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La Giornata Mondiale delle Città per la Vita/Città contro la Pena di Morte, che si tiene il 30 novembre di ogni anno lanciata dalla Comunità di Sant’Egidio, rappresenta la più grande mobilitazione contemporanea planetaria per indicare una forma più alta e civile di giustizia, capace di rinunciare definitivamente alla pena capitale.

In questo 30 novembre 2016 sono 70 le capitali del mondo che aderiscono all’iniziativa, sono 2154 le città di 97 paesi del mondo. Le città per la vita danno vita alla quindicesima edizione della Giornata Mondiale Città per la Vita, contro la pena di morte con mobilitazioni, marce, sit in, spettacoli, assemblee pubbliche, in scuole e università.

Nel 1998 La Comunità di Sant’Egidio ha promosso un Appello per una Moratoria Universale della pena di morte che ha raccolto oltre cinque milioni di firme in 153 paesi del mondo e ha creato un fronte morale, interreligioso e laico mondiale contro la pena di morte. L’appello è stato consegnato alle Nazioni Unite alla vigilia del voto della storica Risoluzione 62/149 dell’Assemblea Generale sul rifiuto della pena di morte come mezzo di giustizia (2007). La risoluzione per la moratoria universale che si vota ogni due anni in Assemblea Generale Onu vede una crescita dei voti favorevoli.pescasseroli-4

Anche l’ultima votazione del 21/11/2014 in Terza Commissione Onu ha dato un nuovo risultato positivo, i paesi che hanno votato contro la risoluzione di moratoria universale in sette anni sono passati da 52 a 36 (-30%), mentre i paesi favorevoli sono aumentati di 15 unità. In Africa sono oggi la metà i voti contrari (da 11 a 6 ) e in Asia, il continente dove sussiste il maggior numero di paesi retenzionisti, i contrari sono scesi da 25 a 18.

Nel 2002, la Comunità di Sant’Egidio ha lanciato la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty), il 30 novembre di quell’anno. La data è stata scelta, come è noto, perché ricorda la prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.

Dalla seconda metà degli anni novanta le tenebre dei bracci della morte e la battaglia contro la pena capitale sono diventati uno dei terreni di impegno globale della comunità di Sant’Egidio. Estrema sintesi delle violazioni dei diritti umani, la pena di morte rappresenta una forma di tortura, contraddice una visione riabilitativa della giustizia, abbassa l’intera società civile al livello di chi uccide, legittima la violenza al livello più alto e, spesso si fa strumento per colpire minoranze politiche, etniche o religiose.

Oggi, dopo anni di battaglie civili e di sforzi diplomatici a diversi livelli, sono oggi 140 i paesi abolizionisti di fatto o di diritto (97 per tutti i reati, 8 per i reati comuni e 35 sono abolizionisti de facto), mentre sono 58 i paesi che ancora mantengono la pena capitale. Anche se negli ultimi anni il numero di esecuzioni è lentamente diminuito sono ancora circa 20000 le persone su cui pesa una condanna a morte.

La Comunità di Sant’Egidio è entrata nei bracci della morte, attraverso la corrispondenza epistolare, iniziando con Dominique Green, un giovane afroamericano detenuto nel Texas, per poi raggiungere attraverso una rete di amici, oltre 1800 condannati a morte.

Ti ringrazio per avermi mandato dei libri. Ma quello per cui veramente ti ringrazio è di esserti calata in questo pozzo di tenebra senza sapere cosa potevi aspettarti e offrendomi la tua compassione. Questo mi dà speranza, perché mi dice che i sentimenti umani sono ancora vivi in questo mondo duro, duro che noi pur chiamiamo casa nostra”. (Dalla lettera di un condannato a morte, Ohio, US, 2008).