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Ferrara – Lo chiameremo per semplicità lo “spazio bianco”, e stava proprio accanto al suo gemello “nero” (per il colore delle pareti, anche se in realtà coloratissimo per via delle sue buffe sedie, ognuna diversa dall’altra, macchie di colore diventate ormai un tratto distintivo).

Il comune di Ferrara aveva assegnato in uso anche lo “spazio bianco” all’associazione culturale FerraraOff, che ormai da diversi anni promuove la cultura teatrale in città, allestendo spettacoli e laboratori di grande qualità, grazie alla passione del suo direttivo, “capitanato” da Roberta Pazi, Giulio Costa e Marco Sgarbi. Però qui mancavano il riscaldamento, l’intonaco su una parete, e un po’ di bianco…

E poi c’era anche un copione, che da un po’ stava lì a prendere polvere, nonostante fosse piaciuto a tanta gente qualche anno prima….

Una strana storia d’amore, con un brutto episodio di violenza da “gestire” in qualche modo, per mandare un messaggio, per provare a capire. Un copione “fortunato”, che qualche anno prima era andato in scena più volte, da Ferrara fino a Brescia, e che da un po’ se ne stava lì in disparte. Ad aspettare che succedesse qualcosa.

Ma ancora non bastava. Ancora non succedeva nulla. Mancava “l’innesco”, l’elemento capace di accendere tutto, e tutto fare funzionare. E un certo punto eccolo l’innesco.

Anzi gli inneschi: le giovanissime Matilde Buzzoni e Penelope Volinia. Neanche quarant’anni in due. Quella domenica di quasi un anno fa andava in scena al Teatro Off il loro saggio di “fine laboratorio”: “Tre regine, Due re e Un Trono”.

Ed io, che ero seduto su una di quelle buffe sedie colorate, le guardavo ammirato recitare così bene, e pensavo che quelle due giovani, talentuose, bravissime attrici sarebbero proprio state bene nel copione… bastava cambiarlo un po’ per creare loro un po’ di spazio…

Ecco: la miccia era accesa. Avremmo completato un teatro. Ma per farlo, avremmo prima dovuto completare un copione e riportarlo in scena. Che poi invece, alla fine, ci siamo fatti prendere la mano e lo abbiamo riscritto tutto.

E allora sono stati creati nuovi ruoli (non solo quelli di Matilde e Penelope, ma anche quelli di una mamma – Roberta Pazi – come tutti la vorremmo avere, di due baristi saggi e forti, e di un’insegnante di danza classica esigente e severa– la coreografa Silvia Bottoni, che per l’occasione abbiamo convinto a tornare anche in scena per un piccolo “cameo” in cui balla assieme alle sue allieve), scelti nuovi interpreti, cambiata tutta la trama dall’inizio al finale, inventate nuove coreografie e nuove scenografie, scelte nuove canzoni.

Ah si, coreografie e canzoni… quasi dimenticavo: il copione “impolverato” era quello di un musical.Si chiamava “ML – Io non ho paura”.

Il resto è la solita, straordinaria, incredibile ed eccitante storia che accompagna la fase creativa di un nuovo spettacolo: continue revisioni del copione (per la gioia “isterica” degli attori…), riunioni infinite su tutto, prove con gli attori, con i ballerini, notti in bianco davanti al computer con gli scenografi (questa volta abbiamo esagerato e ne abbiamo presi addirittura due, uno più bravo dell’altro: Milko Marchetti, diventato da poco campione del mondo di fotografia naturalistica per la nona vota di seguito, e Riccardo Fozzato, che fino alle cinque del pomeriggio è un nostro collega della filiale di Rovigo, ma poi esce dalla banca, si “cambia d’abito” come un eroe della Marvel e di trasforma in un abilissimo, sensibile e accurato videomaker).

Nel frattempo abbiamo trovato l’aiuto di tre bravi imprenditori. Angelo Monesi ha messo a disposizione la propria ditta, la Cimi Srl, rinunciando a tutto il guadagno di cantiere e rendendo così il costo della ristrutturazione “compatibile” con quanto contiamo di incassare dallo spettacolo.

Francesco Ferrari e Renato Littera (Pentha Pharma Italia Srl e Hilton Pharma Spa) hanno capito il nostro scopo, apprezzato il nostro impegno sul territorio, e deciso di supportare economicamente lo spettacolo, per fare in modo che davvero tutto il ricavato possa essere utilizzato per i costi di ristrutturazione, coprendo il costo del Teatro, dei tecnici, e di tutti gli altri impegni che inevitabilmente gravano su uno spettacolo (a proposito: gli artisti e gli scenografi non sono stati da meno, rinunciando tutti al proprio compenso, in cambio di un simbolico rimborso spese che, credetemi, per oltre 8 mesi di prove è davvero poca cosa).

Oltre ai tre imprenditori citati, molti altri hanno fatto piccoli o grandi gesti, hanno in qualche modo “aiutato”. Alcuni per esempio hanno deciso di acquistare più biglietti del necessario, regalando quelli “in più” ad alcune associazioni di beneficienza affinché li utilizzassero per raccogliere fondi.

Infine Cassa Padana, che ha “regalato” al Comune di Ferrara una ulteriore rappresentazione dello spettacolo alle 11 (gli attori in gergo lo chiamano il “matiné”), che destineremo gratuitamente ai ragazzi delle scuole superiori della nostra città. Faremo vedere loro una storia d’amore difficile, in cui occorrerà prendere decisioni e compiere scelte difficili. Forse, se saremo bravi, oltre alle canzoni, alle coreografie, alla recitazione, questi ragazzi porteranno a casa un po’ di consapevolezza e qualche riflessione in più. Magari… Noi ci proveremo.

Con Cinque Pagine Bianche siamo riusciti ancora una volta a “fare rete”, a unire tante persone per ottenere tutti insieme un risultato che diversamente non avremmo potuto raggiungere, e che invece resterà a disposizione della nostra città.

E sinceramente, la cosa che più rende felici e orgogliosi è che non è stato poi così difficile, perché la nostra banca ha la reputazione di essere fatta di “persone per bene”. Tutti i progetti che realizziamo sono trasparenti. Ogni singolo euro che raccogliamo è puntualmente rendicontato e destinato al suo scopo. Tutto è visibile e controllabile. Tutto è sempre destinato al bene comune.

Così, quando cerchiamo “aiuto” per realizzare un progetto per la città, troviamo sempre più spesso persone che ci accompagnano volentieri e ci aiutano. E così anche i progetti più difficili, a volte, si realizzano.

 

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