Gattatico, Reggio Emilia. Sarà una puntata speciale alla radio: Il Raccolto • La Radio che Semina, condotta da Mirco Zanoni con Paolo Papottie, e un evento facebook, per il 25 novembre l’alba in cui i 7 Fratelli Cervi, Papà Aclide e Quarto Camurri furono arrestati dai fascisti repubblichini.

 Così ricorda papà Cervi gli attimi prima dell’assalto fascista in quell’alba: «- Che è? – dico io, e scendo da letto. Nel corridoio c’è Aldo, e gli altri aprono le porte, ci mettiamo a guardare dalle finestre. Sparano dai campi intorno alla casa, altro non vediamo. Poi viene una voce forte dalla campagna: – Cervi, arrendetevi!» Da I Miei Sette Figli di Alcide Cervi.

Il 25 novembre sono 77 anni dall’arresto dei Sette Fratelli. Per ricordare insieme questa data importante Casa Cervi ha preparato alcuni contenuti per un altro evento digitale (e non solo). La Redazione digitale di Casa Cervi ha infatti creato un giornalino, che si ispira graficamente ai fogli clandestini della Resistenza: Il ribelle dei Campirossi. Tema di questo primo numero è l’arresto, ma non si parla solo di quello dei Cervi: c’è spazio anche per una piccola riflessione sul suo significato, allora come oggi, con alcuni altri esempi della storia e dei giorni nostri.

Ecco un estratto dal Il ribelle dei Campirossi:

“Tutta la storia in un’alba. A 77 anni dall’arresto della Banda Cervi. È giovedì; il lunario sul muro segna 25 novembre 1943, e in quel precoce mattino la famiglia Cervi viene svegliata da urla e movimenti ostili attorno alle finestre, insieme ad alcuni altri ospiti clandestini nella loro casa colonica. Siamo al podere “ai Campirossi”, tra Campegine e Gattatico, in aperta campagna reggiana; un’umida e fredda alba poco “sotto” la via Emilia come si dice qui, verso quel nord basso che degrada verso il Po.

Un plotone di militi della Guardia Nazionale Repubblicana circonda l’abitazione, su precise indicazioni da parte di delatori locali. Il Capitano Pilati è venuto in forze, “ufficialmente” 35 uomini, ma i testimoni in casa svegliati dall’accerchiamento ne contano molti di più. Cento, centocinquanta per alcuni. L’ordine dei fascisti è chiaro: arrendersi subito, deporre le armi, consegnare i prigionieri rifugiati. Perché la famiglia Cervi è una famiglia ribelle, i suoi sette figli maschi hanno preso (tra i primi a Reggio Emilia) le armi dopo l’8 settembre; e hanno fatto della loro casa un ricovero per fuggiaschi e resistenti di ogni nazionalità.

I fascisti e gli assediati si scambiano colpi di fucile e mitraglia, per alcuni un accenno di resistenza, per altri un fuoco serrato. In ogni caso, la reazione dalle finestre della casa è breve, perché in poco tempo stalla e fienile sono avvolti dalle fiamme. L’incendio è certamente appiccato dagli assalitori, circostanza sempre negata dai diretti interessati. Ci sono donne e bambini, la stalla è piena di mucche, tutta la decennale fatica di Papà Alcide e della famiglia sta andando rapidamente in fumo.

La resa è inevitabile.

Vengono arrestati tutti i componenti della “banda Cervi”: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Ovidio, Agostino e Ettore Cervi, i sette figli maschi di Alcide; poi il padre stesso, e insieme Quarto Camurri, Dante Castellucci (Facio) e il russo Anatolij Tarassov, più 3 soldati alleati unitisi al gruppo partigiano: i sudafricani John David Bastiranse (Basti) e John Peter De Freitas (Jeppy), l’irlandese Samuel Boone Conley. Le loro strade si dividono presto, perchè ai soldati stranieri viene riservato un trattamento migliore.

La sorte dei Cervi invece è quella di nemici dell’ordine pubblico. Il 29 dicembre del 1943 vennero fucilati al poligono di Reggio Emilia, con Quarto Camurri.