Tempo di lettura: 4 minuti

Sardegna, agosto – Per correre sulle strade sarde d’estate, che zigzagano come un ottovolante tra gli impervi rilievi e i grandi altipiani del centro, devi avere i polmoni ignifughi. Terre severe per pochi tenaci, avanzi di crateri erosi dalle ere geologiche.IMG_7131

Il panorama è di campi coltivati o incolti che arsi dal sole sono color zafferano, punteggiati dalle spesse chiome delle querce da sughero, dove si riparano dalla violenza solare i greggi delle pecore, animali che sono stati al fianco dei sardi nuragici sino ai nostri giorni.

Più pastori che pescatori, più abili con la zappa che con le vele, i sardi sono oggi un popolo-museo vivente, con granitiche tradizioni millenarie che si ripetono dal tempo di Adamo ed Eva e riassumono ritmi, idiomi, feste, tradizioni e superstizioni lasciati dagli invasori che scorrazzavano per il Mediterraneo, ma hanno saputo conservare una vita umile ed essenziale.IMG_6256

Tra le gobbe dei monti erosi e coperti di mirto, lentisco, querce, lecci e un’infinità di aromi di sottobosco, trovi altro stupore: le chiese romaniche. Non sono piccole edicole o cappellette campestri, il più delle volte cattedrali nel nulla, spuntano come da una leggenda, perfettamente restaurate. In ognuna ci trovi una guida-custode, più preparata di un professore universitario, che attende i rari visitatori. Nessuna uguale all’altra per architettura e storia. Il solo dubbio è chi ci va a sentir messa visto che non vi abita nessuno nel raggio di chilometri.

E’ una strada contorta quella che scende a Piscinas, ha le spire che sbattono contro miniere abbandonate e decrepite, un sanatorio trasformato in albergo e poi chiuso. Diviene sterrata e porta vicino a mare agitato da onde californiane che nei secoli hanno costruito dune di sabbia alte una cinquantina di metri.IMG_6869

Quando arrivo c’è un ragazzo africano, ha posato le mercanzie da vendere sulla lunga spiaggia e prega rivolto alla Mecca. Tra dune, sabbia e preghiere pare d’essere a Tamarasset, nel Sahara.

E’ di nuovo lo stupore Sardegna che balza in una manciata di chilometri dai boschi di lecci alle dune di sabbia. Una cucciolata di cagnolini esce delle siepi di lentisco, arbusto che resiste alla salsedine e ferma l’avanzare sahariano della sabbia, sono figli di una randagia adottata dai bagnanti, ruzzolano nella acque ora limpide del ruscello che scende dai monti e che un tempo non lontano era carico dei veleni usati per isolare il metallo: arsenico, cianuro, mercurio e altre “robette” del genere…IMG_6881

I turisti più audaci si fermano a Barumini, vengono a visitare la fortezza nuragica di Su Nuraxi, patrimonio dell’UNESCO, poi se ne tornano al mare. Ma sopra la fortezza preistorica c’è uno dei luoghi più affascianti dell’isola: è la Giara di Gesturi, un altipiano di rocce calcaree contenuto in un catino di basalto vulcanico.IMG_7196

Un vasto pianoro da attraversare in bicicletta sulle sterrate che si insinuano in un luogo spettacolare, coperto dagli ombrelli coriacei delle querce da sughero, per andare in cerca degli “is quaddeddus” i piccoli cavallini di un metro e venti al garrese, coda e criniera elegantemente lunga. Ne rimangono poche centinaia, con un po’ di fortuna si possono incontrare i branchi agli stagni d’acqua piovana, zona umida che ha salvato i piccoli quadrupedi dall’estinzione definitiva.IMG_7256

Oltre la Giara c’è il confine con la Barbagia, il cuore della Sardegna. Il continente “Supramonte” del Gennargentu, parco nazionale da pochi anni e con fatica. Il parco, in queste zone, prude ancora come un’orticaria. E’ la terra dei pastori da sempre, di paesaggi sin troppo selvaggi, gole impervie, grotte, canyon, falesie, boschi impenetrabili e lande desolate. Spettacolari scenari, natura e geologia in parte inesplorata o conosciuta solo dai pastori; capace di caldi torridi e bufere violente, ma anche di querce e lecci centenari che riparano i pochi viandanti che si avventurano quassù. Un panorama che rispecchia il carattere dei suoi abitanti.IMG_7204

Ruvidi, ma estremamente ospitali e generosi. I paesi, rari come funghi porcini, con un’architettura semplice, sembrano appesi alle vertiginose pareti con le puntine da disegno. Non è solo l’impressione o l’effetto lontananza: Gairo nel 1951 dopo tre giorni di pioggia aveva iniziato a slittare verso valle. Ne hanno costruito un altro uguale, senza pretese, un centinaio di metri più in alto. Paesi solitari, isolati su un isola, condizione che ha plasmato un carattere coriaceo alle genti di qui.IMG_7328

Mentre faccio acqua ad una fonte, Gavino, un uomo sugli ottanta, coppola, camicia bianca e pantaloni neri, non può fare a meno di chiedermi: “che ci fai qui ?”. Non è diffidenza, ma accoglienza in un piccolo borgo del Supramonte, dove non passa mai nessuno, il turismo è sconosciuto e il museo etnografico con tanto di targa è stato chiuso, la vecchia casa che lo ospitava messa in vendita.

Gavino, dal forte accento sardo, è il riassunto della storia delle genti dei monti della Sardegna. Nato da pastore, emigrato in Svizzera, poi a Milano è finito per più di vent’anni a fare il pastore in Abruzzo. “Su quei monti il formaggio buono non lo sanno fare, in Abruzzo i bravi pastori sono tutti sardi” dice lui. E’ l’orgoglio isolano, un cordone ombelicale con le origini che non si taglia mai. All’isola alla fine c’è ritornato, il profumo del mirto è fatale!

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *