, dopo averlo avuto alunno, lo ebbe segretario, primo segretario, consigliere, viceprefetto. In Provincia, egli resse le sottoprefetture di Salò, di Breno e, saltuariamente, anche quelle di Verolanuova e di Chiari. Versato in studi di economia e di diritto pubblico, con all’attivo, alcune pubblicazioni, egli si interessò, durante la sua lunga permanenza nel bresciano, di bonifica integrale, di costituzione di consorzi irrigui e di miglioramento fondiario, dedicandosi, più tardi, come capo della divisione dei lavori pubblici, all’attuazione dei primi piani regolatori cittadini. A Brescia, pubblicò, tra l’altro, nel 1936, “Norme per la costituzione dei consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario” (Casa Editrice F. Apollonio e C. Brescia). Il 22 agosto 1942, veniva promosso prefetto a Bergamo. Fu di nuovo a Brescia, da Messina, come viceprefetto nel 1947, e da Teramo, il 23 maggio 1951 come prefetto”.

Nella, di lui, lunga ed operosa carriera, rispettivamente, al suo apice, di prefetto del capoluogo orobico e di quello teramano, tale figura sembra significativamente compendiare le differenti qualifiche interpretate nell’istituzione prefettizia, fino ad interessare anche le rispettive sottoprefetture, a suo tempo, afferenti i circondari, con i mandamenti, del territorio bresciano che, ancor oggi, concorrono a storicamente configurare l’emblema ufficiale della Provincia di Brescia, risalente al 1904, essendo che, come attestato dalla medesima pubblicazione enciclopedica locale, questo perdurante stemma è composto da quelli comunali di tali esclusive pertinenze, in modo “inquartato”, come nel frasario araldico usato, nel descriverne il ricco assortimento ivi rappresentato, con: “(…) al primo di Chiari che è troncato, sopra: d’oro all’aquila di nero, col volo abbassato; sotto, di rosso a tre stelle di sei raggi d’argento; al secondo di Breno che è d’azzurro al cervo d’argento, accosciato sopra un ristretto di terra erbosa al naturale con un’aquila al naturale, volante ed afferrante il cervo; al terzo di Verolanuova che è di azzurro alla figura di donna di carnagione, sostenuta da una mezzaluna d’argento, montante, con la destra in alto e la sinistra al fianco cinta, a due giri, da un breve d’argento, svolazzante in fascia, e scritto col motto: Nec fide infirma nec amoris vinculo capta (non presa da una promessa ingannevole e neppure con il vincolo dell’amore); al quarto di Salò che è di azzurro al leone d’argento tenente un ramoscello d’olivo, di verde, e sul tutto, di Brescia che è d’argento al leone d’azzurro, linguato ed armato di rosso. Lo scudo sarà sormontato da un cerchio sostenente dodici torri merlate, legate intorno a metà dell’altezza da un cordone di muro, il tutto d’oro”.

Tale copioso intreccio culturale, pare metaforicamente specchiarsi con la complessità della storia, pure, attraversata dallo snodo di questioni ideologiche, comprensibilmente proprie anche di un dibattito politico e prima ancora culturale, con la barra al centro del timone dello Stato, comunque fermo fra certi marosi, profilatisi all’orizzonte, percepibili come tali, in quanto, a volte, curiosamente colti anche a margine di presunte frizioni asseverate da contrapposizioni proprie del tempo andato, come, ad esempio, nel caso lontano di quelle trascese a Brescia, a margine del “primo governo Rudinì” della destra liberale, in alternanza con la sinistra liberale, all’ombra del bresciano Giuseppe Zanardelli, parlamentare in auge, all’epoca di questa testimonianza giornalistica di seguito riportata e, negli anni a venire, anche presidente del Consiglio dei Ministri, quando il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 4 agosto 1891, pubblicava: “Il nuovo Prefetto. Il Reggianello, giornale ultra clericale di Reggio Emilia, nel suo numero del 31 luglio – che comincia con l’ultima enciclica papale e finisce in appendice colla storia della Madonna di Lourdes – contiene, in cronaca, il seguente affettuoso congedo, al comm. Conte, trasferito alla Prefettura di Brescia. Il trasloco del nostro Prefetto. Il comm. Conte che venne qui fra noi, prima in qualità di reggente la Prefettura e che, poscia, fu nominato Prefetto, è stato, per recente disposizione del Ministero dell’Interno, traslocato Prefetto a Brescia, cittadella della massoneria, capitanata dall’onorevole Zanardelli di nefasta memoria (!!!). Il trasloco del comm. Conte significa promozione, perché anche a Brescia vi sarà molta fuliggine da spazzare e non gli mancherà materia per addimostrare la sua abilità e le sue qualità di integerrimo ed imparziale magistrato. L’attività e l’energia dell’on. Zanardelli, quando era al potere, hanno fatto di Brescia il centro dei figli del triangolo e della cazzuola (!!); è là dove il Grande Oriente di Lemmi, con tutti gli astri minori della setta, tengono i principali conciliabili (!!!?); è là dove quasi tutte le cariche sono in mano dei trapuntini; è là, dove il cattolicesimo è combattuto, con tutto il livore possibile, massime le società cattoliche, che malgrado tutti gli sforzi satanici dei massoni, sono ancora fiorenti e prosperose, benché, di continuo, siano prese di mira, bersagliate, denigrate, dileggiate (!!?). Il comm. Conte che durante la sua permanenza, qui, a Reggio, ha dato a vedere di non amare né punto né poco i settari, siam certi, seguiterà nella sua nuova residenza ad abbattere tutti gli intriganti che insidiano alla religione ed alla Patria e schiaccerà i serpi velenosi. Mandiamo all’egregio funzionario il saluto sincero dell’onesto cittadino e al comm. Alfazio che gli succederà, quale reggente la nostra Prefettura, il benvenuto. Per chi sa, quali siano, pei clericali, “i settari”, gli intriganti “che insinuano alla religione ed alla Patria”, il linguaggio del Regginello non potrebbe essere più chiaro e più significante e non è certo facendosi precedere da tali araldi e da simili messaggi che il nuovo prefetto potrà ispirare qui a Brescia – (dove non abbiamo mai sentito dire che ci sia….della fuliggine da spazzare) – quella fiducia e quella simpatia di cui gli è così largo il diario papista di Reggio”.

Già l’anno successivo, l’avv. Zaverio Conte, si avvicenderà con l’avv. Angelo Annatone (1844 – 1922), prefetto di Brescia, fino all’agosto del 1894.