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Cremona – Presso il Teatro Cinema Filo, nelle giornate di giovedì 24, sabato 26 e domenica 27 maggio, verrà proiettato il film Montparnasse Singolare Femminile, commedia drammatica diretta da Léonor Séraille, con Laetitia Dosch, Grégoire Monsaingeon, Souleymane Seye Ndiaye e Léonie Simaga.

Paula non sa fare niente a parte essere se stessa ed è già incredibile. Rientrata a Parigi dal Messico dopo una lunga assenza, fatica a ritrovarsi e a ritrovare una città che sente ostile. Ostile con la gente, con lei, lasciata dal fidanzato fotografo di cui per anni è stata la musa. Porte chiuse, un gatto in una scatola, niente in tasca, nessuna competenza, zero progetti, Paula vaga per la giungla urbana in cerca di un amico e di un lavoro. Ma il mondo le crolla intorno. Tra squallide stanze d’albergo e camere di servizio, tra vagoni della metro e corridoi dei centri commerciali, troverà alla fine una nuova partenza.

È importante il titolo di un film (quello originale). Jeune femme (giovane donna) lo è per la sua semplicità, per la sua maniera di andare dritto al punto, cogliendo al volo un baleno esistenziale. L’istante in cui la sua protagonista non è più una ragazza ma nemmeno ancora una donna. Di lei che strilla e strepita al medico di un centro psichiatrico tutti i sentimenti e le ferite interiori che la fantasia non può più dissimulare. Di lei corpo eccentrico e rigettato ai margini della sua vita. La giovane donna, che sembra esistere soltanto attraverso lo sguardo del suo (ex) uomo, ha perso improvvisamente il suo centro e vaga in una città “che non ama la gente” e di cui non riesce più a decifrare i codici. Agito in due tempi, Montparnasse Femminile Singolare passa dalla sovraeccitazione del debutto alla pacificazione dell’epilogo.

In mezzo l’evoluzione progressiva di Paula che si disfa e si fa sotto gli occhi dello spettatore. Opponendo uno spirito libero alle forze alienanti che la minacciano, Paula improvvisa coi mezzi che ha, attraverso gli incontri, le liriche associazioni di idee e le opportunità che le si presentano. Improvvisa il suo apprendistato alla vita da adulta. La cosa più incredibile è che la sua emancipazione non si traduce, per una volta, con un’ascensione sociale ma con un declassamento desiderato e accolto. Paula scende di (buon) grado, da musa dei quartieri bobo a venditrice in un centro commerciale, conquistando la virtù dell’anonimato: la possibilità di diventare chiunque.

Anche la sorellina di Antoine Doinel, per la maniera solerte di rispondere ai piccoli annunci e tentare i lavori più generici che forgiano un’indipendenza sociale (e culturale) e restituiscono il gusto denso della vita. Come Doinel, Paula accede alla ‘cultura’ per una piccola porta e non per la scuola. Il primo ad avvertire lo scarto sarà il suo fidanzato, colpito dall’imprevista partecipazione critica della donna che adesso vuole solo riconquistare. Il film, un survival nel milieu urbano, accompagna le decisioni impulsive della sua protagonista, i rischi che si prende e che vanno in direzione ostinata e contraria agli schemi normativi imposti dalla società. Paula è il granello di sabbia che inceppa l’ingranaggio sociale, una ‘passante’ che avanza e si definisce attraverso il dislocamento costante. Innamorata respinta, studentessa per finta, lesbica estemporanea, commessa creativa, baby-sitter maldestra, non è mai dove l’attendiamo.

Questa deriva sociale, che conosce fasi più aspre (la solitudine, l’inerzia, la fame), risale fino alla sua sorgente, la madre di Nathalie Richard, il cui rifiuto drastico e afflitto di riprendersi la figlia rivela una crepa originale. Ad aprirle le porte (per sbaglio) sono perfetti sconosciuti, una ragazza che la scambia per una compagna di scuola perduta, una borghese della stessa età che la crede al telefono una diciottenne, un vigilante africano che la prende esattamente per quella che è. A misura di questi incontri, Paula riprende colore, il volto si illumina, respira e noi pure.

Opera prima di Léonor Serraille, premiata con la Caméra d’Or all’ultima edizione del Festival di Cannes, “Montparnasse Femminile Singolare” è un film di una libertà sorprendente che dialoga alla perfezione con la società attuale e una generazione che non può permettersi il lusso dell’incongruenza. All’inverso di colleghe e colleghi che prediligono la perdizione, la giovane autrice filma una rinascita, scegliendo per la sua eroina una via alternativa, una vita che ha il merito per la prima volta di essere la sua. A incarnare questa creatura fuori norma è una sbalorditiva Lætitia Dosch, diva del disordine già incontrata dentro altre battaglie (La battaglia di Solferino). È lei a trovare il tono di Paula e la bellezza dei suoi gesti. A trovare una giovane donna tra tante altre, indimenticabile.

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