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Riva del Garda (Trento) – Cinquant’anni di biblioteca, fra note d’approfondimento ed informazioni cronologiche di riferimento. L’impianto editoriale della pubblicazione intitolata “Nascita di una biblioteca – L’avvio del servizio bibliotecario pubblico a Riva del Garda (1965–1969)” si riassume nell’uniforme veste tipografica rivendicata dal Comune di Riva del Garda per la propria “Biblioteca civica”.

L’autore del libro è il bibliotecario, Ruggero Morghen, già firma apprezzata di diverse ed accurate opere, in particolar modo dedicate alla figura di Gabriele d’Annunzio, osservata nell’ombra fedele del suo più stretto collaboratore, nella persona dell’architetto Giancarlo Maroni (1893-1952) non per nulla, riguardo al contesto di un libro imperniato sulla realtà bibliotecaria di questa località gardesana, anch’egli di Riva del Garda.

Come in quell’autentico nesso fiduciario, intercorso fra i due personaggi, anche qui un bagaglio di esperienze conduce ad un altro. In questo caso, come, al contrario, avviene, invece, in sterminati casi a vari livelli, non si è giunti da fuori, per usufruire del patrimonio di sapere della biblioteca, ma si è, piuttosto, partiti, dalla stessa sede bibliotecaria per riferirne la storia, indugiandovi dentro, fino al limitare di quella soglia che rende alternativa quest’opera per la dinamica con la quale proporziona la propria traiettoria, dal momento che la ricerca è praticata per un verso opposto, rispetto all’uso che l’utenza fa delle risorse librarie ascritte al suo servizio, in una qualificante disponibilità interlocutoria.

La biblioteca racconta sé stessa, riferendo, però, implicitamente di una quota parte delle vicende che si contestualizzano nella realtà più vasta della cittadina dove la propria natura è strutturata in quella connessione istituzionale che è rappresentativa di una località inserita nel territorio dove si trova radicata in una data caratterizzazione esclusiva.

Espressione emblematica di una creatura, ad immagine del proprio creatore, per lo sbocco naturale che fin dalla sua stessa origine ha avuto questa pubblicazione, il libro attesta, anche al presente, quanto è percepibile in una sua circostante sollecitudine incombente. Sensibilità civica, fattibile di un propositivo sdoganamento esperienziale, in omologhi contesti preposti ad un’interpretazione culturale.

Volume esemplare per la potenzialità di una attuale consapevolezza, in grado di sapersi raccontare. Trasparenza di un percorso in cui tutta la cittadinanza ha modo di potercisi ritrovare.

Possibile similitudine con altre differenti evoluzioni a tema, per giungere, cioè, al rispettivo assetto bibliotecario che ogni comunità ha in dote, per un volenteroso e promettente servizio assegnato a tutto un notevole snodo di generazioni.

In questo caso, il tempo non cede al nulla le memorie che ha attraversato nei giorni in cui il momento fuggevole si accingeva a confutare le proprie pertinenze aleatorie, ma entra, invece, nei ranghi ordinati di una pubblicazione che, di un dato ambito, ne documenta le manifestazioni prodromiche, riversatesi, poi, nella conseguente somma di riuscite iniziative, fra loro, armoniche.

Tutto questo in una tematica specifica d’importanza collettiva, salutata dall’assessore alla Cultura del Comune di Riva del Garda, Renza Bollettin, in un argomentato auspicio, sottoscritto in calce alle prime pagine del medesimo libro: “(..) Spero che queste poche righe, unitamente alle molte e dotte di Ruggero Morghen, possano fare capire ai rivani di oggi la fondamentale importanza, per la crescita, culturale e non, di una intera città, della nascita di una Biblioteca pubblica sorta per opera di una Amministrazione illuminata, quella retta da Egidio Molinari, e di poche persone devotamente dedite al loro lavoro-missione”.

Persone che si dettagliano in un ruolo, a loro riconosciuto nel merito, che è presentato in modo funzionale allo sviluppo di un’affermazione del servizio bibliotecario locale, come fra gli altri, sono individuati i bibliofili Riccardo Pinter e Filiberto Poli, l’artista Giacomo Vittone, il sindaco Egidio Molinari, l’assessore all’educazione del Comune di Milano, nonchè “oriundo rivano”, Lino Montagna, il direttore, Mario Crosina, ed il bibliotecario, Renato Pedri, nel quadro di quel periodo storico su cui pone l’accento, circa una serie di aspetti allora contraddistinguenti, Cesare Guardini, mediante alcune personali considerazioni di rifermento, espresse fra le pagine introduttive di questo libro che è pure illustrato da varie immagini dell’epoca, dipanate in un didascalico assortimento: “(…) Nelle pagine che seguono, si legge degli inizi della biblioteca civica rivana, da quando la scarsità dei fondi (primum vivere…) imponeva all’istituzione di limitarsi ad offrire quel che c’era; inizi segnati dalle ostinate battaglie sostenute nel corso degli anni del cosidetto miracolo economico dai padri fondatori, prima per far crescere qualità e quantità dell’offerta, poi per fare della biblioteca attraverso corsi, letture, animazioni, serate, eventi, la piazza virtuale, capace di sostituire quella Benacense ormai lasciata ai turisti, ai comunali, alle raffiche dell’òra che cerca d’infilarsi per via Fiume”.

Note, bibliografia, indice dei nomi, vivisezionano la materia trattata nel lavoro di un professionista di razza che, in diciotto capitoli, raggiunge lo spessore di quei contenuti che risultano pure rapportati ai crismi formali del codice “International Standard Book Number” (ISBN), posto sul retrocopertina, a margine numerico della metaforica letteratura umana stemperata in una prosa profana, come è quella del popolo di una biblioteca che, a vario titolo, concorre ad animarla, professando una licenza sia individuale che comunitaria nel praticarla, educandosi implicitamente all’interazione con il tempo di persistenza che, anche in questo luogo di condivisione, profila il senso concettuale di un proprio diffuso ammaestramento di appartenenza, se non fosse altro che per l’assimilazione, in un’essenziale contezza, dei trascorsi propedeutici ad una conosciuta realtà attuale di pertinenza.

Realtà che, fra altre puntuali informazioni, si svela, nelle poco più di centodieci pagine del libro, in precisi punti cardine fondamentali, come avviene nella divulgazione, fra ulteriori particolari, di contingenze centrali al perdurante corso della biblioteca rivana, tra i suoi intercorrenti sviluppi culturali, come emerge nello specificare, ad esempio, la fatidica data dell’inizio ufficiale: “La Biblioteca – Fonoteca civica di Riva del Garda viene inaugurata ufficialmente solo il 4 ottobre del 1969, otto anni dopo l’inaugurazione della vicina Biblioteca di Arco, intitolata al bibliografo Bruno Emmert, diciassette anni dopo la biblioteca comunale di Ala e (per trovare un utile riferimento in ambito triveneto) un anno prima della Biblioteca civica di Abano Terme, inaugurata il 25 aprile 1970. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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