Brescia – Un libro che, della tolleranza, ne focalizza la rilevanza, attraverso una trattazione analitica nella quale assurge ad argomento di esclusiva sostanza, è disponibile per un’interessante lettura ispirata al metodo filosofico che ne argomenta i vari aspetti in una progressiva alternanza.

Per la pluritematica collana editoriale “Granelli”, ideata da Eugenio Massetti, “La Compagnia della Stampa” conferma la pratica edizione tascabile che ne enumera l’uscita della sua dodicesima pubblicazione, realizzata con il titolo “Sui diversi modi di intendere e vivere la tolleranza”, secondo le considerazioni espresse sul tema da parte di Bernhard Casper, professore emerito di Filosofia della religione all’Università di Freiburg im Breisgau.

Circa una sessantina di pagine sono protese a cercare di offrire una risposta all’interrogativo suscitato dalla riflessione di come, nella società, sia meglio fattibile tentare di procedere verso un futuro comune, nel contesto della somma dei pensieri con i quali l’autore ha pubblicamente condiviso questa peculiare ricerca speculativa, nell’ambito di uno fra i partecipati incontri dell’annuale manifestazione denominata “Filosofi lungo l’Oglio”, come realtà d’aggregazione culturale evidenziata, tra l’altro, sulla copertina della pubblicazione ed attestata pure nelle pagine introduttive, affidate allo scritto di Francesca Nodari, presidente dell’omonimo sodalizio organizzatore dell’accennata manifestazione.

Come si possono rapportare, fra loro, certi elementi, riconducibili ad altrettante particolarità intrinseche, con l’insieme delle prerogative invece afferenti alla più generale portata, ricorrente nello spettro plurale dell’universalità incombente, è materia d’indagine caratterizzata da quegli estremi entro i quali, nell’epoca dell’illuminismo, questa riflessione era già stata particolarmente affrontata nell’ideale di una promozione sociale rinnovata, rivelandosi però tuttora riattualizzata, contestualmente alle caratteristiche del tempo con le quali risulta rapportata e confermata.

Conseguentemente al ravvisato riconoscimento del significato etico e morale della tolleranza, il passo che ne coglie l’innesto della sua stessa valenza connotativa nella società, alla quale riversa la propria attinenza argomentativa, riguarda il modo attraverso cui se ne concretizza il suo corrispondente contenuto valoriale, conteso da una sorta di ambivalente tensione disputata fra “un noi”, in contrasto con “un voi”, sullo sfondo di un tipo di tolleranza che potrebbe rivelarsi anche solo formale, nel caso che ad essa mancasse un autentico rapporto di fiducia intercorrente fra gli uni e gli altri.

In questo contesto, la sua applicazione si strutturebbe appiattita su un semplice rispetto delle leggi, per cui una diversa risoluzione propositiva che ne qualifica invece l’originaria vocazione elettiva è nella scelta adottata a favore di una tolleranza fiduciosa, ispirata alla fecondità di una persuasa svolta coscienziosa, interpretata in una sollecitudine generosa ed orientata a quella trascendente immanenza germinativa che concorre a renderla fruttuosa.

Praticare la tolleranza attinge dal senso intellegibile della considerazione percepita verso il prossimo che è inscindibile dal rispetto rivolto alla propria persona, in quanto, chi la esercita vi sperimenta, a favore di colui verso cui la pratica, una dimensione proporzionata in una sorta di “lui stesso nella dignità del suo essere un sé”, dal momento che ogni appartenente al consorzio umano è rappresentativo tanto di sé stesso quanto del proprio intero genere d’appartenenza.

Secondo l’autore, la difficoltà che la tolleranza incontra sul piano pratico è “nel conflitto del “noi” con il “voi” che, nel suo autocompimento collettivo intenzionale, sembra presentarsi come un essere l’uno con l’altro infinito e sufficiente a se stesso, assolutamente autarchico e non bisognoso di un altro o di un fuori”, denotandosi anche nella “totalità priva di trascendenza”, percepibile in contesti dove pare “assente un senso di infinito”, in relazione all’esistenza stessa che è consumata nell’inconsapevolezza della sua mera finitezza.

E’ questo un aspetto che Bernhard Casper accosta alla figurazione zoomorfa tratta dalla citazione biblica emergente dal passo del profeta Isaia (66,24), per quanto riguarda l’espressione enunciata nell’evocazione di quanto tutto ciò sia pure concettualmente rappresentativo del “verme in loro, che non muore”, sottolineando, fra le pagine del libro “Sui diversi modi di intendere e di vivere la tolleranza”, che “chi volesse liberarsi dalla totalità di questo inferno, dato dal fatto che ci sono gli altri che, in una totalità finita, vogliono essere ciascuno dominatore assoluto, può farlo soltando annientando la totalità dell’essere così rappresentato”, in quanto trattasi di “una comprensione priva di trascendenza della realtà, in cui ciascuno è condannato, in quanto monade senza finestre che vuole affermarsi come totalità”.

A scanso di tale problematicità, una via percorribile è promossa in questo saggio dall’esortazione che l’autore propone nella valenza di una “conversione alla tolleranza fiduciosa”, aderente al pensiero di sant’Agostino in cui questa attribuzione si manifesta “nell’intenzionalità dell’affidarsi di una fiducia scettica nei confronti di se stessi”.

Da questa critica concezione si articola anche la matrice della tolleranza, comunemente intesa, ispirata a quel verbo “tollerare” che accompagna il monito di san Paolo del “sopportatevi gli uni, gli altri, amandovi a vicenda”, accolto nel significato del “sopportatevi in modo da lasciarvi determinare, in questo accadimento, dall’amore senza limiti di Dio in Cristo”.

La tolleranza, come “accadimento temporale, nel rapporto di noi stessi in rapporto agli altri uomini, in quanto loro stessi” avviene nella progressione incalzante del tempo in cui, fra l’altro, si profila l’opportunità di una “fedeltà attiva alla propria missione e quindi una costante apertura verso l’altro”, fondandosi “in ultima analisi sul fatto che Dio ci sopporta”.

In questo dispiegamento di esistenze, frammiste alle corrispondenti stagioni del combattuto corso a cui sono rispettivamente destinate nelle loro evoluzioni terrestri, la tolleranza è concetto implicito a quella silente coesistenza che nel creato include la visione ispirata alla pagina evangelica esplicitante il “campo in cui crescono grano e zizzania. Fino all’ultimo giorno bisogna sopportare che crescano insieme, perché nessuno sa, fino al giorno del tempo messianico, quello che alla luce di questo giorno sarà definitivamente grano e quel che sarà zizzania”.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.