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Incontriamo Felice Scalvini non tanto per le sue cariche presenti e passate a livello locale, nazionale o internazionale, ma in quanto “pensatore” e uomo che ha dimostrato di saper individuare in anticipo “piste nuove” su cui muoversi ed agire.

Nella situazione in cui ci troviamo oggi, appare evidente la necessità di cambiamento e innovazione. Quali sono i tratti di continuità e di diversità rispetto alla stagione che ha portato alla nascita delle cooperative sociali?
L’innovazione ha bisogno di circolazione di idee, di muoversi, andare a vedere, della condivisione di sperimentazioni, di contaminazioni che derivano dal lavorare insieme.

Oggi la circolazione delle idee e delle best pratices è molto più facile, sia nei territori che fra territori e a livello internazionale. Rispetto al passato però c’è meno propensione a lavorare insieme. Oltre vent’anni di “pensiero unico” liberista e una dissennata politica pubblica che ha eletto la competizione a valore assoluto, hanno lasciato il segno, anche perché il movimento cooperativo non ha fatto molto per reagire realmente.

Felice ScalviniC’è poi una complessità ulteriore rispetto al passato. L’innovazione avveniva da zero, non c’era niente. Oggi in molti casi sarebbe necessario smontare l’esistente e ricostruirlo su basi diverse, con tutta la difficoltà che implica il dover gestire contemporaneamente la delicata fase di traghettamento verso il nuovo.

Per quanto riguarda il welfare, la principale innovazione oggi è cambiare prospettiva.
Il welfare non è della pubblica amministrazione, ma di tutta la collettività e del territorio che nel suo complesso se ne fa carico.

Nel distretto di Brescia le imprese sociali che producono servizi di welfare per i cittadini della città fatturano 100 milioni (140 se consideriamo le badanti). Il bilancio del comune di Brescia è 22 milioni. Il welfare pubblico già di fatto è minoritario.

Ciò non significa da parte dell’ente pubblico rinunciare al suo ruolo essenziale e a perseguire l’equità. Significa indirizzare in modo efficace le risorse e mettere in moto processi di autogestione della comunità. Significa promuovere la collaborazione fra soggetti, invece di stimolare solo la competizione al ribasso sul prezzo.

Il pubblico finalizza in modo più efficace le risorse se c’è collaborazione nei territori. Se si risponde in modo corale.

E’ un bel cambio di paradigma rispetto all’esistente per la Pubblica amministrazione…
Sicuramente. Sottolineerei che è un bel cambiamento anche per i soggetti che si rapportano alla Pubblica amministrazione.

Welfare di comunità. Puoi definirlo in modo semplice e dire che valenza può avere per il futuro?
E’ un welfare costruito dal basso con la partecipazione di tutti i soggetti e che cerca di ottimizzare l’uso delle risorse a disposizione.L’alternativa è che il welfare si spacchi in due: uno per i ricchi e uno, residuale per prestazioni e qualità, per chi sta fuori.Welfare di comunità è un fattore di resistenza rispetto ai processi di polarizzazione e incremento delle disuguaglianze in corso nella società odierna.

Qual è il ruolo che può giocare una banca di credito cooperativo nei percorsi di welfare di comunità?
Vedrei soprattutto due ruoli:

– il primo, dotarsi della capacità di selezionare meglio i progetti dal punto di vista del merito del credito e attrezzarsi per accompagnarli nel tempo in modo più completo e articolato rispetto alla pura erogazione del finanziamento (ndr è un ragionamento trasversale che può valere non solo per le imprese sociali, ma per le imprese tout court);

– il secondo, diventare uno strumento di animazione nella comunità locale che promuove e fa girare nei territori innovazione e best pratices. Oggi, a mio modo di vedere, la più importante azione di mutualità esterna arricchire i territori importando e disseminando esempi positivi di innovazione.

Questa è una funzione alla quale dovrebbero applicarsi anche la pubblica amministrazione, ma rispetto all’ente pubblico una Bcc ha meno rigidità; è in grado di valutare meglio la sostenibilità di idee e progetti; è più a diretto contatto con gli operatori del territorio.

A livello di Unione Europea cresce la consapevolezza della funzione che può svolgere l’impresa sociale. Quali le linee per il futuro?
La nuova direttiva europea sugli appalti supera il totem della competizione e si apre ad una visione sociale dei rapporti, dove c’è una valutazione del valore – anche sociale e ambientale – complessivamente creato e non del puro prezzo più basso.Ciò crea le condizioni per nuove modalità delle politiche sociali e spazi di azione sempre più ampi per l’impresa sociale.

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