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Nella Brescia della seconda metà dell’Ottocento, è una valuta francese ad accompagnare la testimonianza di quella generosità che è corrispondente al lascito di una donazione sopravvivente.

La si nota tra i minimi particolari di un grande dipinto di Angelo Inganni (1807 – 1880), collocato nell’atrio d’aspetto della Direzione Strategica dell’Ospedale Civile di Brescia, in quel dettaglio figurativo che risulta individuabile, per quanto possibile, rispetto alla posizione centrale dell’opera stessa nella quale appare visibile.

Il tema è il denaro, inteso come disponibilità finanziaria, secondo una rappresentazione pittorica dove il valore pecuniario pare abbia avuto, in quest’importante occasione, un proprio ambito d’evocazione, nell’insieme generale dell’avverarsi di una munifica elargizione.

L’ospedale civile di Brescia, ne conserva l’emblematica e pregevole definizione artistica, secondo il retaggio di un mandato di investitura filantropica, derivata dalla funzionalità di un notevole dipinto d’ambientazione che, a suo tempo, è stato prodotto per documentare una fattiva donazione, grazie ad una composizione, densa di aspetti funzionali a darne una esplicita caratterizzazione allegorica.

La moneta appare nel palmo della mano destra di chi, in piedi, è nell’atto dimesso di un atteggiamento simile a quello di un prudente questuante, dando corpo alla figura posta al centro del dipinto dove, agli occhi di chi guarda, la benefattrice, con piglio tranquillo e sicuro, è seduta a sinistra del manufatto, mentre a destra, rispetto alla medesima ottica d’osservazione, si profila invece, un’altra rappresentazione femminile, del tutto immedesimata in una metaforica allusione al concetto di quella abbisognevole condizione umana che la carità va a lenire in una corrispondenza di provvida contribuzione.

Questa donna, vestita da popolana, secondo i più semplici indumenti dell’epoca, è, comunque, agghindata per costituire un’immagine dignitosa entro un compatibile equilibrio con gli altri due personaggi accennati, discostandosi molto da quella della mecenate, che indica, con mano ferma, l’appunto steso sul manoscritto del tavolo a lei prospiciente, recante la voce “Pia Opera Ospitale dei Cronici in Brescia”.

Se quest’ultima rivolge gli occhi sornioni e sicuri a chi sembra frapporle la mano con i presumibili cinque franchi d’argento, l’altra non ha altro da fare che indirizzare un attimo d’eternità verso l’alto, mediante uno sguardo che pare contemplare la profondità celeste nella quale impetrare grazie e favori da una compassionevole entità trascendente.
Sullo sfondo, se non fosse chiaro, come ulteriore dipinto nel dipinto, si staglia, fra l’altro, un medaglione riproducente la facciata del palazzo della Loggia di Brescia, a riprova di quale fosse la città inerente la concomitante scena di una pattuizione d’aiuto, assicurata al locale nosocomio cittadino di allora, in un’univoca traccia di conclamata corresponsione, proporzionata ad una prodigalità nominalmente conservatasi intera, nella storia delle donazioni che l’ospedale stesso sembra possa enumerare, in una ricca e puntuale tradizione lusinghiera.

Di quest’opera d’arte se ne è riferito, fra l’altro, diffusamente, sulle pagine dell’organo d’informazione dell’attuale ente socio sanitario che, nell’avvicendarsi del tempo, ha, per così dire, ereditato anche questo esemplare gesto d’altruistico interesse, dedicandogli alcune pagine nell’edizione, diffusa nel marzo del 2018, del proprio apprezzato periodico divulgativo, a tappa di una delle stagioni di quest’antico dipinto di valore.

Intanto, l’effige di Napoleone III (1808 – 1873) continua a fare capolino nella mano dell’uomo ritratto in quella simbolica rappresentazione che, anche per questo curioso indizio, è definita nella specifica temporalità di un’avvenuta committenza memorialistica, espressa in una pari mediazione artistica, figurativamente attenta anche ad affidare ad una moneta francese, il fulcro allusivo di una effettiva elargizione d’insieme.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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