C’è un possibile filo sottile che lega Cristoforo Colombo con il bresciano. A quattrocento anni dalla nota impresa colombiana, un commerciante di Brescia presentava, nella città stessa del famoso navigatore, una fra le più significative e tipiche bevande in commercio, proprie di una esclusiva produzione, per un implicito brindisi commemorativo, elevato in omaggio, cioè, alla ricorrenza transoceanica, essendo che tale pubblico rivelarsi dell’Anesone Triduo, tratteggiato fra le cronache dell’epoca, avveniva in prossimità con il periodo stesso in cui, quattro secoli prima, il nuovo continente era stato raggiunto dall’ammiraglio genovese, nell’epico sforzo conclamato ed assecondato nello strenuo anelito di un superamento auspicato.

A margine dell’allora, ormai raggiunto, quattrocentesimo anniversario, intercorso dalla scoperta dell’America, Brescia pare avesse avuto lo smalto di un certo rilievo meritato, emergente da una specifica manifestazione che vi si esplicava in tal senso, in un chiaro modo corrispondente, anche per via di quanto il quotidiano “La Provincia di Brescia” aveva, fra l’altro, pubblicato secondo la curiosità di un dato aspetto saliente: “Un bresciano premiato a Genova. Apprendiamo con piacere che l’industrioso signor Vannoni Giovanni, negoziante di liquori fuori di Porta San Giovanni, è stato testè premiato con medaglia d’argento alla mostra italo-americana di Genova, dove aveva esposto l’Anesone Triduo, di sua fabbricazione. Al bravo industriale, le nostre congratulazioni”.

Tale notizia era, pure, una voce in capitolo per questo liquore, nel frattempo uscito di scena, e poi, a quanto pare, nuovamente riapparso, nella filiera commerciale osservata in una sua quota parte attuale, contraddistinto, al sapore, dall’aroma dell’anice stellato, unitamente, però, anche ad altre erbe aromatiche che ne delineano, insieme, il gusto ascrittogli nella sua pregiata specificità di distillato.

Analoga menzione, in quel consesso genovese, ispirato ad un abbraccio transoceanico, per celebrare l’evento, datato in una ascendenza ultra secolare, era già stata riportata dal medesimo quotidiano, qualche giorno prima, nell’edizione del 14 ottobre 1892: “Un bresciano che si fa onore. Apprendiamo con piacere che il nostro concittadino, signor Cristoforo Capitanio, è stato premiato con medaglia d’argento di primo grado all’esposizione Italo Americana di Genova. Ce ne congratuliamo sinceramente coll’egregio fotografo, che colla assidua, intelligente operosità, associata a uno spirito di continuo progresso onora l’arte e la sua provincia natale”.

Dalla tecnica fotografica, colta a disciplina di una utile capacità rimarchevole, il lascito di quei giorni recava l’istantanea recante lìimmagine di altri aspetti, connessi, fra le pagine dei giornali editati a Brescia, al divulgato corso in atto di vari appuntamenti colombiani, come, ad esempio, nella Andalusia, raggiunta dal quotidiano “La Sentinella Bresciana” con la sua edizione del 14 ottobre 1892: “(Agenzia Stefani) Le feste colombiane di Huelva. Huelva 12 – Il conte Maffei, ambasciatore italiano, ha presentato il contrammiraglio Accinni e gli stati maggiori della divisione navale italiana ed i delegati italiani alla Regina Reggente che, cortesissima con tutti, espresse il suo affetto per l’Italia. Huelva 12 – Iersera, al ricevimento dato dalla Regina Reggente in onore di Cristoforo Colombo, il conte Maffei le presentò Falcone e Cambiaso assessori del Comune di Genova, che offrirono la medaglia d’oro commemorativa il Centenario Colombiano. La Reggente si mostrò commossa del gentile pensiero e ringraziò Genova della festosa accoglienza che fece alle navi spagnole e per la sua partecipazione alle feste di Huelva. Successivamente, Maffei presentò alla Reggente, la rappresentanza della Società Geografica Italiana, il contrammiraglio Accinni e gli ufficiali italiani che ricevettero ieri le decorazioni del Governo Spagnolo. Huelva 13 – L’incrociatore Partenope, con a bordo, il contrammiraglio Accinni, il conte Maffei ed i rappresentanti del Municipio di Genova e della società geografica, mosse, alle ore 10 pomeridiane verso La Rabida. Il tempo era coperto. Dopo la funzione religiosa nel tempio di La Rabida fu inaugurato il monumento a Cristoforo Colombo. Folla grande”.

L’iniziativa di un monumento, dedicato allo storico protagonista della ricorrenza celebrata in quel tempo, era rimbalzata anche dall’America, in relazione ad un simile manufatto onorifico inaugurato, invece, a New York, mediante il finanziamento dell’opera da parte degli emigranti italiani espatriati in quel continente che, in un certo modo effettivo, era stato raggiunto, anni ed anni prima, da un loro connazionale, mentre ancora di più, in una calzante attinenza fra la città marittima di lui ed i bresciani, era ancora la stessa stampa locale a documentare una cospicua trasferta di numerosi lavoratori da Brescia, a Genova, in quello stesso periodo, colto in occasione di una sorta di gemellaggio con la “confederazione operaia” del posto, tra i quali particolari, legati a tale trasferta spinta innanzi agli orizzonti solcati dai marinai, “La Provincia di Brescia” dell’11 ottobre 1892, scriveva, fra l’altro, che “(…) Alla testa il gonfalone della confederazione con a fianco, al posto, cosiddetto d’onore, le Associazioni bresciane; dietro seguivano le altre 100 bandiere, una decina di musiche e due carri tirati da sei cavalli: ricco quello dell’arte della stampa sul quale, una macchina rotativa stampava l’inno del lavoro e l’altro allegorico figurante, in una formosissima donna, Genova che incoronava Colombo. Gli operai che componevano il corteo di potevano calcolare a diecimila (…)”.

Non mancava di incoronare, il contesto del quarto secolo connesso al periodo allora vissuto in ricordo dell’impresa colombiana, anche un approfondimento legato al personaggio, mediante la contemporaneità di uno sviluppo riferito ad una notizia del momento, come il medesimo quotidiano bresciano contestualizzava nella disamina di un tal argomento “La vendita delle ceneri di Colombo? Un dispaccio di Washington, riprodotto dai giornali anglo-francesi, afferma che Heureaux, presidente della Repubblica di Santo Domingo, avrebbe offerto al Governo degli Stati Uniti di vendergli per la somma di 100000 dollari (mezzo milione di franchi) le ceneri di Cristoforo Colombo. Queste ceneri che erano state, dapprima, sepolte a Valladolid, poscia a Siviglia, erano state trasportate nel 1536 a Santo Domingo. Nel 1796 ebbe luogo il trasferimento nella Cattedrale dell’Avana, ma parecchi scrittori sostennero che vi fu errore e sotterfuglio cosicchè fu la salma di Diego Colombo, figlio di Cristoforo, quella che fu trasportata a Cuba. Benchè la cosa non sia ancora mai stata seriamente dimostrata, Santo Domingo pretende, a torto a a ragione, di possedere i preziosi resti che furono oggetto dello stupefacente affare attribuito oggi al presidente Haureaux”.

Dalle sue presunte ceneri, fino, invece, ad un profilo personale che lo aveva caratterizzato in vita, la figura del navigatore genovese acquisiva un altro ed ulteriore genere di importanza per via di quanto, ai lettori bresciani, ancora il giornale “La Provincia di Brescia”, ma non del 15 ottobre 1892 da dove è stata tratta la notizia di prima, bensì della stampa di anni più in là, ovvero del 2 agosto 1899, metteva in prima pagina, esordendo con l’interrogativo, testualmente scritto, di “Cristoforo Colombo era un degenerato?”.

L’ispirazione per questa domanda, era una singolare attenzione rivolta all’ammiraglio dal medico criminologo Cesare Lombroso (1835 – 1909) il quale “persistendo nella sua teoria iconoclasta, così vigorosamente impugnata da Giovanni Bovio, nella sua ultima splendida opera “Il Genio”, arriva alla conclusione che lo scopritore dell’America possedeva tutte le caratteristiche della degenerazione. Il Lombroso passa in rivista i segni antropologici (sviluppo della mascella, mancanza di barba, fronte fuggente, ecc…) e continua con la grafologia. Nella calligrafia di Colombo si possono differenziare due tipi assolutamente distinti e differenti dallo stile dell’epoca. La sua scrittura rivela uno spirito perturbato; manifesta direzioni contradditorie. A volte è inchinato a destra; a volte è diritto e talora piega a sinistra. L’insieme è pieno di fioriture enormi che contrastano enormemente con la semplicità grafica dell’epoca. Conviene notare, pure, la ripetizione delle stesse lettere e delle stesse frasi. Egli era crudele, furbo, mentitore. Infine, la follia ambiziosa e religiosa ispirò così violentemente quest’uomo nella sua virilità che fece di lui, sino a quel punto inferiore, alla media, per l’energia, la cultura e l’intelligenza, un uomo capace di compiere un’opera di genio e lo guidò al punto a cui il più gran genio della sua epoca avrebbe potuto difficilmente pretendere (…)”.