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Cignano, dallo stemma che ha un giglio fra due spighe incrociate, ha, fra l’altro, una battaglia da ricordare.

Frazione di Offlaga, questa località della Bassa Bresciana, ricorda, anche grazie a valenti studiosi appassionati di storia locale, come Alessandro Tomasini, lo scontro avvenuto nel bel mezzo dell’abitato il 25 giugno del lontano 1441, fra milanesi e veneziani, per le rispettive rivendicazioni territoriali di queste agguerrite realtà statuali di un tempo.

Grazie all’autentica abilità artistica, non disgiunta da una peculiare attenzione culturale che è applicata alla storia, di un pittore del calibro di Mario Ferrari, è possibile ammirare la rappresentazione di tale battaglia, non solo in dipinti privati, ma anche in una grande opera murale, della misura di circa otto metri per due, realizzata all’aperto del parco pubblico laterale alla chiesa parrocchiale di Cignano.

Grazie alla Pro Loco del luogo, capitanata dallo stesso Tomasini, unitamente a quanti, anche istituzionalmente, hanno coadiuvato il compiersi di questa meritoria iniziativa, l’opera è parte centrale della ravvisata intenzione complessiva di un più esteso polittico, nel senso che, per via della notevole lunghezza del muro stesso, interessato a quest’intervento commemorativo, esistono varie altre sezioni, già ricavate sulla medesima superficie rivolta a ponente, da poter valorizzare, per mezzo di successive rappresentazioni pittoriche, inerenti il tema, in programma di andarvi coerentemente a fissare.

Intanto, con la primavera del 2022, si conferma la solerte tradizione locale che appare attenta, pure a motivo di altri contributi memorialistici già presenti in loco, a tenere viva la consapevolezza di questo significativo fatto d’arme, aggiungendo ad essi una sintesi pittorica dalla natura inedita, per la modalità, le proporzioni, e l’impatto visivo narrante che merita.

Assurto ad una sorta di “Genius loci”, quale interazione fra identità e luogo, l’avvenimento pugnace, quattrocentesco in questione, risulta trasposto nella pittura in acrilico per esterni dell’artista bresciano Mario Ferrari mediante la consueta ed accurata stilistica che quest’apprezzato autore di Travagliato usa assegnare alla sua arte figurativa, andando, anche qui, a profondersi in una vasta gamma di particolari, attinenti lo scontro sul campo fra le truppe di Niccolò Piccinino, acquartierate nell’allora castello di Cignano, e quelle di Francesco Sforza, per parte veneziana, che avevano accettato qui di ingaggiare la lotta, quasi cooptate, quest’ultime, ed al medesimo tempo, per converso, contestualmente condizionate, da una medesimo accorgimento di allestimento dei luoghi, funzionalmente preparati dagli avversari milanesi, anche ricorrendo all’allagamento della pianura prossima all’abitato, già, all’epoca, irrorato dalle acque della perdurante rete irrigua della Gambaresca.

Alla fine di quella giornata di inizio estate di oltre mezzo millennio fa, i due contendenti, a loro volta, contraddistinti, tra le loro file, da vari alleati, propri di altre referenze del Belpaese, pare abbiano deciso di “sganciarsi”, sgombrando, ambedue, la zona della cruenta contesa, quasi perseguendo l’intento di una differente strategia, per riproporre, poi, altrove la prosecuzione della battaglia, conclusasi di fatto, in una sorta di controverso pareggio, per quanto gli occupanti milanesi non si può dire che abbiano perso la posizione, strenuamente tenuta e difesa nel contrasto con gli assalitori veneziani.

Altri tempi, anche nel modo di condurre una guerra, per altro, prevalentemente affidata a mercenari, ed a riscontro di committenze su logiche dinastiche, al vertice di una piramide di gangli funzionali al potere gestito da retaggi feudatari.

Ciò che tramanda la tradizione, rispetto alla battaglia di Cignano, è ora diffusamente sviluppato in un pubblico racconto pittorico, vivido di colori espressivi e di particolareggiate referenze legate a quell’epoca, sia per i richiami della contestualizzazione specifica del luogo, con, ad esempio, la raffigurazione evocativa di palizzate e di una cornice d’acqua, che per vari e laboriosi elementi evocativi delle rispettive parti contrapposte nel loro aspro contendere.

L’iconografia guerresca è fedele a ricalcare una serie minuziosa di aspetti rispecchianti pure gli stemmi, tra scudi e gonfaloni, tra i variopinti pennacchi e le armature più disparate, di questo scontro sanguinoso, fra arcieri, bombarde, cavalieri, combattenti appiedati e spade sguainate.

Sull’alto del piano dell’opera, svetta, nell’azzurro del cielo, il biscione visconteo, afferente la signoria milanese che, con le sue truppe, aveva, con il grosso del contingente, preso a presidio questo paese che, nel quadro delle complesse vicende, inerenti la cronaca di quei giorni sconvolgenti il territorio bresciano, aveva, suo malgrado, condensato sul posto il prodotto di varie schermaglie già da tempo in atto, fra le medesime fazioni in lotta, nelle rispettive dinamiche che, a vari livelli di entità e di conseguenze, possono sull’argomento storico essere analogamente intese.

Combinazioni di un percorso irrefrenabile, quando tutto è impregiudicato, per la qual cosa, anche un piccolo centro abitato, per quanto in parte fortificato, poteva, implicitamente, rivelarsi utile all’estemporaneità dei fatti in corsa ed all’improvvisazione delle convenienze sul tappeto, per scorgervi le possibilità di una vittoria od, almeno, il dibattersi logorante di una partita, dalla quale rilanciare in seguito i dadi in grembo al destino, al fine di scommettere sul profilarsi dell’alternativa di una ulteriore e, magari, decisiva, sfida.

Quasi a tacita, ma, al medesimo tempo, eloquente didascalia di questo importante lavoro artistico di Mario Ferrari, già da anni noto come “pittore delle battaglie, pare erigersi la lapide situata nelle vicinanze dell’opera medesima, essendo collocata nell’agglomerato che si dice residuo dell’estinto castello del luogo, adiacente al parco che si pone di lato alla chiesa patronale, recante l’epigrafe significativa: “Il 25 giugno 1441 fra le mura di questo castello Niccolò Piccinino comandante delle truppe del Ducato di Milano, resistette dall’alba al tramonto agli assalti dell’esercito della Repubblica di Venezia capitanato dal conte Francesco Sforza. L’avvenimento passò alla storia come battaglia di Cignano. 2011 L’Amministrazione comunale”.