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Breuil-Cervinia, – Ci sono vette che disegnano paesaggi lunari, ci sono gli alpinisti che sfidano l’impossibile, come impossibile sembrava, fino al 21 luglio del 1969, mettere piede sul satellite terrestre. Il cosmonauta come l’alpinista, uniti da un unico desiderio, quello di superare i limiti, si fondono nella nuova immagine della XXII edizione del Cervino CineMountain, che quest’anno celebra i 50 dall’allunaggio.

Siamo a 2000 metri di quota: il Cervino CineMountain è il Festival internazionale di film di montagna più alto d’Europa. Dal 1998 Cervinia e Valtournenche si trasformano in una sala cinematografica, un luogo dove si crea una cultura comune e si nutre un immaginario potente ed evocativo, prevalentemente attraverso i film, ma anche gli spettacoli e le performance.

La sagoma inconfondibile del Cervino si affaccia su questo palco naturale come una quinta teatrale, manifesto vivente – dello spirito del festival, che vuole fare luce inoltre sul concetto di montagna come patrimonio: un bene fragile dal punto di vista ambientale, che richiede una consapevolezza particolare, una coscienza vigile e allenata e un maggior dispendio di energie.

La Luna diventa protagonista di questa edizione anche nell’immagine realizzata da Arnica Design.

“Per celebrare l’evento abbiamo deciso di giocare sulla similitudine che esiste tra un’alpinista e un’astronauta, primo tra tutti il desiderio di conquista, la difficoltà data dall’assenza o dalla diminuzione di ossigeno, l’imprevedibilità di un paesaggio sconosciuto – racconta Valentina Sesia – La luna come la montagna, il cosmonauta come lo scalatore. Il raggiungimento di una meta che sembrava impossibile, un miraggio lontano e sfocato divenuto infine realtà”.

Evento centrale della programmazione culturale estiva della regione Valle d’Aosta, il Cervino CineMountain viene definito come l’Oscar dei film di montagna: in una decina di giorni il pubblico trova riuniti in cartellone tutti i film che hanno entusiasmato le platee dei più noti festival internazionali, provenienti dal circuito dell’International Alliance for Mountain Film. Tra queste pellicole viene selezionata la vincitrice, a cui è assegnato il Grand Prix des Festivals – Conseil de la Vallée.

E quest’anno una giuria di grandi esperti del settore avrà l’arduo compito di selezionare i vincitori delle varie categorie in concorso: Paola Piacenza, Michael Pause e Fulvio Mariani.

Giornalista dal 1990, Paola Piacenza è attualmente nello staff di Io Donna, il settimanale del Corriere della Sera, per la quale si occupa delle pagine di cinema, cultura ed esterie dal 2005 cura la rubrica di critica di cinema per la trasmissione Piazza Verdi di Rai Radio3. Dal 2011 al 2015 è stata responsabile della sezione Colpe di Stato del Milano Film Festival.

I suoi documentari The Land of Jerry Cans (2009), In nessuna lingua del mondo (2011), il film collettivo Milano 55,1: Cronaca di una settimana di passioni e In uno stato libero sono stati presentati in concorso in festival internazionali aggiudicandosi importanti premi. Ombre dal Fondo (2016), con protagonista l’inviato di guerra Domenico Quirico, è stato il film di chiusura delle Giornate degli Autori veneziane, ed è stato proiettato a Filmmaker, Astradoc di Napoli e trasmesso da RaiStoria.

Michale Pause è un amante della montagna sin da bambino, quando ha iniziato ad arrampicare da bambino con il padre, noto autore di libri sull’alpinismo. Nel 1978, dopo aver completato la German School of Journalism e gli studi di scienza politiche e storia, ha iniziato a lavorare per la radiotelevisione pubblica Bavarese e da allora ha prodotto, diretto e presentato più di 150 film per un programma dedicato all’alpinismo. Ha anche scritto numerose guide turistiche di montagna ed è stato editorialista per la sezione dedicata alle Alpi della rivista “Berge”.

Fin dall’esordio nel 2003 è il direttore artistico del Tegernsee International Mountain Film Festival, festival aderente all’International Alliance for Mountain Film. La sua passione per l’alpinismo non lo ha mai abbandonato, anche se come scalatore preferisce le forme più classiche di questo sport.

L’amore per le montagne lo ha portato a girare le Alpi, il Nepal, l’Africa Orientale, la Patagonia, la Russia e il Nord America.

Fulvio Mariani è nato a La Chaux-de-Fonds nel 1958. Con la sua casa di produzione Iceberg-Film, specializzata in documentari d’avventura, ha collaborato negli anni con il gotha dell’alpinismo e dell’arrampicata: da Reinhold Messner a Walter Bonatti passando per Hans Kammerlender e Stefan Glowacz.

Mariani è stato testimone della storia dell’alpinismo. Le sue pellicole hanno catturato, con inquadrature mozzafiato, le più grandi imprese alpinistiche ed esplorative degli ultimi decenni. Fra queste, Cumbre (1985), con la prima ascensione in solitaria del Cerro Torre di Marco Pedrini; Un punto nel nulla in cui raggiunge con Carlo Bondavalli il Polo Nord Magnetico con gli sci; Il grido di pietra, di Werner Herzog, ispirato alla storia di Cesare Maestri e Toni Egger; Discesa al successo, con Hans Kammerlander che tenta la discesa con gli sci dall’Everest; Il gesto e la pietra, con Patrick Berhault e L’anno nero del Serpente, girato sulla Sud del Lhotse quando scomparve il polacco Jerzy Kukuczka. Nel 2004 ha vinto il Grand Prix dell’International Alliance for Mountain Film, riconoscimento che celebra chi, attraverso il proprio talento, ha cambiato il mondo del cinema di montagna.

Non solo la montagna al centro di questa edizione del Festival.  Erri De Luca, Nives Meroi il fisico Fabio Truc sono accomunati da una passione, quella per le “Montagne del silenzio”. Insieme, nella serata di martedì 6 agosto, racconteranno il loro vivere una montagna intima, nella quale si va alla ricerca della solitudine e ci si fonde con la natura.

E da sempre l’obiettivo del festival è raccontare la montagna come patrimonio, un bene fragile dal punto di vista ambientale, che richiede una consapevolezza particolare, e parlare di montagna significa proteggerla e rendere la sua tutela una responsabilità condivisa, così come sono condivise le emozioni che regala questo ambiente.

Nell’anno che ha visto il primo grande sciopero mondiale per il cambiamento climatico, sul palco del Cervino CineMountain, giovedì 8 agosto, si confronteranno le storie e le esperienze di chi lo vive e di chi lo studia.

Protagonisti della serata saranno gli alpinisti Hervé Barmasse, figlio del Cervino, e Fausto de Stefani, il secondo alpinista italiano dopo Messner ed il sesto al mondo ad aver scalato tutti i quattordici 8000, Michele Freppaz, nivologo ed esperto di suoli d’alta quota, ricercatore e professore associato presso l’Università di Torino, Luca Albrisi, snowboarder, amante dell’alta quota e fervente ecologista, e la biologa marina Maria Sole Bianco, punto di riferimento internazionale per le politiche legate alla tutela dell’ambiente marino.

Quattro italiani e tre pakistani sono sopravvissuti incredibilmente ad una valanga che li ha travolti nella valle di Ishkoman, a 5300 metri di altezza, nel distretto di Ghizer, in Pakistan, lo scorso giugno.

Tra questi il capo spedizione, Tarcisio Bellò, che ha riportato fratture multiple e sarà al Cervino CineMountain nella matinée di domenica 11 agosto, per raccontare – insieme ad un altro alpinista di fama internazionale, Marco Camandona – questa esperienza che è solo una tra quelle che hanno funestato le ultime tragiche due stagioni sulle vette del mondo, con la scomparsa di alcuni tra i più grandi nomi dell’alpinismo di oggi.

E la luna sarà al centro anche della serata finale, sabato 10 agosto: uno spettacolo che ripercorrerà, con un countdown raccontato dal divulgatore scientifico Andrea Bernagozzi, la storia del profondo legame tra l’uomo e la Luna, da Galileo a Keplero fino al sogno realizzato dall’Apollo 11, accompagnato dalla sand art di Massimo Ottoni, che realizzerà incredibili e suggestive immagini “dipingendo” la sabbia con le mani.

E poi le proiezioni dei film, le presentazioni delle ultime novità editoriali, la libreria del festival e lo splendido scenario del Cervino, tra trekking, passeggiate, escursioni e perché no, lo sci nell’unica località italiana dove è possibile scivolare sulla neve anche in estate.

 

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