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Ogni madre lo sa. Ogni padre lo teme.

Cosa fanno, dove vanno, con chi escono i nostri figli adolescenti quando nottetempo non stanno a casa?

Molti vanno in discoteca. E noi lì sul divano ad aspettarne il ritorno. A non capire se abbiamo più paura delle droghe o delle strade. A tremare e a guardare le lancette dell’orologio con il tempo che non passa mai.

Appartengo a una generazione che ha visto morire, per droga, più di un amico. Ho pianto per loro.
Ma a nessuno di loro apparteneva la “cultura dello sballo”.

Perché i nostri adolescenti cercano lo “sballo”? Perché noi genitori, la scuola, la società non siamo in grado di trasmettere loro valori che vadano ben oltre una serata in discoteca?

Ecco, prima di ogni chiusura, prima di ogni gogna, forse dovremmo partire da qui. Dovremmo cercare risposte a queste domande.

Oppure dovremmo fare quello che proprio in queste ore sta facendo Gianpietro Ghidini, un imprenditore del settore fotovoltaico di Gavardo, nella bresciana Val Sabbia: battere una a una le spiagge e le discoteche dello sballo e parlare con i ragazzi.

Ghidini è un uomo che ha avuto la forza di trasformare il dolore più grande per un genitore, perdere un figlio, in una battaglia di civiltà. Contro la droga. Per i ragazzi.

Ha costituito la Fondazione Ema.Pesciolinorosso e si impegna perché altri adolescenti non si perdano nella droga.

Lasciami volareLa storia del Pesciolinorosso, che è anche un bel libro, Lasciami volare, è iniziata il 24 novembre del 2013. Il suo protagonista, un bel ragazzo dal sorriso aperto, Emanuele, aveva 16 anni ed era andato a una festa di compleanno con amici maggiorenni.

Ma qui giravano francobolli di Lsd. Emanuele ha provato ed è stato subito male. Si è fatto accompagnare a casa da un amico che, anziché suonare il campanello, gli ha suggerito un giro in paese. Sono passati vicino al fiume Chiese ed Emanuele si è buttato dentro. Ed è morto.

Quando si perde un figlio si rischia di impazzire. Così è successo a Ghidini che per sopravvivere ha fatto una solenne promessa al figlio che non c’era più: avrebbe dedicato la sua vita a tenere i giovani lontano dalla droga.

Fino al 31 agosto Gianpietro Ghidini e i volontari dell’associazione saranno proprio a Riccione per incontrare giovani e genitori.

Dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, lo scorso 19 luglio, e la decisione di lunedì 3 agosto di chiudere per 4 mesi il Cocoricò, Ghidini ha anche scritto una lunga lettera al Questore.

“I nostri giovani”, scrive Ghidini, “hanno secondo me bisogno di informazioni e di motivazioni. Con la Fondazione Pesciolinorosso ormai da più di un anno andiamo nelle scuole, nelle piazze, anche nelle discoteche siamo andati. A fare? A raccontare ai giovani il perché devono stare lontani dalle dipendenze, ma soprattutto perché devono amare se stessi e la vita.

Allora voglio farle una proposta sig. Questore: siccome durante tutto il mese di agosto sarò a Riccione per portare la mia testimonianza su molte spiagge ai giovani, perché non creiamo all’interno di ogni grande discoteca dei momenti (a metà nottata) in cui per 20 minuti si spegne la musica e qualcuno ricorda ai ragazzi i rischi dello sballo e la bellezza della vita.

Personalmente mi rendo disponibile ogni sera e sono certo che potremmo avere anche testimonianze “forti” di giovani e adulti che hanno esperienza e che mi affiancherebbero in questa missione.
Allora riapriamo il Cocoricò, facciamo questa prova.

Sarebbe anche una grande occasione per parlare a migliaia giovani contemporaneamente e dare messaggi positivi. Anche lei potrebbe venire a parlare ai giovani con me”.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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