Brescia – La storia locale sembra possa prendere anche quella via siderale che è proiettata fra le stelle, distribuite nell’ignoto astrale, per una caratteristica ricostruzione di certi fatti antichi, secondo una verosimile disamina tutta particolare.

Il “Chronicon”, opera quattrocentesca a firma del medico Giacomo Malvezzi (1380? – 1454), nel riferire un dettagliato resoconto degli eventi storici bresciani, intercorrenti dai tempi più remoti fino a ciò che, nel Quattordicesimo secolo, ha riguardato giorni, comunque, ad oggi lontani, testimonia, fra l’altro, il periodare delle stelle tra le cronache documentate nello scritto a cui sono affidate in cui, oltre a straordinarie manifestazioni celesti ed a naturali fenomeni sensazionali, la lettura degli astri sanciva, a volte, l’opportunità o meno di ingaggiar battaglia, nell’ovvio timore di patirne gli eventuali esiti precari.

Quest’ultima evenienza pare sia riferibile al temuto Ezzelino Da Romano (1194 – 1259), uomo d’arme dalla ferocia leggendaria, che, nel muover guerra da Brescia contro le truppe milanesi, aveva prima tenuto consiglio con quegli esperti in materia che, nell’avvicendarsi zodiacale, allineavano al movimento dei pianeti ed all’incombere delle costellazioni, le previsioni di quanto, il disporsi esaminato, poteva presumibilmente comportare: “(…) E poiché Marte, dio della guerra, si trovava in linea retta sopra il Leone, promettevano che lo stesso Ezzelino avrebbe sterminato con grande potenza i suoi nemici e avrebbe compiuto felicemente ogni impresa, dato anche il fatto che Giove si trovava nella salutare casa di Venere. Inoltre, poiché in opposizione avevano visto le stelle ascendenti dei Gemelli che Mercurio, ispiratore di prudenza, aveva stabilito come sua dimora, affermavano che la solerzia dei nemici, indebolita, volgeva ormai al tramonto, sostenendo che le decisioni degli avversari non avrebbero avuto gli effetti desiderati (…)”.

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Ezzelino Da Romano

In realtà, il ghibellino Ezzelino Da Romano usciva di scena proprio in tale scesa in campo, morendo a Soncino, e di questo epilogo senza ritorno ne commentava la prevedibilità lo stesso Giacomo Malvezzi, argomentandola nel prosieguo della sua trattazione, spiegando che “(…) l’esito della vicenda fu del tutto contrario. E mi meraviglia molto il fatto che Guido de Bonato, dottore tanto famoso, vedendo la Luna nello Scorpione, non abbia ravvisato l’influenza di quella sullo Scorpione stesso. Infatti, la Luna, più vicina alla Terra di tutte le stelle, regola massimamente tutte le cose terrene: essa governa il cammino, i passi, i percorsi dei piedi mortali. Ma, lo Scorpione, serpente africano dalla coda velenosa, spinge le vicende umane verso esiti amari. E ancora più mi meraviglia che astronomi di così grande scienza abbiano consigliato di intraprendere il cammino mentre il Sagittario era ascendente: accade infatti che tutto ciò che ha avuto origine, mentre quel segno era ascendente, sia portato alla fine con una freccia o armi simili. Da ultimo, avendo Ezzelino intrapreso il viaggio mentre la costellazione del Sagittario stesso saliva il nostro Occidente e la Luna indugiava nello Scorpione, egli, colpito da una freccia a un piede, con sofferenza portò a una fine imprevista il suo cammino e la sua vita”.

Le testualmente qui intitolate “Le cronache medievali” di Giacomo Malvezzi, secondo la traduzione dal latino di Irma Bonini Valetti, sviluppano la fedele narrazione di questi aspetti, unitamente ad altre possibili chiavi di lettura, aperte sulla complessità dei fatti di vario genere citati, indugianti su ulteriori spunti e su maggiori altri riferimenti evocati nella descrizione degli avvenimenti, attraverso il volume di circa quattrocentottanta pagine dove sono pubblicate, per la cura di Gabriele Archetti, in occasione della messa a punto del numero sette della serie editoriale denominata “Quaderni di Brixia Sacra

Tale pubblicazione, in pratica, raccoglie l’opera di quel cronista bresciano a cui spetta, secondo le parole usate nella prefazione da Cristina Cappellini, assessore alle Culture, Identità e Autonomia della regione Lombardia, il merito di aver raccolto la “prima storia di Brescia, scritta con l’intento di narrare in forma organica le glorie urbane; un’opera che ha conosciuto un discreto successo letterario attestato dalle numerose copie manoscritte esistenti e dai volgarizzamenti sparsi in diverse biblioteche italiane ed europee, a cominciare dalla Queriniana di Brescia”.

Questo libro, con il patrocinio oneroso di Regione Lombardia, Fondazione Cogeme Onlus e con il contributo finanziario anche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è stato stampato dalle “Grafiche Artigianelli”, nella realizzazione impressa da “Orione. Cultura, lavoro e comunicazione”, rappresentando un risultato pure condiviso da “Studium”, dalla “Associazione per la Storia della Chiesa Bresciana” e dal “Centro Studi Longobardi”.

Risultato che, in ordine di tempo, interviene a sostanziare, in modo organico e qualificato, un tema che, in passato, aveva già suscitato interesse in ambito bresciano.

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Alboino, re dei Longobardi

Medico e umanista bresciano, Giacomo Malvezzi, rivive nel suo laborioso contributo di memorie, dedicate alla propria città, grazie all’accurata traduzione dei suoi testi, condotta con rigore ed in quel taglio divulgativo che denota, pure, di questo autore, l’inclinazione a fissare osservazioni sia a carattere storico che morale, rifacendosi, in ogni caso, alle fonti da lui stesso vagliate, fra le quali la “Historia Langobardorum” di Paolo Diacono, “i documenti conservati nei registri del Comune, la tradizione orale di vicende magari leggendarie, raccolta con attenta indagine dai ricordi dei cittadini più anziani” e “la testimonianza delle pietre che sembrano conservare, attraverso le vicissitudini di mura, chiese e palazzi tante volte distrutti e ricostruiti, la traccia di un lungo cammino (…)” come, fra altre precisazioni, mette in evidenza, nelle pagine introduttive del volume, Irma Bonini Valetti.

L’opera consta di nove parti principali, a loro volta, articolate in brevi capitoli che, nel merito di un avvalorato calibro culturale, costituiscono, per Gabriele Archetti, “una fonte preziosa per la descrizione, soprattutto degli avvenimenti urbani più strettamente connessi con lo sviluppo e la dialettica delle istituzioni comunali nel periodo compreso tra l’XI secolo e l’inizio del Trecento”.

Le poliedriche realtà evocate che, nel deposito costitutivo di una varietà storica circostanziata, risultano rappresentate, in ordine alle molteplici informazioni mediante le quali appaiono condensate, si prestano anche all’incombere di stelle comete, eclissi e di altri segni misteriosi osservati nel cielo, mentre sul piano terrestre, quanto non faceva l’uomo, capitava andasse a segno nella fatalità di terremoti, carestie, pestilenze, roghi devastanti e, nell’elemento a questi opposto, di inondazioni e di precipitazioni atmosferiche ritenute fuori dal normale.

Una composita incidenza di queste importanti ed, a tratti curiose, manifestazioni, affacciate al vivere di varie generazioni, pare delineare una interessante e significativa fattibilità analitica che, mediante questa fonte, per così dire, memorialistica, induce, nel merito, Irma Bonini Valetti a spiegare al lettore l’attenzione, dimostrata da Giacomo Malvezzi, nel rimarcarla puntualmente, registrando “tutti i fenomeni naturali, singolari o addirittura catastrofici, di cui trova notizia e che sono prevalentemente legati all’agricoltura: piogge torrenziali, nevicate eccezionali, siccità, terremoti, incendi che si abbattono sul territorio e sulla città, portando miseria e devastazione. Segnala anche le gravi epidemie che colpiscono soprattutto la città con il loro carico di morte e che, spesso, causano lo smarrimento dei sentimenti più comuni di affetto e di pietà. Ancor più attento sembra essere nella annotazione dei segni del cielo: eclissi, bagliori che solcano improvvisamente la volta celeste, ma soprattutto le comete con la misteriosa minaccia che accompagna il loro apparire. La segnalazione è attenta e puntuale; basta ricordare che il Malvezzi è una delle pochissime fonti storiche occidentali a parlare dell’apparire nel cielo della cometa di Halley (…)”.