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Brescia. Nell’aprile del 2018 la città di Brescia è sconvolta dalla morte di Sana Cheema, una giovane donna italo-pakistana assassinata per aver rifiutato il matrimonio combinato dalla famiglia.

Martedì 16 aprile al Cinema Nuovo Eden di via Nino Bixio 9, a partire dalle 18.30, è in programma Cercando i fiori di Brescia, iniziativa dedicata al ricordo di Sana Cheema. La morte di Sana sarebbe passata nel silenzio più assoluto se dall’Italia non si fossero mosse le amiche a chiedere giustizia e ottenendo l’incarcerazione degli assassini.

La serata è promossa dall’Associazione culturale Detour e dal Comune di Brescia, con  il sostegno della Fondazione Asm, di InterMed onlus, di Amnesty International e del Giornale di Brescia.

Ospite d’eccezione sarà Samar Minallah, regista, antropologa e attivista per i diritti umani. Si comincerà, alle 18.30, con la proiezione del film Looking for flowers in Islamabad di Nicola Lucini e Simona Seravesi, seguita da un incontro con gli autori. Alle 20 ci sarà spazio per un omaggio video dal titolo Sana Cheema, un fiore della nostra città e verrà fatto il punto sulla vicenda giudiziaria con la giornalista Anna Della Moretta.

Alle 20.30 ci sarà spazio per l’incontro con la regista, antropologa e attivista per i diritti umani Samar Minallah che presenterà alcuni suoi cortometraggi assieme alla giornalista Anna Della Moretta. La serata si concluderà alle 21.30 con il film Cosa dirà la gente? di Iram Haq. La partecipazione agli eventi è gratuita.

Il 18 aprile 2018, nella regione del Punjab, in Pakistan, viene brutalmente uccisa Sana. La giovane venticinquenne, cittadina italiana, era nata in Pakistan ma è cresciuta a Brescia dove ha frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo De Andrè. Viveva nella zona di Fiumicello e nel suo paese natale era tornata per un breve periodo per far visita ai familiari. Per la sua morte sono stati arrestati il padre e il fratello, che hanno confessato l’omicidio avvenuto al termine di un litigio perché Sana si rifiutava di sposare l’uomo che la famiglia aveva scelto per lei.

La vicenda ha avuto vasta eco sulla stampa nazionale e internazionale, sui media pakistani e sui siti internet. Così come ha destato grande sdegno il suo assassinio, altrettanto lo ha destato l’assoluzione in Pakistan del padre e del fratello per insufficienza di prove, in primo grado di giudizio. L’iniziativa intende ricordare Sana Cheema e parlare della prassi abituale dei matrimoni combinati e forzati ancora presente in molti Paesi del mondo.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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