Come finestre, appena un poco aperte, simili a spiragli parlanti.

Messaggi brevi per contenuti traccianti.

Segno del tempo emergenziale di un anno bisestile, declinato nel 2020, in tutta la sua drammatica portata incontrovertibile, risulta pure l’insieme degli avvisi messi fuori dalle vetrine delle attività rivolte al pubblico che pare, in una certa quota parte, contribuisca a dare di questa contingenza da Coronavirus, una ulteriore sua estemporanea testimonianza, eloquentemente espressa, in un modo alquanto tangibile.

A parte un asciutto “Chiuso per virus” ed un altrettanto emblematico “Oggi chiuso” che si rinnova, a sua volta, quotidianamente, una personalizzazione dell’informazione data a proposito della chiusura, per emergenza sanitaria, a disciplina della propria attività commerciale, sembra prospettarsi pure mediante il subitaneo confronto con altri analoghi contributi messi su strada, finalizzati a percorrere similmente la triste situazione di base che vi è stata considerata, anche a debito di una legislazione indifferibile.

C’è chi ci mette una personale ispirazione, anche manifestata in una qual percepita vena poetica nel condurre, un proprio possibile avventore, entro l’ambito specifico di uno spontaneo moto interiore: “La decisione più difficile da quanto è nato SO&SO ma è il momento di fermarci, è necessario che ognuno di noi faccia la sua parte, noi ci fermiamo, il negozio resterà chiuso per questa settimana. Certa che la Leonessa tornerà a ruggire più forte che mai, vi abbraccio tutti. A presto, Manuela”.

Curiosamente, appaiono anche presunti adattamenti semantici nella pure semplice ed essenziale sintassi di un messaggio sbrigativo, utilizzando, ad esempio, invece che il termine di inconveniente, l’accezione derivata di “inconvenienza”, testualmente indicata nel mettere in bella posta fuori da un bar cittadino che “A causa della situazione sanitaria circostante, sospendiamo l’attività per qualche giorno, ci scusiamo per l’inconvenienza. Dal 25/02/2020 fino alla data da definirsi”.

Ancora, a Brescia, sembra, fra altri aspetti, che si sia appalesata un’iniziativa congiunta fra i molti accomunati da quest’incombenza, relativa al rendere esplicito il motivo di una insolita chiusura in simultanea, utilizzando uno stampato a colori, riconducibile ad un’impronta civica familiare ad una stessa municipalità di pertinenza.

Trattasi di sostanziare, in stampatello, un tema, ormai noto, nel suo stesso mirato e più ampio effetto, tradotto in un condiviso provvedimento, rivolgendosi a chi passa, nel riferirgli: “#chiusiperbrescia – Bar e ristoranti di Brescia dichiarano la chiusura volontaria per contenere l’emergenza sanitaria”.

Oltre a questa codificata indicazione, si manifesta, in un’altra preponderante diffusione, la rispettiva scelta, caso per caso, adottata, in una immediata contestualizzazione, dove fare presente, a proprio modo, il motivo di tale draconiana soluzione.

Soluzione che, se servisse il rimarcarlo, rientra nelle “misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea”, come anche si ricava dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020.

In certi casi, dopo il preambolo dovuto all’esplicitazione dell’imperativa causa emergenziale, procedendo nello svolgimento circa l’affermazione di una chiara messa in atto prudenziale, segue la conclusione, a lieto fine, rivolta a condividere l’appello verso una speranza generale, tradotta, in ogni caso, nel ribadire, come vi risulta parimenti scritto, che “andrà tutto bene”.